Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiTrade NBA e firme durante la free agency: che impatto hanno avuto i nuovi?

Trade NBA e firme durante la free agency: che impatto hanno avuto i nuovi?

di Luca Ballabio
trade NBA

Durante la scorsa estate, come avviene durante ogni finestra di mercato, abbiamo assistito a un gran numero di trade NBA, nuovi prospetti arrivati dal draft e nuove firme durante la free agency: c’è chi ha deciso di fare solo qualche ritocco, chi ha investito nelle superstar e chi ha ha scambiato i migliori talenti per ricostruire da zero. E’ stata sicuramente una delle estati più calde per quanto riguarda i movimenti delle superstar: Carmelo Anthony e Paul George sono finiti a Oklahoma, Chris Paul ha raggiunto il Barba a Houston, e ancora Kyrie Irving ha deciso di abbandonare la corte del Re, alla ricerca della gloria personale a Boston. Queste sono state le firme più eclatanti, andiamo a vedere come si stanno comportando alcuni dei giocatori più importanti che si sono mossi in estate e cosa possono portare ancora in dote alla nuova franchigia.

Abbiamo escluso Chris Paul ovviamente per il fatto che ha disputato una sola gara contro i Warriors prima del rientro di ieri notte contro i Suns. Potrà dare veramente grande carisma ed esperienza ad una squadra che vuole migliorare. D’Antoni lo userà alternandolo anche ad Harden per far giare sempre a perfezione l’attacco…

 

RUDY GAY

Gay è un giocatore di grande esperienza e talento, San Antonio ha voluto puntare su di lui durante il periodo di assenza di Leonard e per dare maggior profondità e qualità alla panchina nel momento del ritorno di Kawhi. L’unico problema del nativo di Baltimora sono gli infortuni, che hanno compromesso una carriera da protagonista. L’ala piccola di San Antonio ha messo a referto nella passata stagione 11.8 punti, 4.9 rimbalzi e 2 assist di media, tirando con il 45% dal campo. Il veterano è determinato a vincere il titolo e si sposa molto bene con quello che è il sistema Spurs, vedremo se riuscirà a mantenere una certa continuità, mancata troppo spesso nella sua carriera a causa dei numerosi infortuni.

La sua importanza? Troppo spesso gli Spurs nella passata stagione hanno faticato a trovare punti. Con l’ex Kings in uscita dalla panchina quando Leonard sarà recuperato, potrà essere un vero fattore.

 

DWIGHT HOWARD

Dwight Howard.

Fino a qualche anno fa sembrava dovesse essere una delle star principali della NBA, un centro possente e atletico che però si è rivelato spesso non all’altezza delle aspettative. I numeri sono dalla sua parte, ma dopo la sua esperienza ai Lakers, in cui gli era stato chiesto il salto di qualità definitivo, Superman non ha più trovato quella continuità che lo aveva caratterizzato ad Orlando. Howard infatti nelle ultime stagione è passato da una squadra all’altra, portandosi dietro dei contratti pesantissimi. Dopo l’ennesima stagione sotto le aspettative Atlanta ha deciso di scaricarlo e Dwight si è ritrovato a giocare per Charlotte.

Durante questo primo scorcio di stagione il centro sembra essersi ambientato bene, entrando subito in sintonia con Kemba Walker, superstar della franchigia. Anche se Charlotte non sta impressionando, sta comunque esprimendo un buon gioco viaggiando a 14.4 punti e 13 rimbalzi di media. Sicuramente è uno dei rimpianti maggiori per l’NBA, ma ora come ora non può che risalire magari dopo i tempi bui. Alla corte di Jordan cosa può portare? Esperienza sicuramente, peso sotto canestro che potrà essere utile durante i playoffs come la sua difesa ed i tanti rimbalzi raccolti.

 

RICKY RUBIO

Ormai anche lui ha raggiunto la sua piena maturità nella lega. Lo spagnolo sembrava essere destinato a grandi cose, ma come Rudy Gay, è stato più volte messo in ginocchio dagli infortuni. Ha espresso un gran gioco a Minnesota con una mancanza principale. Il tiro. Ora è in cerca di continuità con gli Utah Jazz. Per ora sta lavorando molto bene e pare essere determinato a riscattarsi.

