Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti I quintetti del millennio: Chicago Bulls

I quintetti del millennio: Chicago Bulls

di Stefano Belli

Dopo i fasti degli anni Novanta, i tifosi dei Chicago Bulls hanno dovuto ridimensionare notevolmente le loro aspettative, illudendosi di poter tornare a sognare con l’ascesa di Derrick Rose ma rassegnandosi presto a navigare in una mediocrità apparentemente senza fine.

Questo è il quintetto ideale dei Bulls dal 2000 in avanti.

Point guard: Derrick Rose

La sua storia sembra la sceneggiatura di un film, che probabilmente un giorno verrà girato per davvero. Cresciuto i uno dei quartieri più degradati di Chicago, Derrick riesce a emergere e viene scelto proprio dai Bulls, la squadra che ammirava sognante quando era ragazzino. La sua inarrestabile ascesa lo rende in pochissimi anni uno dei nuovi volti della NBA, e nel 2011, dopo aver disputato il secondo dei suoi tre All-Star Game, Rose diventa il più giovane MVP nella storia della lega. Guidati dal loro fenomeno, i Bulls scalano rapidamente le gerarchie, raggiungendo le Eastern Conference Finals sempre nell’anno di grazia 2011.

L’infortunio al ginocchio subito l’anno seguente, al primo turno playoff contro Philadelphia, spezza in un solo colpo le ambizioni di gloria ella franchigia e la carriera da superstar del numero 1. Derrick salta interamente la stagione 2012/13 e disputa appena 10 partite in quella successiva, prima di arrendersi a un nuovo infortunio. Tormentato dai problemi fisici e schiacciato dalle enormi aspettative, ‘D-Rose’ non riuscirà più a tornare ai livelli di un tempo. Nell’estate del 2016, dopo l’ennesima eliminazione prematura, i Bulls decidono di non poterlo più aspettare; Derrick, che scoppia in lacrime alla notizia, viene ceduto ai New York Knicks. Inizia così una nuova fase, sempre più malinconica, nella carriera di uno dei più grandi “what if” della storia NBA.

Guardia: DeMar DeRozan

Dopo essersi imposto come uomo-franchigia a Toronto, DeRozan è finito a San Antonio nello scambio che ha portato Kawhi Leonard in Canada, e che di fatto ha portato i Raptors al loro primo, storico titolo NBA. Nei tre anni passati in Texas, DeMar è stato quasi dimenticato, prigioniero di una versione transitoria e crepuscolare degli Spurs.

Nell’estate del 2021, i Bulls decidono di puntare su di lui, e vengono ripagati alla grande. Tra la sorpresa di molti, DeRozan torna ad esprimersi a livelli stellari; chiude la sua prima stagione a Chicago a quasi 28 punti di media, massimo in carriera, riconquista l’All-Star Game (a cui parteciperà anche l’anno seguente) e viene inserito nel secondo quintetto All-NBA, come nel 2018. Malgrado le sue grandi performance, soprattutto nei minuti finali delle partite punto a punto, i Bulls deludono, martoriati dai troppi infortuni. Nel 2022 vengono fermati al primo turno dai Milwaukee Bucks, l’anno successivo si arrendono al play-in contro Miami.

Ala piccola: Jimmy Butler

Quando Butler arriva nella NBA, non se ne accorge quasi nessuno. Viene scelto dai Bulls con l’ultima chiamata al primo giro del draft 2011, e nella sua stagione da rookie gioca pochissimo. L’ano seguente, complice l’assenza per infortunio di Derrick Rose, guadagna spazio nelle rotazioni di coach Tom Thibodeau, che spesso gli chiede di marcare i migliori attaccanti avversari. Dopo aver offerto ottime prestazioni ai playoff 2013, Jimmy viene promosso in quintetto, e inizia una rapida ascesa. Nel 2014 viene inserito nel secondo quintetto All-Defensive, l’anno dopo debutta all’All-Star Game e viene eletto Most Improved Player of the Year.

