Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiLe responsabilità dei Sixers nel caso Ben Simmons

Le responsabilità dei Sixers nel caso Ben Simmons

di Giacomo Brogi
ben simmons

La stagione in corso sarà una delle più complicate da gestire in casa Philadelphia 76ers. Tutto è partito lo scorso giugno quando, dopo la clamorosa eliminazione in semifinale di Conference contro gli Atlanta Hawks, improvvisamente a Philadelphia si è scatenata una tempesta senza fine.

La squadra ad oggi non è stata minimamente in grado di far fronte a tutto ciò e di reagire, e questo sorprende non poco, visto che il presidente risponde al nome di un certo Daryl Morey. La situazione si è parzialmente alleviata grazie alla buona regular season che la squadra sta disputando, oltretutto senza Ben Simmons e per il momento anche senza Joel Embiid, positivo al Covid. Si è scoperta in Tyrese Maxey quella che potrebbe essere la futura point guard titolare della squadra (e, a giudicare dalle ultime prestazioni, il futuro può diventare davvero roseo) e in Matisse Thybulle e soprattutto in Seth Curry due meravigliosi secondi violini. Tuttavia, se non si vogliono buttare all’aria i sacrifici fatti negli ultimi anni, è necessario riuscire a far incastrare quell’ultimo tassello mancante, che può portare Phila dall’essere al massimo una squadra da secondo turno nei playoffs a vera contender.

Se guardiamo il roster a disposizione, notiamo che sostanzialmente è rimasto lo stesso dello scorso anno, eccezion fatta per l’addio di Dwight Howard e gli arrivi di Georges Niang e Andre Drummond. Il primo, proveniente dai Jazz, è un tiratore di razza e un giocatore sempre efficiente in uscita dalla panchina. Si aggiunge a una rotazione molto ampia in cui però, anche grazie ai tanti infortuni, si è già ritagliato un suo fondamentale spazio. Sul secondo le perplessità sono tante, in primis perché è reduce da un’annata a dir poco oscena, (lui stesso ha definito pessima la sua avventura ai Lakers e ritenuto necessaria la scelta di lasciare dopo appena 5 mesi) e poi soprattutto per il ruolo di vice-Embiid che sarà costretto a ricoprire. I due, come ben noto, non si sono mai amati e hanno avuto diversi momenti di tensione. Sarà quindi tutto fuorché facile gestire la reciproca convivenza. Tuttavia Andre, anche grazie alla prolungata assenza del lungo camerunense, ha dimostrato di non aver perso le sue principali doti di gioco, e in queste prime partite di regular season si è reso protagonista di ottime prestazioni, confermandosi come uno dei migliori rimbalzisti NBA (come vediamo nel tweet, nelle ultime 4 partite Drummond ha una media di 18.3 rimbalzi) e un ottimo attaccante spalle a canestro.  Ha ritrovato anche la passione delle stoppate, che nell’ ultimo anno e mezzo aveva progressivamente attenuato.

Ma tralasciando ciò, se all’inizio della stagione 2020\21 il process in casa Sixers era arrivato al suo massimo, e si era considerata Philadelphia come una delle massime favorite al titolo, adesso tutto l’entusiasmo sembra essersi magicamente dissolto. La città sembra essere rimasta profondamente delusa dalle scelte societarie, in particolare per quanto riguarda le mosse di mercato. Perché, se come detto, la squadra è rimasta sostanzialmente invariata, c’è quindi sempre da gestire la grana Ben Simmons

