Sembra quasi assurdo che, la squadra più vincente (insieme agli Spurs) dell’ultimo decennio, i Los Angeles Lakers, sia diventata, in un paio di stagioni una delle ultime forze ad Ovest, davanti solo ai Minnesota Timberwolves, con FA scelti a caso ed allenatori che di certo non aiutano la franchigia a tornare a “combattere” per le posizioni che contano ad ovest.
La situazione è iniziata a degenerare un paio di anni fa, quando la dirigenza ha deciso di assemblare quella che, sulla carta, era una squadra che avrebbe dovuto lottare per il titolo, con Kobe, Steve Nash, Pau Gasol e Superman Howard. Ma, per una serie di cause, tra cui il gravissimo infortunio di Kobe, la squadra è uscita al primo turno dei playoffs per mano degli inossidabili Spurs.
Giunta la Free-agency, ad LA erano convintissimi che DH12 sarebbe rimasto in giallo-viola, nonostante le tensioni con Kobe. Behnon è andata proprio così: Howard ha firmato per i Rockets, Metta è stato “amnistiato” e la schiena di Nash ha ceduto nuovamente, lasciando così i Lakers sostanzialmente in mano al povero Gasol. Al rientro di Kobe la situazione sembrava capovolgersi, ma la franchigia ha subito un altro colpo fortissimo, ovvero la morte improvvisa dello storico proprietario della franchigia, Jerry Buss. Di li in poi, la situazione è completamente sfuggita di mano; i figli di Jerry, che hanno ereditato il comando della franchigia, non riescono ad azzeccare una singola decisione che permetta alla franchigia di migliorare.
Ma veniamo alla scorsa estate. Al draft i Lakers ottengono la settima scelta e la investono in Julius Randle, ala dal potenziale offensivo elevatissimo in uscita da Kentuky. Randle firma quello che in gergo si chiama rookie contract, ovvero un contratto da due anni più altri tre ( i successivi due anni sono una team option più la qualifying offer per l’ultimo anno) per la cifra di 6 mln circa.
Giunta la free agency i Lakers entrano nella corsa per Carmelo Anthony e LeBron James, ricevendo due “no grazie” dai diretti interessati. Allora Kupchak decide di investire le risorse dei Lakers in altri free agent presi apparentemente senza logica: firma Carlos Boozer appena “amnistiato” dai Bulls offrendogli un contratto da 3,250 mln di dollari per un annuale, ottiene tramite sign-and-trade Jeremy Lin da Houston in cambio di una seconda scelta (15 mln di $ circa)e firmato Ed Davis (annuale da 1 mln circa più player option per il secondo).
Oltre ai nuovi aggiunti in casa Lakers c’è stato qualche addio: il più sofferto è stato quello di Pau Gasol, che ha firmato per i Bulls; hanno lasciato I Lakers anche Kaman, Farmar, Meeks e Marshall, rispettivamente per accasarsi ai Blazers, Clippers, Pistons e Bucks. In campo rinnovi, i Lakers hanno rinnovato i contratti di Kobe (48 mln in due anni divisi equamente) Nick Young ( 16 mln in 3 anni più una player option per il quarto di circa 6 mln), Xavier Henry (1 mln per una stagione ma il giocatore è stato tagliato a gennaio), Jordan Hill (rinnovo annuale a 9 mln più team option di 9 mln per il secondo anno).
Dopo una movimentata estate si giunge finalmente ai blocchi di partenza della nuova stagione, a cui però non parteciperà Nash, fermato (questa volta credo definitivamente) dall’ennesimo infortunio al nervo sciatico che lo tormenta da anni. Il forfait di Nash non stravolge solamente i piani tecnici dei Lakers, ma anche quelli economici perché il canadese è nell’ultimo anno del suo contratto da 20 mln per due stagioni divisi equamente. Dopo l’intoppo Nash i Lakers perdono anche la loro giovane promessa Randle, che nell’ opening night si rompe la gamba, azzoppando definitivamente la già complicata stagione dei Giallo-viola. Passano i mesi e si arriva a gennaio con le idee sempre più confuse ed un record che non fa ben sperare i tifosi (10/22 all’inizio del nuovo anno). Viene firmato Black a discapito di Henry ( che aveva rinnovato il contratto nella free agency). A complicare l’assunto ci ha pensato l’ennesimo grave infortunio per Kobe ( rottura della cuffia dei rotatori della spalla destra) che lo terrà lontano dal parquet per il resto della stagione, lasciando l’attacco dei Lakers sostanzialmente in mano a Swaggy P.
Questo il quadro in cassa Lakers: in sostanza, Los Angeles si ritrova costretta a proseguire la terza stagione senza poter giungere alla post season, modificando i loro piani e proiettandoli alla prossima stagione col ritorno di Kobe , di Randle, con l’arrivo di una scelta alta al draft (in caso la lottery regali una scelta inferiore alla sesta), e con una montagna di soldi da spendere nella prossima free-agency.
Fonte dati: http://hoopshype.com/salaries/la_lakers.htm.
La situazione appare piuttosto chiara e delineata: il prossimo anno Kobe, Nick Young, Randle e Kelly avranno un contratto garantito, mentre Jordan Hill, Robert Sare, Jordan Clarkson potrebbero rifirmare su cifre già stabilite con la team option, mentre Ed Davis potrebbe usufruire della player option. Il monte stipendi calerà dai 77 milioni e rotti di questa stagione a solo 36, con un grande spazio da poter sfruttare per la free agency.
Obietti free agency:
L’obbiettivo dichiarato è quello di prendere una point-guard dal potenziale da all-star: Dragic ( anche se c’è la forte concorrenza dei Knicks) o Rondo (che negli ultimi anni ha sempre resistito al corteggiamento spudorato di Kobe). Altri nomi in prospettiva possono essere quelli di Marc Gasol e di Paul Millsap, anche se gran parte del futuro dei Lakers si giocherà nel 2016 con l’entrata in vigore del nuovo contratto televisivo che andrà a trasformare anche il salary cap e con una delle più intriganti free agnecy degli ultimi anni (KD e LBJ su tutti).
Per NBA Passion,
Alessandro Maritato


