I Philadelphia Sixers, dopo anni di oggettive umiliazioni, seguiti allo smantellamento del progetto fallito con l’eliminazione nei playoff per mano dei Boston Celtics nel 2012 con conseguente trade di Iguodala, sono finalmente riusciti a creare una squadra in grado di competere. Una squadra costituita da un insieme di giovani estremamente interessanti che, soprattutto nei primi mesi del 2017, ha lasciato intravedere il proprio potenziale (pazzesco sulla carta), il tutto tenendo presente che Ben Simmons (causa infortunio) non ha potuto giocare nella scorsa stagione.
La franchigia della Pennsylvania potrebbe essere incanalata nel mondo di Doctor Who, una serie che ha addirittura una cinquantina di anni di storia e che ha visto più interpreti nel ruolo di protagonista. Ossia il Dottore, un viaggiatore del tempo appartenente ad una razza aliena (i Signori del Tempo) in grado di esplorare l’universo a bordo del TARDIS, che consente di fare avanti e indietro. Nel momento in cui il Dottore è prossimo alla morte, riesce a sottrarsi alla stessa grazie al cambio totale delle proprie sembianze, rigenerando le sue cellule, guarendole o ringiovanendole. Questo processo, che nella serie prende il nome di rigenerazione, segna la fine di un Dottore, che verrà quindi interpretato da un altro attore. Ora, per Philadelphia e i suoi tifosi, il termine ‘Dottore’ rievoca certamente i fasti del passato degli anni Ottanta. In analogia con la serie, possiamo immaginare che questi anni di transizione dall’ultimo accesso ai playoff, siano stati per i Sixers gli anni della rigenerazione. Resta però da capire quale degli attuali giocatori nel roster possa interpretare il ruolo del Dottore, un tempo carica intrapresa dal leggendario Julius Erving.
La scorsa stagione dei Sixers, che si è chiusa con un record ancora una volta negativo (28-54 e penultimi ad Est), non è stata di certo memorabile. Questo tenendo presente che era nata sotto il mantra “Trust the Process”, avvalorata dalla scelta al Draft del fenomenale Ben Simmons e dallo scambio che ha portato a Phila Dario Saric, suscitando straordinarie aspettative attorno alla squadra. Purtroppo, la scelta numero 1 al Draft non ha giocato un minuto in NBA e quindi ogni discorso riguardante la franchigia è ricco di punti interrogativi, anche se si limitasse all’analisi dell’anno precedente.
La offseason appena archiviata, guidata da Bryan Colangelo, però, offre numerosi spunti di riflessione e di analisi, perché forse The Process è finito ed è ora di iniziare a fare sul serio, in attesa del calo tanto agognato da tutte le franchigie ad Est del numero 23 di Cleveland.
Il piano era molto semplice: ampliare ulteriormente il nucleo di giovani su cui porre le basi di una squadra competitiva e di costruire, in continuità con l’anno precedente, una second unit attrezzata, in larga parte costituita da veterani o già presenti nel roster l’anno precedente. Il tutto con un occhio al cap space, mantenendolo adeguato per garantirsi la possibilità di attrarre giocatori nelle prossime stagioni o blindare i propri talenti con contratti irrinunciabili. Occorre dire la strategia dei Sixers era obbligata, ma anche la più corretta da adottare, perché in estate i free agent disponibili erano molto interessanti: Kentavious Caldwell-Pope, Tim Hardway Jr., Otto Porter, ma anche Tony Snell potevano essere i fit giusti per garantire una panchina più performante, grazie alla qualità e alla capacità di aprire il campo per il tiro da 3. La situazione dei Sixers, circondata da numerosi punti interrogativi, ha costretto la franchigia ad accontentarsi di due tasselli, firmandoli con contratti annuali, per essere liberi di scegliere le strategie per il futuro, in caso di fallimento.
Nel complesso, però, l’estate dei Sixers è da considerarsi più che soddisfacente, con gli innesti quantomai azzeccati di JJ Redick e Amir Johnson, che avranno il compito di guidare il trio composto da Fultz-Simmons-Embiid in un percorso di crescita volto a massimizzare il loro potenziale ed integrarli in un progetto coerente. Specialmente dal punto di vista offensivo, dato che nella scorsa stagione la difesa si è rivelata il principale alleato (appena 108.1 punti subiti a partita). Redick è giunto a Philadelphia sicuramente ingolosito dal contratto annuale di 23 milioni con lo scopo fondamentale di colpire sugli scarichi e muovere la difesa avversaria quando è schierata. The American Sniper è semplicemente devastante da 3 se lo si lascia tirare (circa il 43% su una media di 6 tiri da 3 a partita) e il suo innesto può sicuramente ampliare lo spazio di manovra di Embiid, l’arma principale dei Sixers, nel pitturato, e non solo. Johnson (contratto annuale da 11 milioni) è arrivato per rimpolpare il reparto lunghi, permettendo un minutaggio minore del quintetto titolare senza rinunciare alla qualità su due lati del campo. Una buona dose di punti, una eccellente mentalità difensiva, una fisicità discreta e soprattutto esperienza (13esimo anno di carriera): fattori che saranno utili all’intero gruppo.