Infatti sembra più aggressivo sia offensivamente che difensivamente. Utah è una squadra di sistema e un playmaker del suo calibro può fare molto bene, deve concentrasi sul fisico e cercare di mantenere una buona forma, perché le qualità per far bene le ha tutte benché lo abbia dimostrato solo a tratti. Non a caso Hayward è stato tentato di rifirmare con la franchigia di Salt Lake City anche per la sua presenza, finalmente un play ai Jazz secondo Gordon…

 

JIMMY BUTLER

Jimmy Butler

Jimmy Butler.

Butler è sicuramente una delle pedine più importanti che si sono mosse quest’estate, Jimmy infatti era considerato l‘uomo franchigia nei  Bulls, ma era giunto il momento di cambiare qualcosa a Chicago, così si sono privati del loro giocatore più forte. Passando a Minnesota Butler ha ritrovato l’ex coach Tom Thibodeau e ha trovato dei giovani talenti pronti ad esplodere definitivamente come Karl-Anthony Towns, Andrew Wiggins. Con questo innesto, Jeff Teague, Taj Gibson e Jamal Crawford, Minnesota ha messo su un’ottima squadra, che ha iniziato la stagione nel migliore dei modi,  ritrovandosi inaspettatamente al quarto posto nella Western Conference dopo 13 gare disputate. Il 3 volte All-star porta sicuramente un gran capitale offensivo e difensivo, nonostante l’inizio di stagione un po’ a rilento. Ai giovani lupetti serve solo tempo per trovare l’alchimia di squadra che ancora manca, ma con la giusta dose di determinazione potranno ambire molto presto a grandi successi.

Cosa può portare Jimmy Butler ancora ai Wolves? Punti, punti ed ancora punti. E difesa. E’ questo quello che gli è mancato fino ad ora. Il suo carisma era noto a Chicago, ora dovrà convivere in una situazione non facile in cui avrà meno tiri a disposizione e meno il ruolo di leader.

 

CARMELO ANTHONY E PAUL GEORGE

Dopo le batoste, parlando di mercato, subite negli scorsi anni, perdendo prima James Harden, poi  Serge Ibaka ed in fine Kevin Durant, Oklahoma ha deciso di invertire la tendenza e di buttarsi a capofitto sulla free agency. I Thunder hanno puntato forte e sono riusciti ad aggiudicarsi sia Paul George, All-Star ex Indiana Pacers, che Carmelo Anthony, altra All-star prima a Denver e poi a New York. Affiancando le due superstar all’ MVP della scorsa stagione, Russell Westbrook, e ad un centro di sostanza come Steven Adams, la franchigia ha tutte le carte in regola per disputare un’ottima stagione. Si sa però che in NBA non basta mettere insieme una serie di buoni nomi per ottenere un successo, anzi a volte la cosa diventa disfunzionale, come era successo ai Brooklyn Nets del 2013. Billy Donovan dovrà cercare di far collaborare questi fenomeni (come ha fatto Steve Kerr l’anno scorso con Curry, KD e Thompson) e non solo limitarsi a metterli in campo. I Big Three tendono a giocare molto in isolamento e questa cosa potrebbe compromettere la chimica di squadra, rischiando di buttare via una stagione che si prospetta invece molto interessante. Se riusciranno ad amalgamarsi  offensivamente e soprattutto difensivamente, senza ombra di dubbio possono mettere in crisi qualsiasi team che affronteranno, sia in regular season che nei playoff. Se, al contrario, non riusciranno a collaborare tra di loro rischiano di diventare uno dei più grossi flop della stagione.

Cosa posso dare ancora i due? PG è un ottimo difensore, ha aumentato anche la sua presenza offensiva. Da Carmelo ci si aspettano punti facili in attacco ovviamente ma il salto di qualità definitivo ad Oklahoma City avverrà solo quando riusciranno pienamente a convivere con il numero 0.

