Senza scuse, la donazione da parte di Kyrie Irving di 500mila dollari alla Anti Defamation League e la presa d’atto dell’errore nell’aver promosso un libro e film dai contenuti controversi e sensibili, non sono sufficienti per la NBA e il commissioner Adam Silver.
Silver ha diffuso nella giornata di giovedì un duro comunicato, in cui si dice “deluso” dal fatto che Irving non si sia scusato pubblicamente di aver promosso un libro – e annesso docufilm – che propugna vecchie tesi pseudo storiche sulla storia e le radici dello schiavismo in America, e quel che è peggio, idee antisemite e antisioniste con tanto di citazioni non verificate di personaggi storici come “Adolph” (sic) Hitler, e passaggi dal celebre falso storico dei Protocolli dei Savi di Sion (quelli del Codice Da Vinci di Dan Brown, per intenderci).
“Kyrie Irving ha preso la decisione sconsiderata di pubblicare un link a un film contenente materiale antisemita profondamente offensivo” così Silver nel comunicato “Sebbene apprezziamo il fatto che abbia accettato di collaborare con i Brooklyn Nets e l’Anti-Defamation League per combattere l’antisemitismo e altre forme di discriminazione, sono deluso dal fatto che non abbia offerto scuse incondizionate e non abbia denunciato più specificamente i contenuti vili e dannosi contenuti nel film che ha scelto di pubblicizzare. Incontrerò Kyrie di persona la prossima settimana per discutere di questa situazione.“
Parole che lasciano presagire persino una sospensione per Kyrie Irving, qualora le spiegazioni che il giocatore fornirà alla NBA non saranno giudicate soddisfacenti. Va ricordato, per rigore di cronaca, che il commissioner NBA Adam Silver è un ebreo newyorchese.
Irving non si era scusato una prima volta la scorsa settimana dopo che i media avevano messo in rilievo i contenuti offensivi e anti-storici del libro e film, e aveva persino negato di aver voluto promuovere “l’opera” pur avendo postato su Twitter, dove la star dei Nets ha quasi 5 milioni di follower, il link d’acquisto su Amazon. E anche nel comunicato congiunto con i Nets di presa d’atto delle sue azioni e il rifiuto di qualsiasi tesi che inciti odio razziale e discriminazione, di scuse neppure l’ombra. Da qui la reazione di Silver e della NBA, che segue di poche ore la presa di posizione del sindacato NBPA dei giocatori, di cui Kyrie Irving è uno dei vicepresidenti, peraltro.
Dopo 72 ore, Irving aveva alla fine rimosso il post su Twitter, ma il caso era rimasto sulle prime pagine sportive di New York anche con la protesta di un gruppo di ebrei ortodossi che al Barclays Center aveva indossato magliette con la scritta “fight antisemitism” e chiesto ai Brooklyn Nets azioni più decise nei confronti del giocatore.

