“Wherever you go, whatever you do, I will be right here waiting for you. Whatever it takes or how my heart breaks, I will be right here waiting for you.” Ascoltando il ritornello della celebre canzone di Richard Marx, Right Here Waiting, ogni persona suole rimembrare un affetto particolare. Un qualcosa a cui si è pronti ad aspettare per molto tempo perché ci colpisce il cuore ininterrottamente.
Trasferiamo questo concetto nel mondo del basket, tra tifosi, franchigie, addetti ai lavori e giocatori. Prendendo in esame ogni singolo giocatore, quale di questi siamo disposti ad aspettare perché sappiamo di cosa può essere capace? Non si parla di sottovalutazioni o potenziali inespressi, ma di colui che attendiamo perché conosciamo la sua età e prima o poi dovrà dimostrare di essere tra i migliori. Il regno di LeBron James è attualmente difficile da spodestare. James Harden, Kevin Durant, Stephen Curry, Russell Westbrook e Co. sono le stelle che deliziano gli appassionati. Eppure tra i campioni faremo fatica ad inserire il giocatore di cui si sta per raccontare e vi si spiegherà pure il perché. E’ una giovane ala piccola che milita attualmente nei Minnesota Timberwolves che risponde al nome di Andrew Wiggins.
Sin da prima che calcasse il parquet della National Basketball Association, si sono sentite parecchie voci sul suo conto. E’ stato considerato come un predestinato, un possibile successore della dinastia di LeBron. Adesso ci risulta tutto molto più chiaro. Il ragazzo ha solo 22 anni e di motivi per credere nel suo successo, sia a livello personale che di squadra, ne rimangono tuttora. Ma quanto dovremo aspettare ancora? Sappiamo con certezza adesso che non si tratta di un nuovo King James, ma quale è il motivo di questa nostra supposizione?
Come ogni talento sbocciato in giovane età, Andrew Wiggins frequenta l’High School sotto le attenzioni di tutti. Nonostante sia ancora un diciassettenne il suo atletismo è fuori dal comune. Illumina gli scouts grazie alla vetrina del McDonald’s All-American e alle prestazioni realizzative sopra ogni immaginazione da 40 o più punti. Strappa, così, le attenzioni delle migliori università nella tradizione cestistica statunitense. Kentucky? North Carolina? No, si va a Kansas. In 35 partite giocate sfoggia le sue doti da scorer. Offensivamente è inarrestabile ogni situazione di gioco lo vede protagonista. Ci sono pochi dubbi sul ragazzo: a 19 anni è già pronto per il prossimo palcoscenico. Sarebbe uno scandalo se non venisse chiamato alla numero 1, qualsiasi sia la squadra in questione.
Il repertorio cestistico universitario di Andrew Wiggins
La franchigia che nel 2014 ha la possibilità di sfruttare questo privilegio sono i Cleveland Cavaliers. Kyrie Irving può ottenere finalmente un grosso aiuto per riuscire a centrare l’obiettivo playoff. Arriva la stagione estiva e gli dei del basket hanno invece altri piani: il Re torna in patria dopo la completa maturazione avvenuta durante la parentesi Miami. Così i Cavs passano da un piano di ricostruzione ad una reale possibilità di mirare subito al titolo. LBJ ha però bisogno di certezze: vincere subito comporta irrimediabilmente al sacrificio di qualcuno. Il designato è proprio il talento canadese, migliore carta esponibile sul mercato dalla dirigenza. In tal modo si concretizza la big trade che coinvolge Philadelphia, Cleveland e Minnesota. Non un solo match giocato e il diciannovenne di Kansas è già costretto a fare le valigie, direzione Timberwolves, nel gelo di Minneapolis. Solo un precedente da prima scelta assoluta era stato scambiato prima ancora di poter mettere piede sul parquet: Chris Webber.
Nel giro di due mesi Wiggins vive una brusca inversione di rotta congiuntamente alla nascita della sua carriera da professionista. Essere rigettato dai piani di una franchigia che fino a 2 mesi fa aveva creduto in te non è per niente semplice. E’ vero che Cleveland non avrebbe mai potuto dire di no al predestinato. Quale dirigenza rifiuterebbe l’opportunità di far guidare il proprio team al numero 23? Nessuna. Il talento cresciuto a Toronto è una vittima sfortunata del duro mondo del business che caratterizza il basket. Crescere sotto gli insegnamenti di LeBron James lo avrebbe fatto sviluppare molto più velocemente di quanto non stia facendo adesso.
Finora Andrew Wiggins ha mostrato di essere troppo distratto per quel che concerne la difesa.
Il team in cui si ritrova attualmente il numero 22 è uno dei più osservati con curiosità dai fan dell’NBA. Giovinezza ed una discreta dose di esperienza compongono uno splendido binomio gestito dalla mente intraprendente di coach Tom Thibodeau. Inesperienza e disattenzione nella fase difensiva sono invece i due volti negativi del complesso Timberwolves. Andrew Wiggins è un complice diretto del problema che aleggia attorno alla Città dei Laghi.
Le sue medie realizzative sono in crescita progressiva: dai 17 punti a partita nell’anno della conquista del Rookie of the Year Award ai 23.6 della scorsa stagione. Ma il ventiduenne di rimbalzi e assist (4.0 e 2.1 rispettivamente sono i numeri della sua carriera professionistica fino ad adesso) non ne vuole sentire parlare, ancor meno di difesa (0.5 stoppate e 1 recupero di media a partita). Ogni 100 possessi difensivi, quando lui è in campo, il suo team subisce 114 punti di media. Se a ciò vi si aggiunge la mancanza di personalità nei momenti chiave dei match, le voci sulla possibilità di poterci trovare di fronte un nuovo King possono essere tranquillamente rispedite al mittente. Perché allora continuiamo ad aspettare Andrew Wiggins?
Tomorrow comes today suona il pezzo inciso nel 2000 dai Gorillaz. E’ questa la risposta che si può trovare. Wiggins è un classe 1995 che ha saputo affrontare la violenta tempesta che lo ha portato a Minneapolis. Ha dimostrato carattere e personalità e potrà riversare tutto ciò anche al Target Center di Mill City. Per uno scorer della sua portata è fondamentale ampliare il suo gioco in entrambi i lati del campo: sono concetti di leadership che il giovane canadese deve prendersi a carico per poter fare il salto di qualità. Tutto parte dalle responsabilità che si deve necessariamente assumere. L’obbligo è quello di doverlo realizzare oggi. Infatti c’è una matricola di ventuno anni dei 76ers che sta manifestando al mondo intero di saper ottenere quello che vuole in tempi estremamente brevi. La competizione è parte integrante di questo sport e la regola è sempre la stessa: chi arriva primo vince. Andrew Wiggins sta perdendo molto terreno e occorre recuperarlo.

Jimmy Butler, Karl-Anthony Towns e Andre Wiggins.
La chiave è questa: sapersi auto-forgiare attraversando strade tortuose per poter diventare più forte di quell’ipotetico Wiggins che rimase nella culla di LeBron in Ohio. Ce la farà? Le aspettative fino ad adesso sono state parzialmente rispettate. I prossimi mesi ci faranno sicuramente capire se questo giocatore ha la voglia di mettersi in gioco per salire progressivamente fino al punto di arrivo, ovvero l’Olimpo dei giocatori che attualmente tiranneggiano la NBA.

