Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiNBA Power Ranking 2016/2017 – Prima parte

La fine di settembre è solitamente il periodo più triste e malinconico dell’anno, con le vacanze ormai lontane e i giorni, sempre più corti, scanditi dalla solita, vecchia routine. Per gli appassionati di basket, però, questo periodo segna la fine di una lunga, estenuante attesa: con il Media Day e l’inizio dei training camp si apre di fatto la nuova stagione NBA!

Dopo un’estate in cui draft e free-agency hanno mischiato per bene le carte, le trenta franchigie sono pronte a calcare nuovamente i parquet di tutta America (e non solo). Per noi, invece, arriva il momento di un giochino tanto inutile, quanto divertente: il Power Ranking.
Nelle prossime tre settimane stileremo una classifica ‘al rovescio’, partendo dalla squadra meno attrezzata e arrivando alla più seria candidata al titolo NBA 2017. Trattandosi di meri pronostici, sarà bello rileggere questo Ranking a giugno e constatare che molte cose, all’apparenza scontate, non si saranno invece verificate…

Cosa aspettiamo allora? Si parte!

(trovate qui la seconda parte e qui la terza)

30 – BROOKLYN NETS

I nuovi acquisti dei Nets.... Golden State who??

I nuovi acquisti dei Nets…. Golden State who??

Nel libro di Stephen King (diventato poi serie Tv) 22.11.63, Jake Epping tornava negli Anni ’60 per cercare di impedire l’omicidio Kennedy. Allo stesso modo, i tifosi dei Brooklyn Nets tornerebbero volentieri nel 2009 per far desistere Mikhail Prokhorov dall’acquisto della franchigia, portata alla rovina nel giro di soli sette anni.
A memoria non ricordo una situazione peggiore di quella dei Nets; un roster imbarazzante, nessuna prima scelta al draft fino al 2019 e senza il minimo appeal per eventuali free-agent (a meno che qualche superstar non decida di tentare la scommessa più grande della sua carriera).
Dopo la (prevedibilmente) disastrosa stagione passata, Brooklyn presenta la rosa indubbiamente peggiore della NBA.
Oltre che sul povero Brook Lopez (ottimo centro, meriterebbe un contesto migliore), il debuttante coach Kenny Atkinson può contare su qualche giovane interessante (Bojan Bogdanovic e Rondae Hollis-Jefferson), su giocatori assolutamente di secondo piano (Trevor Booker, Randy Foye e lo stesso Jeremy Lin, malgrado l’ottima stagione con la maglia degli Hornets), su un campione ormai al tramonto (Luìs Scola) e su un Anthony Bennett all’ultima chance di iniziare una carriera NBA degna di tal nome.
Con la presumibile crescita di Sixers e Lakers, i Boston Celtics (detentori delle prossime prime scelte dei Nets) possono già fregarsi le mani…

 

29 – PHILADELPHIA 76ERS

Ben Simmons, la grande speranza per il futuro dei Sixers

Ben Simmons, la grande speranza per il futuro dei Sixers

Dopo anni di sconfitte, il cosiddetto ‘processo’ dell’ex-general manager Sam Hinkie (sostituito da Bryan Colangelo) inizia la sua seconda fase. Le numerose scelte al draft hanno permesso ai Sixers di accumulare giovani talenti in quantità, sperando che tra essi ci sia il futuro uomo-franchigia.
La prima scelta assoluta 2016 Ben Simmons va ad aggiungersi ai vari Nerlens Noel, Jahlil Okafor, Dario Saric (sbarcato in NBA a due anni di distanza dalla sua chiamata) e Joel Embiid (che dovrebbe finalmente debuttare, dopo i problemi al piede che lo hanno costretto a saltare due stagioni). C’è un piccolo problema: per schierare un quintetto equilibrato, solo due (o al massimo tre, con Simmons a giocare da ala piccola) di questi potranno scendere in campo contemporaneamente.
Sembra chiaro che la dirigenza stia aspettando di valutare l’impatto di Embiid (atteso come “il nuovo Olajuwon” prima dell’infortunio) prima di cedere uno dei giovani lunghi a disposizione, per cui è facile che un paio di loro possano essere scambiati prima della trade deadline di febbraio. Del resto sia Noel che Okafor (i maggiori indiziati a lasciare Philadelphia) hanno ottimo mercato, e possono aprire innumerevoli scenari per scambi vantaggiosi. Scambi che magari porteranno a Phila un playmaker, principale tassello mancante di questa giovane squadra.
Ad ogni modo, sarà molto interessante seguire la stagione dei Sixers, al primo anno di un nuovo (e molto promettente) corso. Per i playoff bisognerà aspettare qualche stagione, ma la luce in fondo al tunnel potrebbe finalmente comparire.

