
Disney ed Orlando Magic insieme
Nel mese di Giugno, i Magic hanno deciso di nominare nuovo G.M. John Hammond; uomo di grande esperienza che fino alla scorsa stagione aveva ricoperto lo stesso ruolo ai Milwaukee Bucks.
Ora cosa succederà ad Orlando? Sicuramente la Free Agency in corso ha dato il primo segnale importante, quello cioè di una franchigia che non vuole assolutamente “ingolfare” il monte salari. Nessun rumors di mercato ha coinvolto fino ad ora i Magic.
Una strategia attendista, per trovare forse, l’occasione di inserire qualche veterano d’esperienza senza svenarsi, in grado di far crescere i giovani. L’idea è quella che Hammond voglia “ripulire tutto” per poi iniziare a lavorare col suo metodo e con le sue idee di squadra.
Una lettura che costringerebbe i Magic ad un’altra stagione avara di successi, puntando però ad una scelta molto alta al prossimo Draft.
Ci sono però molte decisioni da prendere in casa Orlando. Il roster delle ultime stagioni non ha dato i risultati sperati, nonostante le grandi aspettative, in particolare su due giocatori: Elfrid Payton e Aaron Gordon. Proprio da qui probabilmente inizieranno le scelte pesanti del nuovo General Manager: scambiare questi due giocatori che non hanno mai convinto fino in fondo? O tenerli cercando di valutare il loro rendimento sotto la nuova gestione?
Payton è un giocatore su cui i Magic hanno puntato molto, decidendo di farlo diventare la Point Guard titolare. Quando arrivò nella NBA c’erano molti dubbi sulla possibilità che potesse sviluppare un tiro affidabile, diventare una PG “moderna”, in grado di allargare il campo essendo pericoloso col tiro da lontano e allo stesso tempo efficace nell’attaccare il ferro. Dopo tre stagioni complete (10.8 punti, 4.7 rimbalzi, 6.5 assist di media) i punti interrogativi sono ancora tanti. Il tiro da fuori rimane molto altalenante (da 3 punti nella ultima stagione ha tirato col 27%); meglio quando attacca il ferro (tira col 58%), ma quando poi deve andare in lunetta le percentuali non sono buone (69% ai liberi).
Il discorso su Aaron Gordon, è simile. Ok, stiamo parlando di un ruolo completamente diverso, ma i punti interrogativi rimangono sugli stessi argomenti. Arrivato nella NBA nello stesso anno di Payton (stagione 2014-2015, scelto da Orlando con la quarta scelta assoluta al Draft), Gordon non ha saputo in questi tre anni migliorare in modo significativo al tiro (28% da tre, 71% ai liberi e 47% da due). Piccolo per essere un’ ala grande, ma senza le doti tecniche necessarie per essere un’ ala tiratrice. Giocatore che purtroppo ha fatto più notizia per le grandi doti atletiche e le paurose schiacciate, più che per le vittorie portate alla propria franchigia.
Con una NBA che sta esasperando il tiro da tre punti, dove ogni squadra cerca di allargare il campo, è giusto continuare con due giocatori che probabilmente non avranno mai le caratteristiche per seguire questa evoluzione del gioco? Domanda che avrà risposta probabilmente dopo questa stagione, dove Hammond vorrà vedere cosa potranno dare sotto la sua gestione questi due giocatori.
Oltre a Gordon e Payton il roster dei Magic non presenta una grande quantità di talento. Al momento nel ruolo di guardia titolare ci sarebbe Evan Fournier e nel ruolo di centro Nikola Vucevic. Due giocatori che mi sento di citare insieme perchè sono gli unici del Roster dei Magic, in grado di creare attacco. Sono le due bocche da fuoco primarie della squadra segnando rispettivamente 17 e 14 punti di media a partita. Il problema però è la difesa. Nel caso di Fournier, spesso la sua taglia fisica lo porta ad avere uno svantaggio fisico contro i pari ruolo (non in centimetri ma di peso e fisicità), mentre per quanto riguarda Vucevic, la sua scarsa mobilità e poca “voglia” di difendere anche in zone di non sua competenza (come ad esempio fuori dalla riga dei tre punti), creano un problema quando nella pallacanestro del 2017 ti trovi a difendere contro squadre che fanno giocare anche un Kevin Durant da 5, che hanno una mobilità e range di tiro tale da distruggerti a livello difensivo se queste sono le tue lacune.
