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Sarà la stagione degli Houston Rockets?

chris paul

Sarà la stagione degli Houston Rockets?

Gli Houston Rockets si affacciano alla nuova stagione carichi di entusiasmo e motivazione, dopo aver dimostrato di poter tenere benissimo testa ai campioni in carica dei Golden State Warriors, tanto da essere arrivati ad un passo dal batterli nelle Finali di Conference dello scorso maggio (4-3 in favore della franchigia della Baia nella serie). L’infortunio di Chris Paul, però, li ha privati di un condottiero imprescindibile proprio per la decisiva gara-7. Dopo gli Oklahoma City Thunder di Russell Westbrook e Kevin Durant e i Cleveland Cavaliers di LeBron James, Kyrie Irving e Kevin Love, nessuna squadra era riuscita a portare i Warriors a gara-7 negli ultimi due anni. Il tutto, peraltro, dopo aver ampiamente dominato in regular season, conclusa col miglior record della lega e della storia della franchigia (primo posto ad Ovest con ben 65 vittorie ed appena 17 sconfitte).

 

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UN NUOVO MELO PER HOUSTON

Nonostante le importanti perdite di Trevor Ariza e Luc Mbah a Moute, due giocatori che hanno dato un apporto di grande grinta e carattere ai Razzi, Houston riparte dai propri punti fermi, su tutti l’MVP James Harden, seguito dai vari Chris Paul, Clint Capela, Eric Gordon, P.J. Tucker e Gerald Green. Oltre a loro, da segnalare l’arrivo di Carmelo Anthony, un’aggiunta che rinforza ulteriormente il gruppo texano, anche perché si tratta di un giocatore sopra la media, nonostante tutto. Proprio Melo è l’acquisto maggiormente degno di nota dell’estate dei Rockets, con il general manager Daryl Morey (vincitore del premio di Executive of the Year) che lo ha messo sotto contratto per un anno al minimo salariale di 2,3 milioni di dollari ed ha ingaggiato anche tasselli ideali per la second unit a disposizione di D’Antoni, tra cui James Ennis, Michael Carter-Williams, Marquese Chriss e Brandon Knight, giocatori tranquillamente in grado di dire la loro quando vengono chiamati in causa. Anthony è reduce da un’annata tutt’altro che positiva con la maglia degli Oklahoma City Thunder, con cui ha faticato parecchio ad adattarsi al ruolo di terzo violino e a condividere il parquet con altre due stelle del calibro di Russell Westbrook e Paul George, facendo registrare numerosi career low che hanno sollevato numerosi dubbi circa l’impatto che il dieci volte All-Star possa continuare ad avere nella lega. In questa preseason, l’ex New York Knicks sembra aver trovato la propria collocazione ideale al fianco di Harden e Paul e con i due può formare un Big Three di tutto rispetto, ma potrebbe anche accomodarsi in panchina e rendere ancor più profonda e solida una second unit che indubbiamente ha poco da invidiare a quelle delle altre contender.

LA SECOND UNIT SARÀ L’ARMA IN PIÙ?

La panchina, dunque, sarà uno degli elementi chiave dei Rockets, che l’anno scorso ai playoff hanno avuto difficoltà, in particolar modo nella serie coi Golden State Warriors, anche e soprattutto a causa degli scarsi apporti dei vari Ryan Anderson, Luc Mbah a Moute e Joe Johnson: il primo ha perso il posto da titolare lo scorso gennaio, per poi scivolare sempre più giù nelle rotazioni di MDA ed essere ceduto ai Phoenix Suns insieme al rookie De’Anthony Melton in cambio di Marquese Chriss e Brandon Knight, il secondo ha deluso in post season in seguito a un infortunio ed è tornato ai Los Angeles Clippers da free agent, mentre il terzo non è riuscito a dare quel contributo che ci si aspettava. Con Green dall’inizio della regular season, Ennis, il rookie Hartenstein, Carter-Williams e uno tra Gordon ed Anthony, la second unit dei Rockets sembra essere l’ideale per far rifiatare il quintetto titolare, anche e soprattutto perché Houston avrà necessariamente bisogno di dosare al meglio le energie al fine di arrivare in ottima condizione ai playoff e provare a centrare una volta per tutte l’impresa soltanto sfiorata nella scorsa stagione. Per farlo, sarà fondamentale che i nuovi arrivati si adattino il più in fretta possibile alla filosofia cestistica di D’Antoni, su tutti inevitabilmente Melo, che resta uno dei migliori attaccanti della lega e potrà essere il vero ago della bilancia per i Rockets.

 

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☔️ @cp3 ☔️

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Dalla sua intesa con il suo migliore amico Chris Paul e James Harden, infatti, dipendono gran parte delle sorti della stagione dei Razzi. Con un Melo in più nel motore, Houston avrà anche la possibilità di sperimentare vari quintetti e di avere un’altra stella che possa trainare la squadra anche come primo violino, consentendo dunque maggiori minuti di riposo a CP3 e The Beard. Se è vero che Anthony non è più il fuoriclasse che entusiasmò a lungo con le maglie di Denver Nuggets e New York Knicks, è pur vero che si tratta comunque di un giocatore ancora in grado di spostare gli equilibri.

