Continuare a credere in un progetto che ha richiesto anni per dare qualche risultato, o ripartire da zero per l’ennesima volta?
Questo è il bivio di fronte al quale si trovano i Los Angeles Clippers, che in questa postseason erano chiamati a dare prova di essere davvero una contender; ma Portland non ha fatto sconti dopo aver visto cadere prima Griffin e poi Paul, ed è stato impossibile vederli finalmente alle Finali di conference.
I Clippers erano chiamati alla prova del 9. Si pensava che mancassero esperienza e sangue freddo per gestire i momenti più delicati, e dopo qualche chiamata di Doc Rivers è tornato alla sua corte Paul Pierce. Mancava una panchina in grado di portare punti rapidamente, e sono arrivati due talenti come Josh Smith e Lance Stephenson da affiancare al 3 volte Sixth Man of the Year Jamal Crawford.
Le aspettative erano molto alte, ma CP3 e compagni hanno pagato ancora dazio come figli di un dio angelino minore. Durante una famigerata e poco chiara cena, Blake Griffin colpisce un membro dello staff e si rompe la mano. La squadra reagisce, e non si fa influenzare dalla faida tra Smith, Stephenson e Rivers: perchè l’ex Rockets e Lance-a-lot non accettavano di dover ricoprire un ruolo secondario in una squadra che i suoi Big 3 li aveva già, finendo ai margini della rotazione. Nessun problema, emerge la classe operaia con Mbah a Moute e Aldrich, mentre Paul trascina verso strisce di vittorie abbastanza convincenti. Sembrano pronti ad esplodere, nonostante gli ineluttabili problemi dalla lunetta di Jordan e le condizioni fisiche del 32, ma dopo il 2-0 allo Staples contro la banda di Lillard, accade l’irreparabile.
Premere il tasto reset o continuare, si diceva. Cedere Paul e Griffin significherebbe tornare all’inferno, e peraltro sarebbe difficile trovare buone offerte per i padroni di ‘Lob City’ dato che l’anno prossimo entrambi andranno in scadenza. Ma anche di fronte ad uno scambio equo, troppe squadre sono già in fase avanzata con la progettazione del futuro, anche guardando a chi non è arrivato ai Playoffs come Denver e Utah. Probabilmente le chiavi della LA rossoblu rimarranno in mano al 31enne playmaker da Winston-Salem. Quest’estate dovrebbe essere abbastanza semplice non abbassare il livello della panchina, grazie ai Bird Rights. Jeff Green e Crawford andranno in scadenza, e l’obiettivo è rifirmarli a cifre congrue superando il salary cap; senza comunque esagerare, per non essere gravati dai loro contratti tra due anni in caso di stravolgimenti. Sarà comunque importante tenerli vista la carestia di scelte che deve affrontare il front office e considerato il poco spazio salariale.
Per queste ragioni il Draft sarà fondamentale per allungare la rotazione a disposizione del Doc: l’obiettivo è pescare bene come hanno fatto Miami e Toronto scoprendo Richardson e Powell. Entrare rapidamente negli schemi di una contender non è una missione semplice, a questo proposito potrebbe tornare utile per i Clippers entrare in D-League: sono una delle poche squadre a non avere ancora una formazione satellite.
La mossa più semplice per fare l’ultimo step sarebbe firmare un’ala atletica e con tanti punti nelle mani, ma pur ricavando soldi nel caso in cui non esercitino l’opzione i vari Rivers, Aldrich o Wesley Johnson i Velieri avrebbero meno da offrire rispetto a tante altre franchigie. Un peso specifico maggiore potrebbe averlo il ritiro di ‘The Truth’, ma i top resterebbero comunque lontani.
Considerando la rivoluzione che stanno programmando i Lakers, l’estate angelina sarà più calda del solito. Ma Dave Wohl (gm dei Clippers) sa che alla sua squadra non manca poi così tanto per giocarsi una finale: ci riusciranno la prossima stagione?

