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Portland: l’attacco è ancora la vera questione in Oregon

di Jacopo Di Francesco

Non ci si accontenta mai, specialmente nella NBA. Dopo la dolorosa separazione da LaMarcus Aldridge, una stagione che aveva come unico obiettivo una lottery pick ha portato i Portland Trail Blazers ai Playoffs, consacrando definitivamente il mai abbastanza considerato Dame D.O.L.L.A., al secolo Damian Lillard.

In quella squadra c’era Allen Crabbe, che ora ha portato i suoi talenti – discreti – e il suo contratto – impegnativo – a Brooklyn; mossa intelligente sul lungo periodo per gli Esploratori, che al momento però soffrono a livello di numeri offensivi.

Problematiche Ciò di certo non dipende soltanto dalla partenza del n.23, ma per quanto siano da considerarsi buone firme – viste anche le cifre – quelle di Nurkic e Turner, il secondo viaggia sotto le aspettative per punti, ed è difficile pensare a qualcuno che possa farsi avanti dalla panchina per colmare questa lacuna.

Come abbiamo già analizzato, questo per il centro bosniaco è il contract year,  e se dovesse alzare le sue cifre avvicinandosi ai 20 punti di media e ai 10 rimbalzi, arriveranno sicuramente soldi importanti, con ogni probabilità proprio dalla Città delle Rose.

Turner non è mai stato apprezzato perle sue doti da scorer continuo, quanto piuttosto per le capacità d’isolamento, per l’esperienza e la lucidità che riesce a portare dalla panchina e per una difesa di livello. L’anno scorso i Blazers hanno avuto 5 giocatori in doppia cifra, quest’anno ci sono solo i big three, e nessuno sembra pronto ad aggiungersi.

Intendiamoci, per difesa ed atletismo i Blazers hanno pochi eguali: l’assenza di Aminu non salta all’occhio, ma Stotts la sentirebbe di più non fosse per Harkless e Vonleh che danno un’altra grande mano in questo senso; senza dimenticare la buona piega che sta prendendo la stagione di Shabazz Napier: più ordinato e pronto fisicamente, 6 punti  e 2 assist finora, mentre si è dimostrato una buona scelta il prodotto di Purdue Caleb Swanigan, chiamato con la #26 all’ultimo draft: personalità, difesa e fiducia nei mezzi offensivi, che di certo andranno arricchiti.

In tutto questo, è chiaro ciò che manca a Stotts, ed è la stessa lacuna che – unita ad infortuni e mancanza di feeling – non ha mai permesso il salto definitivo verso lo status di contender ai Blazers di Lillard, Aldridge e Batum: un sesto uomo capace di muovere il tabellone nei momenti complicati e un paio di uomini funzionali ma con più punti nella mani.

Futuro prossimo Un’altra delle imputazioni poste contro Portland è la mancanza di punti in transizione: i rossoneri sono ultimi in questa statistica, e viste le loro legittime aspirazioni di playoff senza dubbio miglioreranno. Ma ci sono comunque delle spiegazioni da addurre: nel sistema Blazers, i cinque effettivi vanno tutti a rimbalzo, e oltre a Lillard e McCollum – uno dei backcourt meglio assortiti della Lega – gli altri tre titolari non sono sempre buoni investimenti per ricezioni in corsa o 1 vs 1 veloci.

Inoltre, come scritto sopra, le responsabilità offensive sono un’oligarchia: ma lo status dei Blazers non permette a Dame e 3J troppi turni di riposo in difesa. La coperta è corta, e spesso il fiato viene recuperato evitando di correre per due facili ma impostando a metà campo, situazione in cui entrambi danno il meglio.

Nel futuro prossimo di Portland ci sono i Playoffs, necessariamente. il record è di 8-7, con le vittorie che sono arrivate con avversari più complicati di quelli contro cui si è perso, ad esempio la sconfitta di stanotte contro i youngsters di Sacramento, ma il miglioramento della situazione salariale e la costruzione di un’identità sempre più riconoscibile potrebbero rendere il Moda Center una destinazione ambita per free agents di livello, non è un mistero infatti che quest’estate fosse una delle opzioni di Carmelo Anthony.

Insomma, finché ci sarà Dame, ci sarà speranza nei boschi dell’Oregon di rivivere i fasti firmati Sabonis e soltanto sognati negli anni romantici di Brandon Roy.

 

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