È probabile che Jason Kidd sia leggermente indeciso sul santo a cui votarsi, nel senso che non sa quale sia meglio per fargli andare dritta. I suoi Bucks sono una squadra tutt’altro che elettrizzante, il pubblico va e viene ma soprattutto va, e de vez en cuando torna fuori quella vocina che dice “Mandateli a Seattle”. Chissà, magari se lo augura anche lui.
CAMBIAMENTI DI GIOCO
Fermi tutti, abbiamo detto che i Bucks sono una squadra tutt’altro che elettrizzante? Sì, ma è proprio quel “squadra” il nocciolo della questione. I cervi centrorientali hanno infatti tra le proprie fila elementi che ti fanno saltare sul divano per una giocata, che sia un’entrata vertiginosa, una tripla fulminante o una battaglia nella giungla sotto le plance conclusa a colpi di machete con la spicchiata nel sacco. Giannis Antetokoumpo è il primo della lista, e ne ha ben donde: alto quanto un centro, coordinato, leggero come il fil di ferro e altrettanto resistente (ovviamente parametrato al ruolo), ma anche gli altri non scherzano nulla: Jason Terry, che ha un feeling particolare il suo coach da quando l’altro gli confezionava assist e insieme vincevano il titolo a Dallas, e che non forse saprà più volare ma accidenti se la mano resta quella meravigliosamente educata di sempre; Greg Monroe, che a furia di essere il centro del futuro si ritroverà a essere il centro del passato, ma le qualità le ha sempre avute, e, dai, a 26 anni o la spa o la vacca; Dellavedova, che è un segugio idrofobo come pochi; Jabari Parker, che sarà ora inizi a fare come l’omonimo Peter e a scalare i muri dei migliori NBA, dato che può farcela. L’elenco sarebbe ancora lungo, ci fermiamo qui per non appesantire la vostra lettura.
PREVISIONI MILWAUKEE BUCKS
I Bucks possono andare molto bene o molto male, dipende se e in che termini troveranno la quadra. Gli effettivi a disposizione presi uno per uno sono di valore: a parte i già citati tutti possono portare il loro mattoncino, il fromboliere Carter-Williams, l’atletico Thon Maker, il roccioso Miles Plumlee, Teletovic classico lungo slavo dalle mani fini, l’ambidestro Henson, l’incursore Henry. Kidd ha l’arsenale zeppo e può pescarvi a piene mani, consapevole che quest’anno l’Est si è livellato verso il…medio, nel senso che ci sono molte formazioni che si equivalgono, almeno sulla carta. Logico che quindi si cerchi di puntare a entrare nella post season, come magari successe in quel 2009/2010, quando i cervi allenati allora da Skiles sorpresero tutti e non conclusero il proprio viaggio dopo 82 partite ma anzi, portarono addirittura Atlanta alla settima e chissà come sarebbe andata se Bogut non si fosse infortunato a sei gare dai playoff.
Tornando al presente, coach e giocatori sanno di valere, così come sanno che per farsi valere tocca sbucciarsi i gomiti. Se si riescono chimicamente ad accendersi, questi potenzialmente li fermi da una parte ma ti scappano via da quell’altra. Ergo, occhio.