LE NOVITÀ DEL ROSTER E IL MONTE INGAGGI DEGLI HOUSTON ROCKETS

Detto delle conferme e delle novità, frutto del lavoro del GM Morey, il roster degli Houston Rockets per la stagione 2018-2019 si compone di tre point guards (Chris Paul, Brandon Knight e Michael Carter-Williams), tre guardie (James Harden, Eric Gordon e Rob Gray), nove ali (Carmelo Anthony, P.J. Tucker, Gerald Green, Marquese Chriss, James Ennis, Isaiah Hartenstein, Vince Edwards, Gary Clark e Bruno Caboclo) e tre centri (Clint Capela, Nenê e Zhou Qi). Tra i nuovi, dunque, spicca Carmelo Anthony, che si giocherà il posto in quintetto con Eric Gordon, già Sesto uomo nelle scorse due stagioni e vincitore del Sixth Man of the Year nel 2016-2017. Uno dei due, dunque, sarà l’elemento trainante della second unit, in cui James Ennis prenderà il posto lasciato vacante da Luc Mbah a Moute e Gerald Green rivestirà un ruolo sempre più determinante, sia in termini di minutaggio che di continuità d’impiego e di rendimento. Da segnalare, inoltre, la presenza di Michael Carter-Williams, Rookie of the Year nel 2013-2014 con la maglia dei Philadelphia Sixers e in cerca di riscatto dopo gli infortuni che lo hanno penalizzato e non poco negli ultimi anni. Il suo apporto in uscita dalla panchina consentirà a Paul e Harden di rifiatare maggiormente.

Marquese Chriss, dal canto suo, può giocare anche come centro e garantire riposo sia a Tucker che a Capela, oltre che a poter dare un contributo decisamente più importante rispetto a quello dato da Anderson nella seconda parte della scorsa stagione. A livello salariale, gli unici a raggiungere e superare quota 30 milioni di dollari sono Chris Paul (35,6) e James Harden (30,4), mentre in doppia cifra ci vanno anche Clint Capela (15,2), Brandon Knight (14,6) ed Eric Gordon (13,5). Tra i “milionari” c’è spazio anche per P.J. Tucker (7,9), Nenê (3,6), Marquese Chriss (3,2), Gerald Green (2,3), Carmelo Anthony (2,3), Michael Carter-Williams (1,7), James Ennis (1,6), Bruno Caboclo (1,6) e Zhou Qi (1,3). Si fermano a a poco meno di 840.000 dollari, invece, i vari Vince Edwards, Rob Gray, Gary Clark ed Isaiah Hartenstein.

LE ASPETTATIVE DEI RAZZI

Da quando Mike D’Antoni si è seduto sulla panchina degli Houston Rockets (2016) la squadra ha sempre migliorato il proprio piazzamento, sia in regular season che ai playoff. Rispetto all’ottavo posto ad Ovest con 41 vittorie ed altrettante sconfitte e un’eliminazione al primo turno della post season con i Golden State Warriors nel 2015-2016, infatti, con l’ex Baffo i texani si sono piazzati al terzo posto (55 vittorie e 27 sconfitte) e sono arrivati alle semifinali di Conference nel 2016-2017 (sconfitta per 4-2 con i San Antonio Spurs di Gregg Popovich), per poi arrivare primi ad Ovest con 65 vittorie e 15 sconfitte e ad un passo dalle Finals, arrendendosi solo al cospetto dei Warriors in Finale di Conference (4-3). L’obiettivo, dunque, è inevitabilmente ripetersi, se non addirittura superarsi e porre definitivamente fine all’egemonia di Golden State ad Ovest nella lega. Un’impresa tutt’altro che semplice, ma di certo non impossibile per una squadra che ha tutte le carte in regola per vincere almeno un titolo nei prossimi anni. Quel che è certo è che i Rockets dovranno cercare di ridurre al minimo i cali di concentrazione ed arrivare ad un’eventuale rivincita con i Warriors al completo. Oltre a ciò, Houston dovrà fare i conti con gli Oklahoma City Thunder di Russell Westbrook e Paul George e i Los Angeles Lakers di LeBron James, che col Re in squadra non possono non essere inserite nella lista di squadre che potrebbero stupire a tal punto da risultare la vera rivale dei GSW.

Da non sottovalutare, inoltre, i solidi Utah Jazz di Donovan Mitchell e i New Orleans Pelicans di Anthony Davis. Più distaccati I Portland Trail Blazers di Lillard e McCollum e i San Antonio Spurs di DeRozan e Aldridge. In caso di Finals, inoltre, i Rockets avrebbero altri ostacoli piuttosto complicati: rispetto allo scorso anno, infatti, sia i Boston Celtics che i Philadelphia Sixers sembrano essere in grado di competere per il titolo.

di Dennis Izzo

Dennis Izzo
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