NBA: Where Stephen Curry happens
Nella vittoria di stanotte per 116-105 contro i Blazers nella caldissima Oracle Arena, Steph Curry si è preso il palcoscenico, con una prestazione totale che ha portato i Warriors al successo, lasciando il campo con 45 punti e 10 assist.
La partita che consacra Steph come MVP della Lega? Probabilmente si. Prestazioni del genere legittimano tutti i discorsi fatti in stagione: un clinic offensivo che non può non aver ulteriormente sensibilizzato gli addetti ai lavori sullo stato di grazia del n.30, che da inizio stagione non ha mai smesso di bombardare la retina, conducendo il team al miglior record NBA e alla vittoria con largo anticipo di Division e Conference. In più, per non farsi mancare nulla, record di triple (il precedente era sempre suo) in una stagione: DUECENTOSETTANTASEI, per ora!
La gara non era di quelle da vincere a tutti i costi. Golden State non aveva bisogno della vittoria per sigillare la posizione in vista dei Playoffs, e Curry poteva anche tirare i remi in barca senza stare in campo 35 minuti. Non doveva esplodere sui malcapitati Portland che avevano pareggiato il match all’inizio dell’ultimo quarto, o quando nello stesso parziale sono andati in vantaggio, o nemmeno quando hanno reagito allo strappo Warriors dopo pochi minuti del quarto periodo.
Non aveva bisogno di nulla di tutto ciò, ma lo ha fatto, ha fatto tutto quello che poteva fare per distruggere gli avversari. A fine terzo quarto coach Kerr affermava ai microfoni di Lewis Johnson di TNT :” Dobbiamo solo fare quello che stiamo facendo, muovere la palla. Quando ognuno fa il suo, muoviamo la palla e la facciamo girare sul perimetro, a quel punto possiamo attaccare il ferro. Se loro vanno piano, dobbiamo aumentare l’intensità e attaccare di più per arrivare a canestro“. Per gran parte del quarto periodo, Curry ha eseguito tutto alla perfezione. Golden State si è aggrappata sulla sua star, che tra canestri e assist ha confuso la difesa degli ospiti, totalmente disorientati. Gli ultimi 12 minuti sono il miglior manifesto del suo match: 19 punti, 7/7 dal campo. Ad ogni tentativo di reazione di Portland corrispondeva un suo canestro. Quando anche è stato triplicato, ha avuto la lucidità di passare la palla a Iguodala per 2 punti facili o si è messo in proprio segnando tiri da 3 dal quoziente di difficoltà immenso, come quello su LaMarcus Aldridge.
Curry ha tirato 17/23 dal campo. 73,9%, mettendo 8 triple su 13 tentativi. E’ inoltre diventato il primo giocatore di sempre a segnarne 45 prendendo meno di 25 tiri dal campo e meno di 5 tiri liberi. Ha contribuito, in totale, a 65 punti della squadra, suo massimo stagionale, così come suo massimo stagionale è la percentuale di tiro, la più alta quando ha tirato almeno 20 volte.
Avevate dubbi sull’MVP? Ora non più, credo.
Per Nbapassion
Luca Mazzella



