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Le pagelle dei Miami Heat dopo la sconfitta nelle finali NBA

di Giovanni Oriolo

Domenica scorsa è andata in scena gara 6 delle Finali NBA tra i Miami Heat e i Los Angeles Lakers. Per la squadra losangelina era il secondo match point, dopo quello sciupato nel match precedente (grazie alla seconda tripla doppia nella serie di Butler). Questa volta i ragazzi di Spoelstra, nonostante il rientro di Goran Dragic, non riescono a superare la difesa granitica dei Lakers, che panchina per tutta la partita i suoi centri di ruolo.

Per i Lakers i tratta del 17esimo titolo della loro storia, mentre LeBron vince il terzo MVP della Finals (tutti con squadre diverse). Nonostante la sconfitta per gli Heat queste Finals sono da considerare più che positive. I tanti giovani hanno dimostrato di aver talento, Butler di essere il leader ideale per Miami e la squadra di coach Spoeltra sulla strada giusta per vincere il terzo titolo della loro storia. Diamo i voti ai singoli giocatori della franchigia della Florida.

Pagelle Miami Heat: i voti delle finali NBA

Goran Dragic, voto 6: Difficile giudicarlo, soprattutto vista la sfortuna avuta in questa serie. Si fa male in
Gara 1 e riesce a tornare solo in Gara 6, ma lo fa perché ha un cuore enorme. Non voleva assolutamente
abbandonare i suoi compagni con la consapevolezza che, all’età di 33 anni, questa probabilmente è stata
l’ultima occasione per mettersi un anello al dito. Le lacrime in panchina, prima di Gara 4, ne sono la
dimostrazione. Soprattutto visti i numeri e l’importanza che stava avendo in questi playoffs. Veramente un
peccato non averlo potuto vedere in campo, sarebbe stata tutta un’altra serie. Sfortunato

Kendrick Nunn, voto 6,5: Il nativo di Chicago si limita a eseguire ciò che gli chiede Spoelstra, senza strafare.
Gioca quasi 23 minuti a partita, in cui mette a referto 10.5 punti, 3.5 rimbalzi e quasi 2 assist di media. Uscendo
sempre dalla panchina si dimostra un buon elemento nel sistema Heat, utile soprattutto nel portare palla
vista l’assenza di Dragic. Subisce in alcune partite l’esperienza e il talento di Rondo, capace di batterlo
quando e come voleva. Compitino

Duncan Robinson, voto 7: Male prime due sfide, dove ha subito il debutto nelle Finals. La guardia tiratrice ha chiuso gara 1 con zero punti e soli tre tiri in 27 minuti. Nella partita successiva, Ducan, non va sopra i 9 punti, sempre tirando molto male. Nel terzo match finalmente entra nella serie, raggiunge per la prima volta la doppia cifra (che terrà anche per le tre partite successive) e realizza giocate importanti per la vittoria. Però, il match in cui dimostra di essere un giocatore che merita questo palcoscenico, è sfida che vale il 3-2 e l’illusione di poter portare la sfida in parità. In gara 5, infatti, Robinson sforna una prestazione da 26 punti, 5 rimbalzi, 2 assist e una palla rubata tirando con 7 su 13 da oltre l’arco. Questo è un giocatore che presto ritroveremo alle Finals. In netta crescita

Tyler Herro, voto 7,5: Non ci si poteva aspettare di più da lui. Un rookie, di appena 20 anni, che gioca le sue prime Finals con una tranquillità disarmante e a tratti da protagonista. Si fa trovare pronto, sbaglia qualche scelta e qualche tiro di troppo, ma l’inesperienza a quei livelli si paga purtroppo. La sua sfacciataggine è spesso un’arma a doppio taglio: può farti vincere delle partite, ma te ne fa perdere altre. Batte alcuni record come il più giovane titolare a giocare delle Finals, non male per una tredicesima scelta al draft. Ennesimo colpaccio di Pat Riley. Il futuro è suo

Derrick Jones, voto sv: Di base scende in campo ben 4 volte, ma non supera i 10 minuti totali (di cui 7 li gioca nel lunghissimo garbage time di gara 1). Poco da dire, il coach lo ha valutato non ancora adatto al livello, sicuramente ci siamo persi qualche schiacciata molto scenica e poco altro. Non giudicabile

Jae Crowder, voto 6: Serie senza infamia e senza lode per l’ex Celtics. Il veterano degli Heat ha fatto ciò per cui è stato voluto (e per il quale sarà probabilmente rinnovato). Crowder ha giocato da classico 3&D, si è preso un gran numero di triple (a volte anche forzando troppo) e in fase difensiva si è sempre accoppiato con Davis o con LeBron, nei pochissimi minuti in cui Butler riposava. Crowder è proprio quel prototipo di giocatore il coach vuole in roster per dare sicurezza e solidità alla squadra. Certezza

