Non ci si accontenta mai, specialmente nella NBA. Dopo la dolorosa separazione da LaMarcus Aldridge, una stagione che aveva come unico obiettivo una lottery pick ha portato i Portland Trail Blazers ai Playoffs, consacrando definitivamente il mai abbastanza considerato Dame D.O.L.L.A., al secolo Damian Lillard.
In quella squadra c’era Allen Crabbe, che ora ha portato i suoi talenti – discreti – e il suo contratto – impegnativo – a Brooklyn; mossa intelligente sul lungo periodo per gli Esploratori, che al momento però soffrono a livello di numeri offensivi.
Problematiche Ciò di certo non dipende soltanto dalla partenza del n.23, ma per quanto siano da considerarsi buone firme – viste anche le cifre – quelle di Nurkic e Turner, il secondo viaggia sotto le aspettative per punti, ed è difficile pensare a qualcuno che possa farsi avanti dalla panchina per colmare questa lacuna.
Come abbiamo già analizzato, questo per il centro bosniaco è il contract year, e se dovesse alzare le sue cifre avvicinandosi ai 20 punti di media e ai 10 rimbalzi, arriveranno sicuramente soldi importanti, con ogni probabilità proprio dalla Città delle Rose.
Turner non è mai stato apprezzato perle sue doti da scorer continuo, quanto piuttosto per le capacità d’isolamento, per l’esperienza e la lucidità che riesce a portare dalla panchina e per una difesa di livello. L’anno scorso i Blazers hanno avuto 5 giocatori in doppia cifra, quest’anno ci sono solo i big three, e nessuno sembra pronto ad aggiungersi.
Intendiamoci, per difesa ed atletismo i Blazers hanno pochi eguali: l’assenza di Aminu non salta all’occhio, ma Stotts la sentirebbe di più non fosse per Harkless e Vonleh che danno un’altra grande mano in questo senso; senza dimenticare la buona piega che sta prendendo la stagione di Shabazz Napier: più ordinato e pronto fisicamente, 6 punti e 2 assist finora, mentre si è dimostrato una buona scelta il prodotto di Purdue Caleb Swanigan, chiamato con la #26 all’ultimo draft: personalità, difesa e fiducia nei mezzi offensivi, che di certo andranno arricchiti.
In tutto questo, è chiaro ciò che manca a Stotts, ed è la stessa lacuna che – unita ad infortuni e mancanza di feeling – non ha mai permesso il salto definitivo verso lo status di contender ai Blazers di Lillard, Aldridge e Batum: un sesto uomo capace di muovere il tabellone nei momenti complicati e un paio di uomini funzionali ma con più punti nella mani.
Futuro prossimo Un’altra delle imputazioni poste contro Portland è la mancanza di punti in transizione: i rossoneri sono ultimi in questa statistica, e viste le loro legittime aspirazioni di playoff senza dubbio miglioreranno. Ma ci sono comunque delle spiegazioni da addurre: nel sistema Blazers, i cinque effettivi vanno tutti a rimbalzo, e oltre a Lillard e McCollum – uno dei backcourt meglio assortiti della Lega – gli altri tre titolari non sono sempre buoni investimenti per ricezioni in corsa o 1 vs 1 veloci.
Inoltre, come scritto sopra, le responsabilità offensive sono un’oligarchia: ma lo status dei Blazers non permette a Dame e 3J troppi turni di riposo in difesa. La coperta è corta, e spesso il fiato viene recuperato evitando di correre per due facili ma impostando a metà campo, situazione in cui entrambi danno il meglio.
Nel futuro prossimo di Portland ci sono i Playoffs, necessariamente. il record è di 8-7, con le vittorie che sono arrivate con avversari più complicati di quelli contro cui si è perso, ad esempio la sconfitta di stanotte contro i youngsters di Sacramento, ma il miglioramento della situazione salariale e la costruzione di un’identità sempre più riconoscibile potrebbero rendere il Moda Center una destinazione ambita per free agents di livello, non è un mistero infatti che quest’estate fosse una delle opzioni di Carmelo Anthony.
Insomma, finché ci sarà Dame, ci sarà speranza nei boschi dell’Oregon di rivivere i fasti firmati Sabonis e soltanto sognati negli anni romantici di Brandon Roy.

