Home NBA, National Basketball AssociationNBA Passion AppSan Antonio Spurs, cosa sta succedendo in città?

San Antonio Spurs, cosa sta succedendo in città?

di Niccolo Coveri
Kobe Popovich San Antonio Spurs

Lo so cosa state pensando: “Che diavolo stanno facendo gli Spurs?”
E’ comprensibile. Quando abitui ad uno standard alto, altissimo, tutti si aspettano sempre e comunque di vederti primeggiare. Anche se di fatto non sei mai stato il re del mercato. Anche se nello specifico l’ultima tua trade degna di nota risale al periodo mesopotamico.

E’ così. Gli Spurs non fanno trade. E la firma due stagioni or sono di Aldridge nella Free Agency per una squadra abituata a lavorare sotto traccia intorno al suo core consolidato, è un’altra candida eccezione alla regola.
Forse, di fatto, l’inizio della fine di una delle più grandi dinastie sportive di sempre. Ossimori roboanti a parte, gli Spurs del post-Duncan hanno dimostrato di avere ancora talento e mentalità vincente da vendere e sono completamente immersi in un piacevole ma pericoloso limbo chiamato zone alte della Western Conference in cui probablmente moltissimi sarebbero lieti di dondolare per anni.

Non mi voglio addentrare nei numerosi “What-If” relativi alla salute di Parker e a quel discutibile piedino di Pachulia, ma una squadra che arriva in Finale di Conference e mette, anche solo per un tempo, in seria difficoltà quelli che saranno i Campioni del mondo non può rifondare. E’ fuori da ogni logica. Ed è una delle tanti leggi non scritte della pallacanestro d’oltreoceano.

Gli Spurs hanno fatto del presunto immobilismo uno dei loro maggiori punti di forza, valorizzando il collettivo e aggiungendo anno dopo anno le sfumature necessarie a rendere sempre più perfettibile il loro dipinto. Ora però, andato Duncan, perso il Parker che consoscevamo (forse per sempre) e sul viale del tramonto Ginobili, è inevitabile dover guardare avanti. I neroargento hanno la “fortuna” di aver già pescato al draft uno di quei “one of a kind” che cambiano le sorti di una franchigia. Non hanno fatto in tempo a dire addio a TD che avevano già pronto il suo naturale sostituto, con MVP delle Finali già in bacheca. Su di lui devono costruire il loro futuro. Ma lo stanno facendo?

Dopo una stagione come la precedente, ci sono solo due cose che una franchigia può fare: cedere all’evidenza e alla superiorità dei Warriors, accettare la fine di una dinastia e ripartire da pochi giusti punti saldi, o cercare di restare nonostante tutto il più possibile competitivi, come d’altronde è sempre stato negli ultimi 15 anni. Nonostante l’unico clamoroso fruttuoso precedente datato 1997, avrete capito che la franchigia in questione non è squadra da tanking selvaggio.

Quindi conferma in toto del nucleo forte e sguardo sornione in caso di opportunità per fare l’ulteriore salto di qualità. L’uscita dal contratto di Gasol, di cui parlerò tra poco, sembra fosse stata ideata in tal senso: creare un po’ dello spazio salariale necessario ad un’eventuale firma importante, per poi rinnovare successivamente il catalano a cifre più ragionevoli. Rumors accattivanti a parte, l’idea era di fatto di ripartire trovando il successore di Parker, ma come saprete la storia è andata in maniera discretamente differente, con CP3 a scegliere un’altra sponda del Texas e Teague&soci a preferire denaro e responsabilità maggiori in contesti più “giovani”.
Saltata la firma col botto, a meno di miracolosi colpi di scena estivi, l’onerosa e tanto criticata rifirma di Gasol è stata una conseguenza quasi diretta. Ora, è bene sia chiaro che:
Il nuovo contratto (48×3) è stato firmato in virtù del precedente accordo con il catalano. Il terzo anno è solo parzialmente garantito. I soldi spesi per lui non sarebbe potuti essere destinati ad altri free agent. Sono tanti soldi? Sì. Ma gli Spurs non avevano spazio prima non lo avevano durante e non lo hanno adesso. O almeno non abbastanza per firmare qualcuno di grosso. Soprattutto considerando i rinnovi inevitabili di Mills e Ginobili.

Il punto cardine sembrano essere gli addii, dolorosi, di Dedmon e Simmons, vere e proprie sorprese della passata stagione. Ora, per quanto io possa comprendere il valore affettivo, l’amore per la storia di Simmons (dal provino alla Lega, esempio di sogno americano realizzato) devo dirvi una cosa scomoda: di Dedmon e Simmons è pieno il mondo.
Se Dedmon è riuscito a valorizzare i suoi 15 minuti sul parquet è buona parte merito del sistema e delle sue ottime capacità di rim protector (era già successo con proporzioni diverse con il desaparecido Marjanovic..). Se Simmons si è inserito alla grande in uno slot libero del roster è anche perché le sue caratteristiche calzavano perfettamente con il prototipo di giocatore che mancava agli Spurs della passata stagione (3&D atletico e versatile).
Bravi, bravissimi. Ma niente per cui strapparsi i capelli.

