Ai microfoni di Sports Illustrated, Stephen Curry è stato interpellato in merito a quale titolo NBA abbia un valore maggiore per lui, in particolare tra l’ultimo, quell vinto nel 2022, oppure i due consecutivi del 2017 e 2018. “Sicuramente quello del 2022, sempre e comunque”, ha risposto Curry ad una domanda che è parsa molto retorica.
Stephen Curry, 2 volte MVP e 8 volte All-NBA, è stato campione prima nel 2015, poi nel 2017 e 2018, ed infine nel 2022. Come ben sappiamo, anche in quegli anni in cui Golden State non ha raggiunto la vetta della lega, il figlio di Dell non ha mai perso le speranze e l’ambizione più grande per un giocatore del suo calibro. In passato, Draymond Green aveva risposto alla stessa domanda, assicurando i giornalisti che l’ultimo anello vale molto più degli altri per l’impegno richiesto per essere lì, a sette anni di distanza dalla prima apparizione, a giocarsi la finale contro i Boston Celtics.
Nell’intervista, Curry ha preso parte ad un gioco del tipo “questo o quello”, scegli una delle due opzioni, e la conduttrice Ashley Nicole Moss non ha tardato a porgli una domanda scottante. La risposta è giunta in tempi altrettanto rapidi, con Stephen Curry che ha voluto sottolineare ancora una volta quanto sia significativo l’ultimo titolo NBA, il quarto in carriera. Non solo, per l’impatto che la vittoria delle ultime finali ha avuto sul nativo di Akron, Curry scambierebbe volentieri i due vinti con Durant nel 2017 e 2018 per questo del 2022.
Chiaramente, le parole di Curry non vogliono essere una frecciatina nei confronti di Durant, che nel 2019 lasciò la baia di San Francisco via sign-and-trade alla volta di Brooklyn. Da quel momento, l’ex MVP con gli Oklahoma City Thunder ha riscosso poco successo sia sul campo, non avendo mai raggiunto le finali, sia a livello personale, per come ha voluto cavarsi fuori dall’impaccio che sono stati i Nets.
Al contrario, Stephen Curry è stato paziente nei momenti più difficili, Golden State ultima ad Ovest ed i due gravi infortuni di Klay Thompson, ha atteso il momento in cui la sua squadra sarebbe tornata in forma, e, quando quel momento si è presentato, lo ha colto in una degna interpretazione della locuzione “carpe diem“.

