Damian Lillard rinnova e rilancia: "Teaming-up? Preferisco la sfida"
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Blazers, Damian Lillard rinnova e rilancia: “Teaming-up? Preferisco la sfida”

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Blazers, Damian Lillard rinnova e rilancia: “Teaming-up? Preferisco la sfida”

Damian Lillard tra rinnovo, reclutamento e “super-team”, anche nella sua accezione più moderna del “teaming-up” tra giocatori NBA rivali come un tempo, ma non più acerrimi nemici.

In una lega in cui il prodotto di Weber State è appena diventato uno dei giocatori più pagati al mondo dopo la firma di un contratto da 196 milioni di dollari (che sommato ai due anni di contratto ancora in essere frutteranno a Lillard oltre 260 milioni di dollari), il peso dei giocatori – specie dei più forti e celebrati – è ormai divenuto preponderante.

Il patto di ferro Kawhi Leonard-Paul George ha seguito di soli pochi giorni il sodalizio Kevin Durant-Kyrie Irving. Con la supervisione dell’influente Rich Paul, il sogno di Anthony Davis di raggiungere i Los Angeles Lakers e LeBron James si è finalmente concretizzato.

Se l’eccezionale super-team dei Golden State Warriors dei 4 All-Star fu reso possibile dal balzo del salary cap NBA tra 2015 e 2016, altre squadre sono negli anni riuscite a “farsi in casa” la loro coppia d’assi: i Denver Nuggets puntano su Nikola Jokic e Jamal Murray per crescere ancora, Joel Embiid e Ben Simmons decideranno assieme le sorti dei Philadelphia 76ers. Damian Lillard e CJ McCollum hanno riportato i Portland Trail Blazers su di un palcoscenico che in Oregon mancava da quasi vent’anni.

Lillard: “Reclutamento tra giocatori più efficace, team-up? No, grazie”

Il potere contrattuale dei giocatori si è esteso a dismisura” Così Lillard a The Jump di ESPNSpesso superiore a quello di front office e allenatori. Oggi poi i giocatori hanno rapporti diversi: vi immaginereste Michael Jordan cercare e reclutare altre star e portarle ai Chicago Bulls? Probabilmente no, la motivazione era competere l’uno contro l’altro“.

Oggi invece si guarda alla squadra con tre star” Prosegue Lillard “E si pensa a chi si conosce, a chi potrebbe venire in squadra da te (…) la capacità e l’efficacia del reclutamento tra giocatori e molto maggiore di quella che possono mettere in atto le squadre, oggi è così“.

Damian Lillard, giocatore dall’attitudine “vecchio stile” un po’ per scelta e un po’ per necessità, spiega di preferire alla strada dei patti a tempo tra star quella della sfida diretta, della competizione: “L’ho già detto in passato, non sono il tipo da ‘team-up’, posso accettare la sfida di giocare e perdere contro gli altri giocatori (…) non c’è nulla di male in scelte di quel tipo, io la vedo come una sfida“.

L’addizione simultanea di Kawhi Leonard e Paul George dei Clippers ha messo un avversario (e che avversario) di più sulla strada per la zona alta della classifica per i Portland Trail Blazers, che senza piazzare a propria volta il classico “colpo di mercato” hanno però rinforzato la squadra con la conferma di Rodney Hood, l’arrivo di Kent Bazemore via trade e Nassir Little via draft, e con l’acquisizione di Hassan Whiteside. Il lungo dei Miami Heat cercherà a Portland il riscatto dopo due stagioni travagliate in Florida, ed avrà il compito di sostituire l’infortunato Jusuf Nurkic.

Damian Lillard: “Il titolo NBA? Qui a Portland”

Scontato il rinnovo di Lillard, un “blazer for life” sin dal primo giorno, dal lontano 2012: “Il mercato regola ogni cosa” Neil Olshey, president of basketball operations dei Trail Blazers “Per questo la scelta di Damian di rimanere qui e di firmare il rinnovo ben due anni prima della scadenza naturale del suo contratto è una benedizione per noi. Lillard ha scelto di restare ed accettare tutto quello che sarà della squadra negli anni a venire, di proseguire il lavoro iniziato 7 anni fa“.

Il rinnovo?” Così Lillard “Apprezzo l’ambiente che c’è qui a Portland, i tifosi, l’organizzazione. Non ho mai voluto essere quello che in una situazione del genere pensa a quale altra squadra spostarsi, o a con chi vorrebbe giocare, e dove, solo sulla base della pressione di dover vincere un titolo a tutti i costi“. Trasferimenti e cambi di scenario che non si traducono automaticamente in vittorie.

Il titolo NBA lo voglio vincere qui, a Portland. L’ultima vittoria arrivò nel 1977, vincere sarebbe fantastico e mi sentirei davvero bene se riuscissi a farlo a modo mio, senza dover raggiungere altri giocatori altrove. E se non accadrà non sarà una tragedia, perché quella sarà stata la strada che ho scelto di prendere“.

Michele Gibin
pt.fadeaway@gmail.com

Contributor per NBAPassion.com

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