Peggiore sconfitta nei playoffs per gli Houston Rockets nella loro storia, i Golden State Warriors dalla fine del secondo quarto alla fine dell’ultimo martellano come un rullo compressore sulla difesa della squadra di D’Antoni che comincia il match con il piglio giusto ma poi sbaraglia, perde fiducia, sbaglia canestri facilissimi, perde il controllo e si mette in condizione di essere letteralmente spazzata via da Steph Curry, che dal terzo quarto torna a macinare anche da tre punti… Ecco sintetizzata la gara 3, un massacro cestistico.
Quando si parla di questi Golden State Warriors come una di quelle squadre che hanno segnato (o che stanno segnando) un’intera generazione, ci si riferisce a partite del genere.

Golden State Warriors: una squadra fuori dal mondo
Il 126-85 finale è la più larga vittoria della storia dei Warriors in postseason e la peggior sconfitta della storia dei Rockets ai playoffs, nonché la più larga sconfitta per una squadra con oltre 65+ vittorie.
Protagonista assoluto della notte è stato, tanto per cambiare, Stephen Curry. Sbaglia cinque triple nel primo quarto, ma poi trova il ritmo e non si ferma più. Alla fine sono 35 punti, di cui 17 in un solo quarto. Si tratta della decima volta in postseason che Curry chiude a 17 punti in un quarto, e 7 di queste sono arrivate nel terzo quarto. Il duo Harden-Paul non riescono a stargli dietro in nessun modo e, quando c’era il Barba primo difensore, l’MVP e Kevin Durant hanno segnato un clamoroso 7-10. Allargando il discorso a tutta la partita, con Harden primo difensore i Warriors hanno chiuso segnando 8 volte, di cui cinque con un layup o una schiacciata.
Per Golden State, questa è stata la sedicesima vittoria consecutiva in casa durante i playoffs. Si tratta della striscia più lunga dai tempi dei Chicago Bulls di Michael Jordan, che si erano fermati a quota 15 tra le stagioni 1990 e 1991.