 

28 – PHOENIX SUNS

Da sinistra: Archie Goodwin , Brandon Knight , Eric Bledsoe e Devin Booker

Da sinistra: Archie Goodwin , Brandon Knight , Eric Bledsoe e Devin Booker

I Suns stanno vivendo una fase piuttosto confusionaria della loro storia. La sorprendente stagione 2013/14, con i playoff soltanto sfiorati, ha finito per rallentare la ricostruzione post-Steve Nash.

Ora che il livello delle squadre di bassa classifica ad Ovest (Minnesota e Lakers su tutte) si è leggermente alzato, Phoenix sembra la principale favorita per il peggior record della Conference.
Chiaro, se Devin Booker dovesse continuare dove aveva lasciato (fulminando le retine di tutta America), se almeno uno tra Dragan Bender e Marquese Chriss (entrambi chiamati all’ultimo draft) dovesse avere impatto da subito, se i vari Brandon Knight, P.J. Tucker, Archie Goodwin, Alex Len e, soprattutto, Eric Bledsoe facessero un ulteriore salto di qualità, allora potrebbe scapparci la sorpresona. In caso contrario, per gli uomini di Earl Watson (alla prima esperienza da head coach) la stagione che sta per iniziare servirebbe a ‘diventare grandi’, in attesa magari di un colpaccio al draft.
Chissà poi che la prossima star non possa essere proprio Booker, letteralmente deflagrato nella seconda metà del suo anno da rookie. Inizialmente, con un backcourt formato da Knight e Bledsoe, Devin dovrebbe partire dalla panchina. Ma la promozione in quintetto, magari tramite la cessione di una delle due point guards, è solo questione di tempo.

 

27 – SACRAMENTO KINGS

Coach Joerger non appena ha realizzato l'errore

Coach Joerger non appena ha realizzato l’errore

Se non ci fossero i Nets, i californiani vincerebbero tranquillamente la classifica delle franchigie più disastrate.
La scorsa stagione è stata quasi una barzelletta, iniziata tra gli squilli di tromba per ‘la nuova era’ e finita con un fuggi-fuggi generale, con lo stesso Rajon Rondo (principale rinforzo dell’estate 2015, non celebre per il carattere facile) che ha ammesso di esser finito ‘in una gabbia di matti’.
In casa Kings servirebbe una vera rivoluzione, magari avviata dalla cessione di DeMarcus Cousins. ‘Boogie DMC’ è certamente uno dei migliori (se non IL migliore) centri in circolazione, ma ha più volte dimostrato di non essere adatto a guidare un qualsivoglia gruppo. Anzi, la sua ‘faida’ con coach George Karl è stata la principale ragione per il fallimento della passata stagione. In più, la sua naturale propensione ai falli tecnici (e ai falli stupidi in generale) è risultata spesso e volentieri un’insopportabile zavorra per i suoi.
Partito (o meglio, scappato) Rondo, la dirigenza ha pensato bene di sostituirlo con Ty Lawson, giocatore lontano anni luce dal ‘furetto’ visto ai tempi di Denver e alle prese con problemi vari (tra cui la dipendenza da alcol). Ci sarebbe anche Darren Collison, se solo non rischiasse la galera per violenza domestica.
Visto che avere Cousins, Lawson, Collison e Rudy Gay insieme era ancora poco, la free-agency ha portato a Sacramento Matt Barnes, un altro possibilissimo protagonista della ‘gabbia di matti 2.0’.

L’unico raggio di sole, nell’estate dei Kings, è stato l’ingaggio di Dave Joerger (resisti!), capace di guidare i Memphis Grizzlies ai playoff persino nella scorsa stagione, con un roster decimato dagli infortuni.
A lui il compito più importante, ovvero far crescere i giovani; Willie Cauley-Stein, Skal Labissiere, Georgios Papagiannis… Tutti giocatori che, una volta dissolto il polverone, potrebbero rappresentare pilastri importanti per la squadra del futuro.
Nel frattempo, l’ennesima stagione fallimentare potrebbe far saltare (finalmente) il banco.