Altro giocatore con molti punti di domanda (come se Orlando ne avesse già pochi) è Terrence Ross (arrivato nella trade di metà stagione che ha portato Ibaka a Toronto).
Difensore discreto, con mezzi atletici oggettivamente elevati, ma sempre molto discontinuo a livello realizzativo. Ai Raptors partiva dalla panchina, ma ai Magic ha avuto la possibilità di partire 24 volte da titolare nel ruolo di ala piccola, non portando però quei progressi in termini dicontinuità sperati. Ha avuto si una media di 12.5 punti a partita, ma sono arrivati in maniera molto altalenante, con prestazioni da 20 punti e oltre, seguite poi da partite sotto la doppia cifra. Su questo giocatore però, nonostante i problemi citati in precedenza, Orlando deve puntare una stagione intera, per vedere cosa veramente può dare.
Il roster poi si completa con pedine volute da Henningan, che però hanno deluso senza se e senza ma. D.J. Augustin e C.J. Watson sono andati sotto ogni aspettativa, in una squadra dove avrebbero potuto avere minuti e la possibilità di mettersi in luce. Questi due nell’estate in corso potrebbero essere merce di scambio per qualche futura scelta.
Il giudizio su Biyombo è difficile. Arrivato dopo le belle cose fatte vedere ai raptors nella stagione 2015-2016; firmato con un contratto di quattro anni (17mln all’anno) per dare a Orlando un’identità difensiva. Cosa che ovviamente nella stagione passata non è riuscita e anche il lungo nativo della Repubblica Democratica del Congo ha deluso, ma probabilmente come per Ross va aspettata un’altra stagione o addirittura un periodo di tempo più ampio che possa permettere ai Magic di costruire un’identità difensiva chiara in cui lui possa dare una grossa mano.
Resta da citare Mario Hezonja. Purtroppo c’è pochissimo da dire. Scelto altissimo dai Magic nel Draft del 2015 (quinta scelta assoluta), non ha mai trovato la sua dimensione in queste due prime stagioni. Ottimo tiratore, ma fisicamente e difensivamente molto acerbo per questo livello. Pochi lampi positivi anche quando gli è stato dato minutaggio, ha sprecato molte occasioni giocando molle e perdendo valanghe di palloni. Forse anche nel suo caso, si potrebbe iniziare a valutare la possibilità di scambiarlo.
Nel Draft appena tenutosi a New York, Orlando ha inserito nel proprio Roster la scelta numero sei assoluta: Jonathan Isaac, uscito dall’Università di Florida State. Isaac è un giocatore molto atletico, capace al College di giocate difensive clamorose; un giocatore che però offensivamente è tutto da costruire. Questa scelta, è un altro probabile segnale della strada che vuole intraprendere Hammond, cioè di aspettare almeno una stagione, senza fretta sviluppare i giovani, valutare cosa Orlando ha in casa già di buono e poi fare le proprie mosse.
Ultima citazione va a Coach Frank Vogel. Allenatore di grande esperienza e di grande qualità. Sicuramente potrebbe essere in grado di creare una cultura cestistica importante nella squadra della Florida, ma deve avere grande pazienza e credere nel progetto. L’anno scorso è stato un anno in cui Orlando voleva almeno arrivare ai Playoff ma la stagione è stata disastrosa. Anche le aspettative del Coach probabilmente sono cambiate e vedremo se sarà in grado di calarsi in questa nuova avventura, in cui dovrà creare una squadra da zero.
Ad oggi, ovviamente, il Roster degli Orlando Magic non è completo. L’estate è ancora lunga e sicuramente qualcuno arriverà. Ma alla luce di quanto ho scritto, credo che saranno arrivi secondari per completare numericamente la squadra, senza nomi di rilievo. Probabilmente Orlando perderà molto, sarà una delle peggiori squadre NBA, ma alla luce delle scelte dirigenziali fatte circa un mese fa è inevitabile sia così. Sarà un anno di valutazione dei giocatori e di valutazione dei Rookie, per poi probabilmente iniziare a costruire le basi per il futuro dalla prossima stagione e dal prossimo Draft. Come diceva una famosa canzone dei Sum 41: still waiting….
Matteo Corradi