Con Rose sempre più lontano dalla sua forma migliore, la squadra passa presto nelle mani di Butler, ma non riesce mai a fare strada ai playoff. Nel 2017, quando si capisce che l’abbinamento tra Butler (inserito nel terzo quintetto All-NBA) e i veterani Dwyane Wade e Rajon Rondo non può funzionare, Chicago decide di voltare pagina. Jimmy viene ceduto ai Minnesota Timberwolves, in cambio, tra gli altri, di Zach LaVine e Lauri Markkanen.

Ala grande: Luol Deng

Nel periodo del passaggio di consegne tra Rose e Butler, i Bulls si mantengono in orbita playoff grazie ai loro fidati veterani. Tra questi c’è Deng, già fondamentale, sul finire degli anni Duemila, nel trasformare un gruppo giovane e di prospettiva in una solida realtà. Pilastro della squadra per dieci anni, nel 2011/12 l’ala sud sudanese esordisce all’All-Star Game, dove torna nella stagione successiva, e viene inserita nel secondo quintetto All-Defensive. A gennaio 2014, dopo che le trattative con la dirigenza per il rinovo contrattuale hanno raggiunto a una fase di stallo, il numero 9 viene ceduto ai Cleveland Cavaliers, con i quali imboccherà il viale del tramonto.

Centro: Joakim Noah

Oltre a Rose, il centro francese è stato il simbolo di quell’epoca dei Bulls . Dopo aver vinto due titoli NCAA con i Florida Gators, viene scelto con la nona chiamata al draft 2007. Nei primi anni guadagna sempre più spazio nelle rotazioni, e quando in città arriva coach Tom Thibodeau, Joakim diventa subito un suo fedelissimo. Noah emerge tra i migliori lunghi difensivi della lega, e nel 2011 viene inserito nel secondo quintetto All-Defensive, dando un contributo fondamentale nella corsa dei Bulls alle finali di Conference.

Quando Rose viene messo KO dal famigerato infortunio al ginocchio, il primo a farsi avanti è proprio Noah, che sale ulteriormente di livello. Nel 2013 viene convocato al suo primo All-Star Game, l’anno successivo finisce al quarto posto nelle votazioni per l’MVP, entra nel primo quintetto All-NBA e nel primo All-Defense e viene eletto Defensive Player of The Year. Da quel momento inizia un lento declino; Joakim entra in conflitto con il nuovo allenatore, Fred Hoiberg, che gli preferisce in quintetto Nikola Mirotic e Pau Gasol. A gennaio 2016 deve fermarsi per un infortunio alla spalla e in estate, mentre la dirigenza sta virando verso un mezzo rebuilding, lascia l’Illinois e firma da free agent con i New York Knicks.

Sesto uomo: Zach LaVine

Con i Minnesota Timberwolves, LaVine si è fatto notare soprattutto per le incredibili schiacciate, che gli sono valse due vittorie allo Slam Dunk Contest. Una volta giunto a Chicago, tra le contropartite dell’affare Butler, la guardia da UCLA dimostra di essere un attaccante completo, e a tratti inarrestabile. Dopo che gli infortuni hanno ridotto a sole 24 apparizioni il suo 2017/18, Zach si è fa tra i migliori realizzatori NBA, gravitando stabilmente oltre i 23 punti di media. Nel 2021 fa il suo esordio all’All-Star Game, a cui partecipa anche l’anno successivo, quando contribuisce al ritorno dei Bulls ai playoff dopo cinque anni.

Allenatore: Tom Thibodeau

Da assistente di Doc Rivers, Thibodeau ha reso quella dei Boston Celtics una delle migliori difese NBA, contribuendo in modo significativo alla vittoria del titolo nel 2008. Due anni più tardi, dopo le Finals perse contro i Lakers, viene assunto come head coach dai Bulls, dando subito un’identità granitica alla squadra. Con lui al timone, Chicago raggiunge le finali di Conference nel 2011, quando Thibodeau viene eletto Coach of the Year, e si mantiene ad alti livelli anche negli anni successivi, malgrado i gravi e ripetuti infortuni della superstar Derrick Rose. Nel 2015, l’eliminazione subita al secondo turno playoff per mano dei Cleveland Cavaliers e un rapporto sempre più logoro con il front office portano a una separazione tra le parti.

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