Anche perchè Dedmon è di fatto un lungo monodimensionale in una lega che sta andando sempre più verso il multitasking e a sostituire Simmons, con i soldi che sarebbero stati dedicati ai sopracitati, è arrivato un signor giocatore come Rudy Gay.
Ok, convalescente. Ok, non più il Gay dei tempi d’oro. Ma pur sempre un concentrato d’esperienza, con punti nelle mani e la capacità di giocare in un numero imprecisato di ruoli e quintetti. Conosciuto per il suo talento da scorre egoista, sembra aver virato verso una versione più funzionale lasciando 14 milioni sul tavolo per andare a guadagnarne poco più della metà. Vuole vincere, e lo confermano i contatti con Warriors e Thunder prima di approdare alla corte di Pop. Scelta tutto sommato comprensibile per uno che ha visto i playoff in Tv negli ultimi sei anni.

La questione è: quanto è sano? Arriva da uno degli infortuni più fastidiosi per un giocatore (tendine d’Achille) ma potrebbe essere fondamentale dalla panchina come alternativa offensiva a Kawhi e come 4 tattico nei momenti chiave. In difesa non è mai stato un’ira di Dio ma il sistema difensivo di Popovich e due compagni come Green e Leonard dovrebbero aiutarlo, virando le sue incombenze su ciò che sembra capace di fare meglio: linee di passaggio e single coverage. Rudy Gay, con il suo biennale da 16 milioni, potrebbe essere la vera e propria steal della free agency. Insieme a tutto ciò che di buono stanno facendo i Nets e a chi si prenderà Ian Clark per qualche nocciolina.

Ricapitolando:
? Gasol esce dal contratto per liberare il Cap (comunque non sufficiente per un max contract)
? Gli Spurs sondano il mercato e poi procedono con le firme di Mills, Ginobili e con la MLE per Gay, riempiendolo.
? Simmons unica perdita forse non prevista.
? La rifirma di Gasol diventa obbligatoria. Le cifre sono irrilevanti, dato che non pesano comunque sul 2018 considerando le scadenze onerose di Green, Aldridge, Gay (tutti PO) e Parker. 52 milioni liberi in caso di opzioni varie su un Cap proiettato a 102.

Domande lecite:
? Quanto c’è di fattibile nella trade Irving?
Poco. Alla fine il coltello dalla parte del manico ce l’hanno ancora i Cavaliers e gli Spurs al momento, anche mettendo in mezzo una terza squadra, hanno pochissimo materiale interessante da proporre. Aldridge sarebbe l’unico sacrificabile a mio avviso, ma quanti sono disposti a prenderselo in scadenza col rischio di perderlo nella prossima free agency?
?Perchè non si sono buttati su uno come Rose a quelle cifre?
La domanda da fare è: secondo voi perché un giocatore del genere finisce per accettare un contratto del genere?
? Ginobili e Parker in che condizioni arriveranno alla eventuale post-season?
Probabilmente meglio il secondo del primo, che farà di tutto per gestirsi col contagocce. Il tempo è l’unica cosa che non manca a Monsieur Tony, che dubito avrà alcuna fretta di tornare sul parquet.

“at least they tried”. Almeno ci hanno provato. O forse no. Sicuramente ad essere aumentati sono gli anni e gli avversari.
Tra le nuove acquisizioni, Gay può dare una nuova dimensione alla squadra.
Lauvergne ha il difficile compito di non far rimpiangere Lee e Dedmon.
Murray è atteso al salto di qualità in attesa del rientro di Parker.
Aldridge e Green, a prescindere da quale sarà il loro futuro, approcciano il contract year, ed avranno tutto l’interesse a mostrare quanto di buono sono ancora capaci di fare per guadagnare in estate dei bei soldoni.
E poi c’è Kawhi. E poi c’è Pop. Sulle 55 vittorie mettiamo già la firma. E per la prossima stagione niente è compromesso.
Unico problema, ci saranno sempre quelli della baia…

And One, Niccolo Coveri

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2 commenti

mauro 3 Agosto 2017 - 17:57

Ma una trade a 3 che porti KI2 alla corte di Pop è totalmente impossibile? magari con NY che vuole liberarsi di Melo?

Risposta
Marco Tarantino 3 Agosto 2017 - 19:30

Al momento impossibile Mauro 🙂 Gli Spurs hanno veramente pochissimo da mettere sul tavolo

Risposta

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