Clint Capela: il centro dei Rockets, intervistato dal sito “The Undefeated” insieme ad altri giocatori europei, tra i quali Tony Parker, Rudy Gobert e Thabo Sefolosha, ha raccontato alcuni aneddoti interessanti della sua vita nel Vecchio Continente. In particolare, il lungo ha parlato delle difficoltà incontrate in quel periodo, tra queste l’inevitabile problema del razzismo.
CLINT CAPELA: LE DICHIARAZIONI SUL SUO PASSATO EUROPEO

Capela, ai Rockets dal 2014
Il cestista svizzero, che nella scorsa free agency ha rinnovato con i razzi texani per 5 anni, si è soffermato molto, innanzitutto, sulla differenza di stile di vita che intercorre tra gli Stati Uniti e, in generale, in Europa.
Per me qui la mentalità è molto diversa. Non sono sempre d’accordo con il ritmo qui. Credo che sia meglio vivere in Svizzera o in Francia. Anche la Spagna non è male. Lì la gente non pensa a come vestirsi o a come apparire, ma soltanto a ciò che sei realmente dentro.
Il numero 15, poi, ha descritto i luoghi in cui gli piacerebbe maggiormente vivere una volta che la sua carriera volgerà al termine.
Tornerò nel Vecchio Continente, perché lì non importa che tu sia una star o meno, la gente ti guarderà sempre nello stesso modo. E’ una cosa a cui tengo molto.
Aldilà di questi elogi, però, Capela non ha potuto non parlare della piaga del razzismo, che interessa sia gli Stati Uniti che l’Italia ovviamente. In tal senso, significativo è stato il riferimento del centro ad episodi accaduti anche nel nostro paese.
In Europa c’è un problema razzista. Ogni volta che giocavo con la Svizzera Under 16 andavamo in trasferta in Montenegro oppure in Italia. In quei posti tutti mi urlavano contro, dandomi della scimmia. Dio mio. La maggioranza bianca lo permetteva, nessuno faceva niente per zittirli. Purtroppo ero l’unico nero in campo, e non potevo farci niente. Quando sei in campo, però, il tuo compito è segnare, e devi pensare soltanto a questo.
Il giocatore di Houston, dunque, ha voluto ribadire tutte le difficoltà che ancora sussistono, purtroppo, a livello sociale per estinguere definitivamente queste deplorevoli forme di discriminazione.