Eh si, perché il vero problema risponde proprio al suo nome. Non sono d’accordo con l’analisi che tutti i media stanno facendo sulla situazione, dipingendo l’australiano come unico colpevole. Senza dubbio le sue prestazioni negli ultimi playoffs sono state davvero scadenti e fidatevi, faceva male anche solo guardarlo in TV. Perché quando un giocatore perde completamente fiducia in sé stesso e viene isolato da tutta la squadra, è evidente che c’è qualcosa che non va. Ma tutto ciò non può ricadere solamente sulle sue spalle. Doc Rivers infatti, da quando è arrivato in Pennsylvania, non è mai riuscito a farlo sentire parte del suo stile di gioco offensivo e spettacolare, facendo apparire il povero Ben davvero un pesce fuor d’acqua e, dopo l’eliminazione ai playoffs, rilasciando insieme a Embiid pesanti dichiarazioni sul suo conto. Non è questo quello che deve fare un allenatore. Poi certo, che Simmons non sappia tirare e guidare stabilmente un attacco in transizione è ben noto, ma non ci si può dimenticare che è comunque a mio avviso il miglior difensore della lega e uno dei migliori assist-man, oltre che una prima scelta assoluta, su cui i Sixers hanno sempre deciso di fare affidamento. Dopo il burrascoso allontanamento adesso è doveroso che entrambe le parti trovino una soluzione per il proprio futuro.

Perché si, il mercato NBA è di nuovo entrato nel vivo su questo fronte. Simmons non può naturalmente restare a Philadelphia e ha bisogno di una piazza senza troppe ambizioni dalla quale possa iniziare a rilanciarsi. Daryl Morey sta osservando attentamente il da farsi, sapendo bene che al posto dell’australiano, che occupa uno dei contratti più pesanti in squadra (quest’anno percepirà oltre 33 milioni di dollari), arriverà un giocatore con uno stipendio altrettanto pesante, ma decisivo per poter far tornare la franchigia a livelli di prim’ordine. La scelta che viene naturale fare è quella di mandare Simmons a Portland in cambio di un Damian Lillard che non pare del tutto soddisfatto di essere rimasto in Oregon, e a caccia di un anello che Rip City non potrà mai regalargli. Ma naturalmente dalla dirigenza Blazers si sono alzate subito le barricate.

Negli ultimi giorni tuttavia si è parlato di un possibile interessamento dei Sixers per Jerami Grant, Cade Cunningham e addirittura per James Harden. Ma se gli ultimi due a mio avviso non si muoveranno dalle rispettive squadre, che infatti non ne vogliono al momento sentir parlare, per l’ex Thunder e Nuggets Grant si erano fatte sempre più insistenti le voci di un probabile ritorno in Pennsylvania, dove ha iniziato la carriera. Grant è chiuso nel vuoto più totale a Detroit, in una squadra che ha appena iniziato a ricostruire e senza alcuna ambizione. Tuttavia, secondo Kyle Neubeck di The Philly Voice, i Sixers non sembrano realmente interessati a lui, e avanzano molti dubbi. In primis perché hanno già in Tobias Harris un giocatore molto simile a Grant, e poi per il contratto da lui percepito e non facilmente scambiabile in futuro. Ultimo ma non per ultimo la considerazione per cui la dirigenza non considererebbe il giocatore dei Pistons abbastanza per sostituire un pilastro come Simmons. Scelta più che condivisibile. Jerami è sempre stato un giocatore sicuramente talentuoso, ma non in grado di supportare efficacemente la squadra o di spostare da solo gli equilibri di una partita. 

Dunque la fatidica data della trade deadline si avvicina e per il momento la situazione sembra essere tornata al punto di partenza. I Sixers devono decidere il prima possibile, e provare a risolvere una situazione sempre più complessa e che rischia in futuro di compromettersi sul serio anche sulle dinamiche di squadra. Tuttavia da uno come Daryl Morey ci si può aspettare di tutto, e secondo me ci regalerà una bella sorpresa. Quello che tuttavia è certo e che dispiace è come i Sixers non siano riusciti a valorizzare e a inserire nelle dinamiche di squadra un giocatore come Simmons, decidendo di puntare tutto su Joel Embiid e far ricoprire all’australiano il ruolo di secondo, che non è abituato a ricoprire.  Per rilanciarsi a Ben serve una franchigia che gli possa regalare un ruolo da protagonista, ed ecco perché a Portland, che viaggia da anni con i soliti problemi difensivi, potrebbe davvero risultare utile. Ma al di là di queste ipotesi, adesso la palla è tutte nelle mani della dirigenza Sixers, a cui toccherà decidere in fretta per cercare di risanare al più presto una delle situazioni più complesse nella storia della franchigia.

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