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NBA, Silver rimanda ancora l’espansione: la vendita dei Celtics ha cambiato le cose

di Michele Gibin

L’espansione NBA oltre le 30 squadre attuali, e che tali sono da un bel po’ (2004), sembra da almeno tre anni cosa già fatta se lo si chiede ai tanti più o meno bene informati. Lo sembra molto meno, e almeno da tre anni, se si ascolta e legge ciò che ha sempre detto il commissioner NBA Adam Silver.

Parlando di espansione, Silver ha sempre rimandato il discorso alla firma, poi avvenuta nel 2023, del nuovo Collective Bargain Agreement tra lega, proprietari e sindacato dei giocatori. Quindi alla firma del nuovo contratto sui diritti TV che dal 2025-26 entrerà in vigore con ESPN-ABC, NBC e Amazon Prime Video (anche in Italia) per i successivi 11 anni.

Quindi è arrivata la vendita dei Boston Celtics, rilevati da Bill Chisholm per 6.1 miliardi di dollari la scorsa settimana. E l’annuncio-fuga in avanti di un’espansione, ma verso l’Europa e con un progetto di lega alternativa alle competizioni continentali un po’ NBA, un po’ FIBA e per ora molto “fuffosa” per usare un termine tecnico. Ma dell’attesissima, annunciata, imminente e scontata espansione a 31 squadre ancora non se ne fa nulla.

Siamo nella fase in cui stiamo metabolizzando la vendita dei Celtics e cosa potrebbe comportare in termini di espansione. Non c’è dubbio che si tratta di un’operazione che diventa rilevante in questo senso. Stiamo ancora analizzando i dettagli dell’affare e finché non lo avremo fatto non ci dedicheremo ad altro“, così Adam Silver nella conferenza stampa di giovedì sera.

La questione è piuttosto tecnica e riguarda anche i soldi. Una montagna di denaro sotto forma di expansion fee, una tariffa che i nuovi proprietari della nuova franchigia d’espansione pagano alla NBA e quindi agli altri 30 (a oggi) proprietari già in essere, come indennizzo per la futura “diluizione” degli introiti (le revenues) che vanno annualmente alle squadre, le quali devono fare posto a tavola a un invitato in più, per dirla semplice. In tre anni, Suns e Celtics sono passate di mano per rispettivamente oltre 4 e 6 miliardi di dollari, cifre mai toccate prima per una franchigia NBA ed è questo – tra gli altri – il dato che frena ancora Silver. Qual è la strada giusta per l’espansione? Un’asta miliardaria tra città smaniose di avere una squadra e che tirerebbe su il prezzo per aggiudicarsela, o una scelta più oculata, lenta e ragionata?

Nella conferenza stampa, Adam Silver ha anche citato un altro problema rilevante, ovvero quello del calo d’ascolti TV per la NBA e la difficoltà di alcune emittenti cosiddette regionali nell’accaparrarsi e pagare i diritti TV per le partite della o delle squadre d’area. Un altro dato che mette il dossier espansione in stand-by.

Seattle resta comunque tra le città interessate alla NBA, col progetto di resuscitare i SuperSonics. “Mi piacerebbe poter essere più preciso e dire che abbiamo una tabella di marcia (…) ma questo non significa che non sentiamo quanto la piazza e i fan siano ancora così presenti, quanto il lascito dei Sonics sia ancora forte, e Seattle resta un mercato fantastico“.

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