 

JEFF TEAGUE

Dopo l’ultima mediocre stagione disputata in maglia Pacers, non ci si sarebbe aspettato molto dal 29enne ex Atlanta Hawks. Il contesto sicuramente non era dei migliori, ma lui non ha mai preso in mano la squadra e ha messo a referto una serie di prestazioni insoddisfacenti. Ora Jeff è approdato nei Timberwolves in cerca di riscatto e lo scenario è cambiato: adesso ha a disposizione una squadra composta da giocatori completi ed equilibrati, con cui ha già sviluppato un buon feeling. Sta funzionando particolarmente bene il pick and roll con Towns, ma non solo: il playmaker sta segnando 13.9 punti  e sta servendo la bellezza di 7.4 assist a partita. La sua esperienza aggiunta a quella di Jamal Crawford e Taj Gibson, può aiutare molto i ragazzini prodigio di Minnesota, che hanno iniziato la stagione con il piede giusto.

Cosa può portare Jeff Teague: il play ha ottima visione di gioco, può portare palla ma anche trovare punti. Nel backcourt con Jimmy Butler forma un duo davvero molto interessante.

 

KYRIE IRVING

Kyrie Irving.

Sicuramente la trade più discussa dell’estate: un tira e molla senza fine che alla fine ha accontentato tutti quanti. Kyrie è alla ricerca della gloria personale, vuole dimostrare a se stesso e alla lega che anche senza Lebron James è in grado di vincere un anello. Irving si è inserito in un contesto perfetto per cercare di adempiere questo proposito: Boston ha una squadra giovanissima dotata di grandi talenti. Sviluppano un gioco di squadra straordinario,  anche alle grazie alle gran doti pedagogiche di Brad Stevens, e Kyrie dirige il tutto dalla sua cabina di regia. L’impatto è stato subito ottimo, infatti i Celtics sono a quota 14 vittorie di fila. Il numero 11 dei Celtics sta viaggiando a una media di 20 punti e 5.2 assist a partita, senza forzare particolarmente. Quando anche lo sfortunato Gordon Hayward sarà di ritorno dal tragico infortunio saremo in grado di valutare il potenziale reale di questa squadra, che per il momento ha ingranato in modo stupendo ed è uno spettacolo agli occhi degli appassionati di basket.

Cosa può dare ancora Kyrie Irving ai Celtics? Difficile dirlo, si è ambientato benissimo, a suo agio con la città e la franchigia. Di certo una estensione contrattuale con Boston lo renderà una parte essenziale del futuro risalire della squadra prima ad est…

 

DOMANTAS SABONIS

Il lungo lituano è stata scelta nella stagione 2016/17 dagli Oklahoma City Thunder, ma non ha mai goduto di grande considerazione. Infatti prima è stato scartato dal quintetto titolare a favore di Taj Gibson e poi è stato spedito ai Pacers con Victor Oladipo per arrivare a PG. Ma nel ragazzo scorre il sangue di una leggenda della palla a spicchi, e prima o poi il talento e i risultati devono venire fuori: ha iniziato nel migliore dei modi questa stagione con Indiana con una media da doppia doppia di 13 punti e 11 rimbalzi, il tutto coronato da un 67 % dal campo. Sa giocare sia nel pitturato che dalla distanza, in prospettiva potrà essere un’ arma determinante per i Pacers.

Cosa porta in dote il giovane? Tanta voglia di fare, un buon tiratore da tre punti ma anche bravo a rimbalzo. La coppia di lunghi potenziali con Turner può diventare davvero esplosiva…

 

VICTOR OLADIPO

Finalmente anche Victor sembra aver trovato casa sua. Dopo una serie di stagioni altalenanti tra Orlando e Oklahoma, la point guard selezionata nel 2013 come seconda scelta assoluta dai Magic, sta finalmente dimostrando il suo valore. E’ un ritorno a casa in tutti i sensi poiché le sue stagioni migliori le aveva disputate al college proprio negli Indiana Hoosiers, dove aveva vinto il titolo di miglior giocatore dell’anno. Con i Pacers ha iniziato subito alla grande macinando punti e gioco, infatti sta tenendo una media di 23.2 punti, 3.6 assist e 4.4 rimbalzi a partita. Il potenziale per fare bene c’è, ora bisognerà vedere come si muoverà Indiana per completare un roster che per il momento sembra incompleto.

Cosa può dare ancora? Mantenere la costanza è l’unica cosa che potrà farlo maturare. Deve trovare costanza e ad Indianapolis sembra essere finalmente nel contesto giusto…

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