Doc Rivers aveva deciso che avrebbe interrotto la sua nuova attività da commentatore per ESPN per tornare in panchina “solo per la situazione giusta“. Quindi sono arrivati i Milwaukee Bucks.
Rivers era la scelta più logica e l’unica strada percorribile per i Bucks una volta deciso di licenziare Adrian Griffin, il coach al primo anno scelto per sostituire Mike Budenholzer ma mai in sintonia con il gruppo. E l’ex allenatore di Celtics, Clippers e Sixers ci ha messo poco ad accettare, giusto il tempo di accordarsi su cifre, durata e nuovo staff tecnico e neppure 9 mesi dopo la fine dell’esperienza triennala a Philadelphia, il “Doc” era di nuovo in pista.
“Perché Milwaukee è la situazione giusta? La ragione la sapete tutti, si chiama Giannis e Dame. Ci sono secondo me al massimo 8 squadre che possono avere una chance concreta per il titolo, e i Bucks hanno le loro chance. Un’altra ragione è che si tratta di un gruppo di veterani, e se c’è una situazione in cui c’è la maggiore opportunitò nell’entrare in corsa, è proprio questa“, ha detto Doc Rivers alla sua prima conferenza stampa da head coach dei Milwaukee Bucks.
Rivers che è consapevole della sfida di dover portare fino in fondo una squadra presa in carico a metà stagione. “Non l’ho mai fatto prima ed è una cosa che non auguro a nessuno, solo a giudicare dai primi due giorni qui. E’ una sfida, c’è da organizzarsi in fretta e non si può strafare. Ci sono cambiamenti da fare, quello si, ed è lì che inizieremo a lavorare da subito“.
“Da allenatore le ho passate tutte ma amo allenare proprio per questo. Tutti gli alti e tutti i bassi che si vivono, attraverso cui passare e da cui imparare. Alla fine si tratta di instaurare delle relazioni umane, di convincere alcuni giocatori a fare anche delle cose che non vorrebbero fare“, come difendere ad esempio, se si prendono a esempio i Bucks della prima metà della stagione. “Non sempre sarai popolare ma è ciò che succede nei ruoli di leadership. Ma se riesci a convincere la gente attorno a te e a farti seguire, allora puoi avere successo“.
A fissare l’asticella ancora più in alto, a livello di urgenza, ci ha pensato Giannis Antetokounmpo che ha descritto quanta pressione, quanto scrutiny i suoi Bucks hanno dovuto sopportare e quanto ne arriverà ora, dopo il cambio in corsa. “Ogni volta che perdiamo una partita sembra la fine del mondo. Se vinciamo di 5 tutti dicono, perché non avete vinto di 20? Con Giannis, Dame, Middleton… La realtà è che nulla è accettabile tranne il titolo NBA, siamo arrivati a questo punto, è pazzesco ma va bene così, lo accettiamo. E avere una persona (Doc Rivers, ndr) che accetta tale pressione allo stesso modo, e che ha fiducia, rende le cose migliori. E’ un lavoro difficile ma lui ha il fisico per farlo“.
“Rivers ci chiederà sempre di più come gruppo“, così Damian Lillard “non avrà alcun problema a sfidare me o Giannis e a spingersi oltre. E visto che gruppo siamo, con tanti veterani e di grande talento, penso che sia qualcosa di cui ci sia bisogno per arrivare là dove vogliamo“.