 

26 – NEW ORLEANS PELICANS

Tyreke Evans, Anthony Davis e Buddy Hield insieme a coach Alvin Gentry

Tyreke Evans, Anthony Davis e Buddy Hield insieme a coach Alvin Gentry

I playoff del 2015 avevano dato l’illusione che i Pelicans fossero pronti al decollo. Dodici mesi dopo, invece, la coperta si è rivelata troppo corta. Oltre ad Anthony Davis, fermato l’anno scorso dagli infortuni, non c’è un roster solido che possa infastidire la altre pretendenti alla post-season. Come se non bastasse, è arrivata la terribile notizia della malattia della moglie di Jrue Holiday, che terrà fuori dai giochi il playmaker per molto tempo. K.O. prima della partenza anche Tyreke Evans, che non dovrebbe rientrare prima di dicembre dall’ennesimo infortunio.

L’innesto estivo più importante è stato quello di Buddy Hield. Il nativo delle Bahamas è reduce da una stagione clamorosa con la maglia degli Oklahoma Sooners, trascinati a suon di prodezze alle Final Four NCAA.
Hield ha dimostrato al college di poter segnare sempre e comunque, ma ha decisamente deluso nella decisiva semifinale persa contro Villanova (va detto, comunque, che tutte le attenzioni degli avversari erano su di lui, mentre a New Orleans il faro offensivo sarà Davis). Dal suo impatto con il basket professionistico dipenderà una buona parte della stagione in Louisiana.
Da non sottovalutare gli acquisti di Langston Galloway e Terrence Jones, giocatori che, inseriti nel giusto contesto, potrebbero rendere al meglio. L’idea, però, è che gli assi nella manica di Alvin Gentry siano ancora troppo pochi per ambire ai playoff.

 

25 – LOS ANGELES LAKERS

Gli 'Young Three' dei Lakers: D'Angelo Russell (#1), Julius Randle (#30) e Jordan Clarkson (#6) e il nuovo coach Luke Walton

Gli ‘Young Three’ dei Lakers: D’Angelo Russell (#1), Julius Randle (#30) e Jordan Clarkson (#6) e il nuovo coach Luke Walton

L’addio di Kobe Bryant dà ufficialmente il via alla nuova era gialloviola. I Lakers cercheranno di rinascere dalla cenere delle ultime, tragiche stagioni, e per farlo si affideranno ad un nucleo molto giovane e molto promettente.
La scelta di Luke Walton come capo allenatore è stata la prima indicazione sulle intenzioni della dirigenza di ripartire da zero. Il figlio del grande Bill porta con sé la memorabile esperienza come vice di Steve Kerr ai Golden State Warriors, e sembra il condottiero perfetto per i giovani talenti a disposizione.

Tutti gli occhi saranno rivolti verso la coppia D’Angelo Russell – Brandon Ingram; il primo, partito in sordina l’anno scorso, è nettamente cresciuto con il passare della stagione, dimostrando anche di poter prendere in mano la squadra in alcuni momenti (ricordiamoci che “ha il ghiaccio nelle vene”), mentre il secondo ha tutte le potenzialità per diventare una superstar NBA. Jordan Clarkson ha appena firmato un ricco contratto, con la speranza che confermi le ottime cose mostrate nei primi due anni di carriera, e il reparto lunghi, già impreziosito da Julius Randle e Larry Nance jr., si è ulteriormente arricchito con l’arrivo di Ivica Zubac, classe 1997, che ha impressionato positivamente in Summer League. Le uniche perplessità sono legate ai rinforzi ‘di esperienza’, non tanto per la qualità (Luol Deng e Timofey Mozgov possono dare da subito un importante contributo), quanto per la durata dei loro contratti, di cui i Lakers potranno ‘liberarsi’ solo nel 2020. Sono attesi segnali anche da Lou Williams, sesto uomo dell’anno a Toronto persosi nella mediocrità generale al primo anno in gialloviola (con molti minuti ‘rubatigli’ dall’addio del Black Mamba).