Solomon Hill, voto 5.5: Il suo utilizzo in ben quattro delle sei sfide delle Finals, dopo che era stato seduto per tutto il primo, il secondo turno e metà delle Finali di Conference ha sorpreso un po tutti. Probabilmente l’idea era quello di far rifiatare Crowder (non più giovanissimo) con un lungo che sapesse difendere, per questo è stato preferito persino ad Olynyk in alcuni momenti della serie. Beh siamo felici di rivederlo in campo dopo i tanti e brutti infortuni, un po’ meno di vederlo giocare una finale NBA. Solomon, infatti, non è sembrato all’altezza della sfida e, già dopo gara 1, i suoi minuti sono drasticamente scemati. Alla fine chiude con un totale di 25 minuti giocati, 12 punti, 3 su 7 da oltre l’arco e 4 su 8 dal campo. Bene, ma non benissimo

Bam Adebayo, voto 7: Dopo l’infortunio in gara 1 ha dovuto saltare 2 partite per un problema alla spalla. È tornato non al 100% e si è visto sul campo, sempre limitato nelle giocate e poco aggressivo in difesa. Gioca comunque una buona pallacanestro e i numeri lo dimostrano: 15 punti, 6 rimbalzi e 2.5 assist di media. Nella metà campo difensiva non è determinante come lo è stato contro i Boston Celtics, anche perché contro si trovava uno dei giocatori più forti della lega, se non il più forte, nel suo ruolo. Tutti si aspettavano di più, ma non dimentichiamoci che si trattava delle prime Finals anche per lui. Acciaccato

Kelly Olynyk, voto 7: Salta solo gara 5, dopo Spoeltra si limita a una rotazione a 7 uomini. Per il resto viene inserito a partita compromessa al debutto, ed è sempre tra i migliori dei suoi per punti e presenza. Indubbiamente è un che un po’ soffre in difesa a questi livelli, ma io ci avrei creduto di più in lui (soprattutto visto il suo rendimento in attacco e i problemi di Adebayo). In questi casi i numeri bastano e avanzano per descrive le buone prestazioni messe in campo da Olynyk. Nel complesso, il canadese, tiene una media di 11.5 punti, 6 rimbalzi e 1.5 assist (con qualche rubata e stoppata qua e la). Concreto

Meyers Leonard, voto 4: L’ex Blazers sarebbe senza dubbio il peggiore della squadra, se non fosse per il fatto che senza l’infortunio di Bam lui non sarebbe neanche mai sceso in campo. Come scritto nelle pagelle di gara 3, dove è partito titolare, in attacco sarebbe anche un giocatore che 10/15 minuti in queste partite li può fare, il problema è la fase difensiva. Nella tua metà campo Leonard è un giocatore che paghi troppi e che non sa stare sul parquet. Non a caso, un allenatore esperto come Spoelstra, lo ha usato per ben 20 minuti di media (giocando 51 match) in regular season. Mentre ai playoffs ha messo piede in sole tre sfide (per via dei problemi di Adedayo). Non all’altezza

IL MIGLIORE

Jimmy Butler, voto 9: Beh che dire, i record realizzati e i numeri potrebbe già dare un’idea di ciò che l’ex Bulls ha realizzato. Per chi non li conosce, Butler ha messo su una media di 26 punti, 8 rimbalzi, quasi 10 assist, 1 stoppata e 2 rubate a notte. Senza dubbi Jimmy era la stella, era il più esperto, il più talentuoso, ma anche per lui questo era un debutto nelle Finals e onestamente credo che pochissimi hanno fatto meglio di lui alla prima (quasi nessuno). Ultimo a mollare in tutte e quattro le sfide poi vinte dai Lakers, dominatore e trascinatore nei due match a portati a casa dai suoi Heat. Giusto per spiegare il carattere di questo ragazzo basta dire che nel post partita di gara 6 ha dichiarato: “di non poter gioire fino a fondo per queste Finals perché, quando è arrivato a Miami, aveva promesso alla squadra che lui li avrebbe portati a vincere il titolo“. Ah per lui la questione è solo rimandata di un anno. Semplicemente Jimmy

IL PEGGIORE

Andre Iguodala, voto 4,5: Il peggiore dei suoi. Dal tre volte campione NBA ci si aspettava molto di più,
soprattutto sul piano mentale. Non era stato assolutamente preso per il suo rendimento offensivo, ma per
il suo impatto difensivo e psicologico verso i propri compagni. Ma sul campo non si è visto nulla di tutto ciò,
quasi assente dalla partita. Non è stato un fattore in difesa come suo solito, con solo 3 punti, 3 rimbalzi e 2
assist in quasi 20 minuti di utilizzo. Ma soprattutto nessuna delle sue giocate “sporche”, una palla rubata o
un rimbalzo offensivo che ti cambia la partita. Cose che siamo abituati a vedere da lui, cose per cui ha vinto
un MVP delle finali nel 2015. Delusione totale

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