Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsNBA Prediction 2014-2015: San Antonio Spurs

NBA Prediction 2014-2015: San Antonio Spurs

di Marco Tarantino

Proiezione: 58-24

 

Quella passata è stata la stagione con la “s” maiuscola dei San Antonio Spurs, in grado di ottenere il record di 62 vittorie e sole 20 sconfitte, ma soprattutto di mettersi al dito il tanto agognato Anello di campioni Nba, strapazzando in finale i rivali degli ultimi due anni, i Miami Heat.
Kawhi Leonard#itsallaboutwinning è l’hashtag che ha contraddistinto per tutto l’anno i profili social del nostro Marco Belinelli, primo italiano a vincere la gara del tiro da 3 punti all’All Star Weekend e naturalmente il Larry O’Brien Trophy. Questa fame di vittorie e di rivincita è proprio il punto d’incontro fra gli Spurs e il nostro Marco da San Giovanni in Persiceto. Quest’ultimo ha trovato la propria consacrazione all’interno di un sistema di gioco basato sul lavoro di squadra, sull'”extra-pass”e su meccanismi sia difensivi che offensivi perfettamente oliati, come è quello impostato da coach Popovich.

Dalla loro gli Speroni venivano dalla cocente delusione di un titolo sfuggito loro solo alla settima partita per mano di Lebron James e dei suoi Heat, a causa soprattutto di episodi sfavorevoli (vedi tripla dall’angolo in gara 6 di Ray Allen), che non hanno fatto altro che aumentare i rimpianti. Così la stagione 2013/14 è stata quella della rivincita per San Antonio, culminata con il 4-1 sui rivali da South Beach, in una finale che non ha avuto storia, troppa era la foga e la fame di vittoria dei neroargento. Il trionfo degli Spurs ha al proprio interno tante piccole grandi storie, quante sono le bandiere sventolate durante la festa: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Francia, Italia hanno partecipato idealmente alla vittoria di una squadra e di una città intera che fa della diversità la sua fonte di unità.

popovich_duncan_239ryjr6_db8dr0c2Questo sembrava essere il degno capitolo finale, “the Last Dance”, per la vera bandiera neroargento: Tim “The Big Fundamental” Duncan, che con quella passata ha vissuto la diciottesima(!!!) stagione con la casacca degli Speroni. Una vita cestistica insomma, condita da 5 Titoli Nba, 2 volte MVP della regular season e 3 come MVP delle Finals. Invece, a 38 anni e con un ginocchio che spesso strascica per il campo, Timmy ha sorpreso un pò tutti, rinviando il ritiro della sua mitica 21 almeno fino al termine della stagione 2014/15, quella che potrebbe portare l’ex nuotatore caraibico ancor di più nella Leggenda. Eh sì perchè di Leggenda stiamo parlando quando raccontiamo di Duncan e degli altri due dei “Big Three”, Tony Parker e Manu Ginobili. Quest’ultimo, dipinto da alcuni anni come in inesorabile declino, almeno dal punto di vista fisico, sta vivendo una seconda giovinezza e ha chiuso l’annata scorsa con 12.3 punti a partita, arrivati fino a 14,3 nei Playoff, e tante giocate da stropicciarsi gli occhi, non ultima la schiacciata in faccia a Chris Bosh e ai suoi (pochi) detrattori.

Tony Parke.  Fonte:  Zereshk (Wikipedia)

Tony Parke. Fonte: Zereshk (Wikipedia)

Come il mancino da Bahia Blanca anche Monsieur Tony Parker, dopo la vittoria con la sua Francia nell’Europeo sloveno, si è messo al dito il suo quarto Anello Nba.Gli Spurs non posso che ripartire dai loro Big Three, capaci di produrre insieme qualcosa come circa 47 punti a sera e che hanno avuto il merito di trasmettere lo “Spurs’ Pride” ai nuovi arrivati e ai giovani, in particolar modo a Kawhi Leonard, vera Rising Star del Nba 2.0, che si è caricato sulle spalle i più navigati compagni nei momenti di difficoltà, come in gara 3 contro Miami (29 punti alla sirena finale dopo averne realizzati appena 18 nelle prime due sfide). Nelle sue mani gigantesche sono passati tutti i palloni decisivi, oltre che il “Bill Russell MVP Finals”, giusto riconoscimento alle qualità offensive, atletiche e al lavoro difensivo, su Lebron in paritcolare, di un ragazzo appena classe ’91. Non meno importanti sono stati però Boris Diaw, mani da pianista, talento a palate con un fisico alquanto da rivedere, Tiago Splitter, Danny Green, Patty Mills (a cui gli Spurs hanno immediatamente rinnovato il contratto nonostante un’operazione alla spalla che lo toglierà dai campi di gioco per almeno 6 mesi) e Marco Belinelli, in grado di impressionare anche coach Pop oltre che per le note qualità di tiratore, anche per i miglioramenti difensivi e la straordinaria velocità nell’inserirsi nel sistema Spurs.

Il roster 2014/15 è rimasto così invariato, se si esclude l’inserimento del rookie Kyle Anderson, point-forward proveniente da UCLA, dove ha vissuto un’ultima annata da 14.6 punti, 8.8 rimbalzi e 6.5 assist a gara. Secondo gli addetti ai lavori, il ventenne neo Spurs è stato uno dei giocatori più divertenti del panorama NCAA, grande visione di gioco, innate doti da passatore e spiccata intelligenza cestistica, caratteristica quest’ultima che lo rende perfetto per il meccanismo di coach Pop e subito pronto ad avere minuti importanti nelle rotazioni. Vista l’indisponibilità di Patty Mills anche Cory Joseph troverà sicuramente spazio per dar fiato a Parker, così come il nostro Belinelli, senza scordarsi delle capacità di playmaking di Boris Diaw o di Manu Ginobili.

Ettore Messina, assistente dei S.Antonio Spurs

Ettore Messina, assistente dei S.Antonio Spurs

Detto del roster, le novità più interessanti sono da registrare nello staff tecnico di Popovich, con l’inserimento di Ettore Messina, di ritorno negli Stati Uniti dopo l’esperienza ai Lakers sotto coach Brown, e l’ex stella WNBA di San Antonio Becky Hammon, prima donna a far parte dello staff di una squadra NBA. Entrambi sono stati voluti fortemente da Gregg Popovich, che non ha mancato di esaltarne la professionalità e l’intelligenza cestistica. Proprio coach Pop, che siede sulla panchina degli Spurs dal 1996, è sicuramente insieme a Duncan il simbolo degli Speroni nel mondo, mondo per il quale la squadra viaggerà facendo tappa a Berlino e a Istanbul, da dove ricomincerà il viaggio più importante: la ricerca dell’Anello.

 

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