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Suns, che succede? A Houston quinto KO di fila, Ayton si fa male

di Michele Gibin
suns rockets

Che succede ai Phoenix Suns? Nel giorno del ritorno in panchina di Stephen Silas dopo la morte del padre, Paul Silas, ex giocatore e coach NBA, gli Houston Rockets infliggono a Chris Paul e compagni la quinta sconfitta consecutiva, per 111-97 al Toyota Center.

I Suns sono senza Devin Booker, out a causa di un problema muscolare, e incappano in un secondo quarto da appena 15 punti segnati (27-15) quando i Rockets si appropriano della partita. E come se non bastasse, perdono per infortunio Deandre Ayton e Cam Payne.

Ayton si deve arrendere nel secondo quarto dopo una sospetta distorsione alla caviglia sinistra, fin li il centro bahamesne aveva raccolto 5 punti con 2 su 10 dal campo. Per Payne invece un problema al piede destro, già a metà della frazione.

Senza i due, e senza Booker, Phoenix sprofonda a -23, Mikal Bridges chiude con 4 su 24 al tiro, Chris Paul non fa meglio con 5 su 17, i Suns tirano col 32% dal campo e sparano da tre senza mira alcuna (13 su 51 addirittura) e solo come ultima risorsa di un attacco che non produce nulla.

Con Bridges da 4 su 24 e con tutti gli altri ragazzi fuori, è difficlile andare da qualche parte“, così coach Monty Williams che segnala anche l’assenza, ormai datata, di Cameron Johnson per un infortunio al ginocchio. Chris Paul non si dice preoccupato nonostante i 5 KO di fila: “Finché resteremo positivi e terremo a mente che la stagione è lunga, non c’è molto da preoccuparsi. L’anno scorso a un certo punto avevvamo vinto 18 partite di fila, e poi abbiamo perso al secondo turno, questo vuol dire che non bisogna né esaltarsi né abbattersi“.

Per i Rockets, 26 punti con 7 rimbalzi e 4 assist di Jalen Green, 18 punti per Kevin Porter Jr. Alperen Sengun ha chiuso con 10 punti e 16 rimbalzi.

Dopo la partita, coach Stephen Silas ha ricordato il padre scomparso a 79 anni tre giorni fa, Paul Silas è stato All-Star e campione NBA, e head coach a Cleveland e Charlotte. “Bello rientrare, io amo i miei ragazzi qui. Oggi non volevo quasi che la partita finisse, per non tornare alla vita reale di questi giorni. Mio padre era un coach e mi avrebbe detto di esserci e allenare oggi. E io l’ho fatto. Sono davvero orgoglioso di essere suo figlio, che le persone vedano qualcosa di lui in me. Quando toccherà a me, vorrei che le persone dicano di me ciò che hanno detto di lui in questi giorni“.

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