Joel Embiid e Dario Saric sono, al momento, i due giocatori che rappresentano le certezze di Philadelphia, specie considerando la crescita del croato nella seconda parte di stagione. Saric ha iniziato a sviluppare un buon tiro da dietro l’arco e dal midrange, che lo rende particolarmente complesso da marcare per un 4 avversario, costretto a seguirlo sul campo. Saric ha, inoltre, una buona capacità da passatore specie quando i compagni tagliano a canestro o quando riesce a penetrare, dopo aver attaccato il close out del lungo avversario, e scaricare.
Il Dottore, però, potrebbe essere il centro camerunese , protagonista assoluto non solo in campo, ma anche in ambito social. Potrebbe (se dovesse essere sano) rappresentare il perno su cui costruire il futuro della franchigia. Il giovane è stato utilizzato nel corso della stagione con un minutaggio centellinato (25.4 minuti giocati di media in 31 partite), a causa del grave infortunio al piede destro che aveva subito e che gli ha impedito di giocare per due stagioni e che, nel corso della scorsa stagione, lo ha condizionato gravemente, sovraccaricando di stress il ginocchio sinistro. Quello che è spaventoso di Embiid, anche in chiave futura, è la sua versatilità. E’ il lungo moderno per eccellenza, eccezionale nel proteggere il proprio canestro, devastante quando attacca quello avversario (data anche la sua interessante rapidità di piedi) e dotato di ottimi movimenti in post. Il classe 1994 offre soluzioni dal perimetro col suo 36.7% da 3, generato principalmente dal pick and pop (97.2% di tiri da tre assistiti). Per non parlare del suo buon jump shot dalla media, che costringerà il marcatore a compiere scelte ben ponderate.
Embiid è un’arma offensiva abbastanza poliedrica.
Ben Simmons e Markelle Fultz, i due rookie del team, potrebbero regalare gioie. Fultz è il giovane più completo uscito dallo scorso draft, una point guard che unisce il playmaking ad un buon repertorio offensivo: sa fare breccia nella difesa avversaria, scegliendo costantemente di andare in palleggio-arresto-tiro o di aggredire il ferro. Inoltre è estremamente efficace dall’arco (41.3%) ed eccezionale nel compiere cambi in entrata dell’azione.
Discorso diverso è quello che riguarda Simmons, che aveva suscitato attese non solo nell’NCAA ma anche nella Summer League dell’anno scorso. Molti addetti ai lavori lo avevano paragonato a LeBron perché difficilmente si riesce a vedere per giocatori di quella stazza una qualità di pallacanestro di quel livello. Esattamente come LeBron non ha un gran tiro da fuori, ha un’esplosività fuori dalla norma e una visione di pallacanestro invidiabile, soprattutto per quello che riguarda i cambi di lato per evitare i raddoppi. La sua struttura fisica, in ogni caso, gli garantisce di poter difendere in modo estremamente versatile su più ruoli.
Se tutto dovesse andare per il verso giusto il futuro dei Sixers potrebbe risultare luminoso. Il presente e le basi gettate sono ottime per iniziare a sperare. Quello che sarà interessante osservare è il sistema offensivo che coach Brett Brown riuscirà a mettere su, perché si presta a numerose possibilità. Con il rientro di Simmons si potrà sicuramente vedere un miglioramento nel gioco in transizione per armare la mano di Redick, specialista nel posizionarsi in posizione ottimale in tali situazioni. La difesa dell’anno passato è stata la terza, durante la scorsa stagione, per palle recuperate (8.4 a partita) e settima per stoppate (5.1): la strada intrapresa è quella giusta. La conformazione della squadra dovrebbe garantire pick and roll molto scomodi da gestire per gli avversari. Se, infatti, la Lega si sta muovendo in direzione small ball, è del tutto evidente che il gioco a due 3-5 tra Simmons ed Embiid potrebbe essere letale per le numerose possibilità di conclusione che si posso generare. Ma anche quello tra Fultz e Simmons alla ricerca di mismatch in area.

Brett Brown avrà il compito di impiegare al meglio le risorse a disposizione, in modo da creare una squadra solida.
La postseason è possibile già da quest’anno? Chi lo sa: molte franchigie ad est hanno subito un ridimensionamento e, se i Sixers avranno un exploit, almeno l’ultima piazza disponibile potrebbe essere alla portata. Di sicuro bisognerà che il gruppo sia amalgamato per bene e che sia costante nel rendimento.


