Il gesto con cui Luka Doncic mimava delle “tangenti” al termine della partita contro i Golden State Warriors di giovedì è costato allo sloveno ben 35mila dollari di multa, rifilatigli dalla NBA.
Doncic aveva mimato il gesto dei soldi, il classico gesto con pollice e indice che si sfregano, a insinuare un passaggio di denaro agli arbitri della partita per per aggiustare il risultato della stessa. Un gesto gratuito e cui il fuoriclasse dei Mavs non è peraltro nuovo.
Luka ha scelto di esprimere così la sua frustrazione per il risultato della partita, una sconfitta per 127-125 casalinga e importante per la corsa ai play-in a Ovest, e decisa anche da una stoppata di Draymond Green ai sui danni sull’ultimo possesso dei Mavericks. Stoppata a dire di Doncic, fallosa.
Partita ricca di polemiche anche per l’incredibile episodio occorso alla fine del terzo quarto, con la “rimessa fantasma” assegnata ai Golden State Warriors in zona d’attacco, e che lo speaker dell’American Airlines Center aveva invece indicato come dei Mavs mentre le squadre tornavano alle rispettive panchine per un timeout. Alla ripresa del gioco, i giocatori di Dallas convinti di avere il possesso si erano schierati in attacco nella metà campo opposta a quella dove si sarebbe effettuata la rimessa, mentre tra lo stupore generale i 5 in campo dei Golden State Warriors si schieravano sotto il canestro dei Mavericks.
Dopo un attimo di indecisione, incalzato da Jordan Poole l’arbitro sulla linea di fondo gli aveva consegnato il pallone, e Kevon Looney aveva schiacciato due punti facili, mentre i giocatori di Dallas si chiedevano cosa fosse successo.
Già durante la partita dopo l’episodio, il proprietario dei Mavericks Mark Cuban aveva protestato con gli arbitri e si era anche recato al tavolo della telecronaca con Mike Breen e Jeff Van Gundy per chiedere lumi. A fine partita, via Twitter Cuban aveva postato uno screenshot dell’accaduto, spiegato la versione dei fatti della squadra e soprattutto annunciato un ricorso.
Ricorso che i Mavs hanno effettivamente depositato, ora la NBA avrà 5 giorni di tempo per visionare l’episodio, raccogliere le istanze di tutte le parti (squadre e arbitri) e decidere. Appare difficile che la NBA decida di correggere l’errore e imporre di rigiocare 13 minuti di partita, a distanza di giorni, e se Cuban perderà il ricorso dovrà pagare una penale di 10mila dollari.
L’ultima volta che la NBA ha imposto di rigiocare le fasi finali di una sua partita a causa di un errore arbitrale fu nel 2008, la partita tra Miami Heat e Atlanta Hawks di cui si dovettero rigiocare gli ultimi 51 secondi. Il motivo? In origine, Shaquille O’Neal allora a Miami fu escluso dalla partita per raggiunto limite di falli a 51.6 secondi dal termine, e fu poi appurato che Shaq aveva commesso 5 e non 6 falli e avrebbe potuto finire la gara. La partita sarebbe poi finita 114-111 per Atlanta.