Come per i Sixers, parlare di playoff è estremamente prematuro. Anche in questo caso, però, un po’ di esperienza non guasterà. Chissà che, nel giro di qualche anno, i Lakers non possano tornare competitivi…

 

24 – DENVER NUGGETS

Gli ultimi arrivati in casa Nuggets. Da sinistra: Malik Beasley, Jamal Murray e Juan Hernangomez

Gli ultimi arrivati in casa Nuggets. Da sinistra: Malik Beasley, Jamal Murray e Juan Hernangomez

Nonostante Danilo Gallinari ritenga “inaccettabile un’altra stagione senza playoff”, la via del ritorno alla post-season è ancora lunga per i suoi Nuggets.
Niente drammi; il progetto c’è. Negli ultimi anni sono arrivati giovani di sicuro talento, ma a cui servirà ancora parecchia esperienza (Mudiay, Harris, Nurkic, Jokic). L’ultima estate ha rincarato ulteriormente la dose, portando in dote a coach Mike Malone i giovanissimi Juan Hernangomez (classe 1995), Malik Beasley (1996) e Jamal Murray (1997). Insomma, di materiale per il futuro ce n’è in abbondanza. Per il presente, Denver si affiderà al Gallo e agli altri veterani del roster. Tra questi, Will Barton è reduce da un’ottima stagione, mentre Kenneth Faried sembra aver perso la proverbiale ‘fame’ messa in mostra ad esempio ai Mondiali 2014 con team USA. Che per ‘Manimal’ sia arrivato il momento di cambiare aria?
Tuttavia, se ogni cosa dovesse girare per il meglio, non è esclusa, anche in questo caso, la sorpresa. La sensazione è che nella corsa ad un settimo/ottavo piazzamento, nessuna squadra (né ad Est, né ad Ovest) sia da estromettere a priori.

 

23 – UTAH JAZZ

George Hill, Dante Exum e, sullo sfondo, Rodney Hood

George Hill, Dante Exum e, sullo sfondo, Rodney Hood

Lo scorso anno, la creazione dei nuovi Jazz aveva subito il duro colpo dell’infortunio di Dante Exum, assente per tutta la stagione. Ora che il giovanissimo australiano è rientrato nei ranghi, non può che esserci ottimismo per questa squadra.
Il nucleo su cui programmare il futuro è abbastanza chiaro. Il quintetto Exum-Hood-Hayward-Favors-Gobert è potenzialmente da playoff (se non ora, entro un paio di stagioni). Tutti molto giovani e, allo stesso tempo (Exum escluso), già esperti.
In particolare, Rodney Hood ha vissuto un eccellente secondo anno, mostrando grandi doti realizzative e risultando spesso e voltentieri il go-to-guy, quello a cui dare la palla nei momenti decisivi.
Oltre ai già citati titolari, importanti elementi della rotazione come Alec Burks, Trey Lyles e Raul Neto non superano i 25 anni.
In estate la dirigenza si è ingegnata per rinforzare notevolmente la panchina, con gli ingaggi dei veterani Boris Diaw, Joe Johnson e George Hill. Quest’ultimo, con ogni probabilità, sarà il playmaker titolare, con Exum pronto a ‘rubargli il posto’ strada facendo.

Leggendo varie analisi in giro per il web, ho l’impressione che le aspettative siano un tantino alte per la truppa di Quin Snyder. E’ vero che la squadra presenta potenziali All-Star (Hayward e Gobert, ma anche gli stessi Hood ed Exum, tra qualche anno), ma i playoff non si vedono dal lontano 2012 (quando Utah venne spazzata via dagli Spurs al primo turno) e forse bisognerà avere ancora un po’ di pazienza.

 

22 – ORLANDO MAGIC

Frank Vogel 'circondato' dai suoi lunghi. Da sinistra: Bismack Biyombo, Nikola Vucevic e Serge Ibaka

Frank Vogel ‘circondato’ dai suoi lunghi. Da sinistra: Bismack Biyombo, Nikola Vucevic e Serge Ibaka

