15 minuti di fama: l’NBA dei giorni nostri
“In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti”: stiamo vivendo in un periodo storico che era stato ampiamente previsto dalla frase citata; la domanda è: cos’ha a che fare tutto ciò con un rubrica che parla di basket?
Youtube
Youtube è la piattaforma di video sharing più famosa e utilizzata al modo. Ogni giorno milioni di utenti usufruiscono dei contenuti video caricati da altri utenti. Si può dire con certezza che, insieme ai vari social, è uno degli elementi che caratterizza e più influenza i nostri anni. Nel tempo i contenuti di Youtube si sono diversificati molto: nel 2005 (anno in cui la piattaforma ha visto la luce) i video e gli utenti stessi erano molto più scanzonati, senza mire economiche, molto più acqua e sapone, a discapito, certo, di una qualità tecnica a dir poco amatoriale, nella maggior parte dei casi. Ora su YT vi sono canali nei quali vengono caricati video qualitativamente eccellenti, anche perché da qualche anno alcuni utenti sono riusciti a fare di questo sconfinato contenitore di video un’occasione di lavoro.
BallIsLife, HomeTeamHoops: questi alcuni dei canali più famosi a tema basket USA. Più nello specifico trattano e riprendono giovani o anche giovanissimi promettenti giocatori di high school montando e creando mixtape con le migliori azioni di gioco.
Best kept secret
I titoli di questi video puntano molto sul sensazionalismo: “best kept secret”, “best shooter in the Country”, “next big thing”, “most exciting player in the Country”. Non serve un occhio troppo attento per capire che pochi di quei ragazzi faranno strada eppure sembra quasi che debbano essere forzatamente messi in vetrina. Certamente, questo non è un meccanismo nato con internet, men che meno con Youtube, ma, di sicuro, la eco mediatica dei suddetti contenuti si è ampliata esponenzialmente.
Gli effetti? Anche quelli sono lì da vedere. In ogni video vengono ritratti ragazzini che cercano di “entrare” nel video a tutti i costi, inneggiando e pronunciando il nome del canale che li sta immortalando. Sembra una droga, il famoso momento di visibilità. E non è un caso che questo fenomeno abbia molta più presa su di un pubblico a maggioranza afroamericano il quale è alla ricerca del riscatto sociale essendo, statisticamente, fra le minoranze più povere e disagiate d’America.
Proprio in un contesto come quello americano, in cui l’aspetto spettacolare a volte prevale su qualsiasi cosa, quest’accentuata visibilità data dal mezzo non può che portare in parte ad uno svilimento di questo sport.
BBB
In vita vostra, vi sarà di certo capitato di conoscere, in ambito sportivo e non, la figura funesta del genitore che forza, incita e, nei casi peggiori, insulta o redarguisce pesantemente il figlio perché non ha rispettato le aspettative che lo stesso genitore si era figurato. Ecco, quel genitore è incarnato perfettamente dalla controversa figura di Lavar Ball, ex giocatore di basket e padre di tre figli: Lonzo (19 anni), LiAngelo (18 anni), LaMelo (15 anni). Lonzo, il maggiore dei tre, è un talento ed è stato la seconda scelta assoluta del draft di quest anno e vestirà i colori giallo-viola dei Los Angeles Lakers. Ball senior ha usato qualsiasi canale di comunicazione, compreso Youtube, per sponsorizzare e “reclamizzare” i figli, tanto da aver creato un brand (BigBallerBrand) con tanto di sito (https://bigballerbrand.com/#) e shop annesso, in cui, oltretutto, vengono vendute in pre-ordine le signature shoes di Lonzo Ball. Credo sia il primo caso in cui un giocatore appena scelto al draft abbia già un brand ed un paio di scarpe col proprio nome.
L’eccesso
La sfrontatezza e la noncuranza con le quali si muove Lavar avrà sicure ripercussioni sui figli e non tutte positive. “No matter what”, è l’espressione che mi viene in mente quando rifletto su tutto questo, e mi chiedo se valga la pena “sacrificare” i propri figli al pubblico ludibrio per il raggiungimento di un obiettivo, anche fosse a fin di bene.
Lavar Ball è solo un esempio, uno dei più vistosi, ma non il peggiore.
Già, perché pur di spingere giovani atleti al successo ormai si ricorre anche ai farmaci. E’ notizia di qualche giorno fa che, proprio in Italia, sia stata trovato positivo un ciclista 14enne al mesterolone, un potente steroide anabolizzante. Provate a pensare a quali e quante problematiche fisiche e psicologiche può incorrere un giovane atleta a cui viene colpevolmente somministrato un farmaco del genere.