Strana inversione di rotta quella intrapresa da Orlando in questa off-season. Uno dei pezzi più pregiati della ricostruzione, Victor Oladipo, e l’undicesima scelta 2016, Domantas Sabonis, spediti ad Oklahoma City (insieme ad Ersan Ilyasova) in cambio di Serge Ibaka. Dalla free-agency, poi, sono arrivati D.J. Augustin, Jodie Meeks, Jeff Green e Bismack Biyombo. Tutti giocatori di sostanza, non c’è dubbio, ma una netta controtendenza rispetto alla ‘linea verde’ degli ultimi anni. Oltretutto, i nuovi innesti potrebbero risultare un ostacolo per il processo di crescita dei vari Elfrid Payton, Mario Hezonja e Aaron Gordon. Gli ultimi due inevitabilmente avranno un minutaggio limitato, visto l’affollamento nel reparto ali. Meno criticabile, invece, il rinnovo di Evan Fournier (fattore determinante per la cessione di Oladipo). Certo, 85 milioni in cinque anni sono uno sproposito, ma il francese è reduce da una buonissima stagione, e le cifre sui contratti, come sappiamo, si stanno notevolmente gonfiando.

Di sicuro, il nuovo coach Frank Vogel (ottima scelta della dirigenza, dopo i fasti di Indianapolis) potrà contare su un roster molto solido, con una forte impronta difensiva che spesso, in passato, è mancata.
Con un organico del genere, è più che lecito ambire ad un piazzamento ai playoff. Del resto, sia in una che nell’altra Conference, sarà una lotta all’ultimo sangue per le ultime due/tre teste di serie. Per puntare più in alto, invece, servirà ancora tempo.

 

21 – MINNESOTA TIMBERWOLVES

Andrew Wiggins (#22) e Karl-Anthony Towns (#32): il futuro è già qui?

Andrew Wiggins (#22) e Karl-Anthony Towns (#32): il futuro è già qui?

Una delle squadre più attese della stagione, se non LA squadra più attesa nei prossimi tre/quattro anni.
Se i Timberwolves dovessero mantenere tutte le promesse, potrebbero dar vita ad un’autentica dinastia negli Anni Venti del nuovo millennio. Tutto ruoterà intorno ai due giovanissimi fenomeni, Karl-Anthony Towns ed Andrew Wiggins.
Il primo è reduce da una stagione da rookie impressionante (il suo è stato, opinione puramente personale, il miglior debutto degli ultimi anni) e sembra destinato a fare grandi cose; il secondo, quasi ‘oscurato’ da Towns l’anno scorso, potrebbe finora aver mostrato solo una minima parte del suo enorme potenziale. La terza stagione da professionista potrebbe essere quella della sua definitiva esplosione.

Oltre ai due fuoriclasse, anche gli altri giocatori chiave dei T’Wolves sono tutti giovanissimi. Zach LaVine (classe 1995, come Wiggins e Towns) è cresciuto moltissimo rispetto agli esordi, quando veniva considerato ‘solamente’ un portentoso schiacciatore (non so voi, ma ogni volta che ripenso a quegli Slam Dunk Contest valuto seriamente l’ipotesi di farmi vedere da uno bravo; non può aver fatto veramente quelle cose…). Archiviato l’esperimento di utilizzarlo come playmaker, il posto di guardia titolare dovrebbe essere suo fin dall’inizio. Per il ruolo di point guard, la concorrenza si è fatta sempre più spietata; se prima il titolare inamovibile era Ricky Rubio (classe 1990), le aggiunte di Tyus Jones (1996) l’anno scorso e Kris Dunn (1994) all’ultimo draft fanno sorgere seri dubbi sulla permanenza dello spegnolo a Minneapolis. In particolare, Dunn potrebbe rivelarsi il tassello mancante per completare il team del futuro.

La nuova stagione parte con la notizia dell’ennesima operazione per Nikola Pekovic, ormai da un paio d’anni ospite fisso dell’infermeria. Il reparto lunghi è comunque coperto; oltre a Towns, Gorgui Dieng e Nemanja Bjelica, in estate è arrivato anche l’esperto Jordan Hill.
La novità più importante, però, è rappresentata dal nuovo allenatore, Tom Thibodeau. L’ex condottiero dei Chicago Bulls darà senz’altro un’identità chiara alla squadra, concentrandosi presumibilmente sulla metà campo difensiva (di cui ‘Thibs’ è un indiscusso luminare; fu lui a guidare la difesa dei Boston Celtics di Doc Rivers e quella di Team USA nelle ultime, vittoriose Olimpiadi).
Per il futuro sembrano esserci tutte le carte in regola; resta solo da vedere se quel futuro è gia qui. In ogni caso, escludere Minnie dalle possibili pretendenti ai playoff 2017 sarebbe quasi un crimine.

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