Come ormai noto, la NBA si è fermata per dare sempre più forza ai messaggi di protesta recentemente supportati. Se tale rimostranza è partita dal boicottaggio della loro gara da parte dei Milwaukee Bucks, sono poi stati i giocatori delle due squadre losangeline a opporsi con più forza alla ripresa immediata delle attività. Coach Doc Rivers ha ripercorso i fatti e le emozioni che i suoi Clippers hanno provato negli ultimi giorni.
“I ragazzi sono pronti a ripartire, anzi non vedono proprio l’ora.” ha sottolineato “Gli ultimi giorni però sono stati difficili. Erano tutti molto emozionati, sembrava tutto fosse finito. Insomma, è stata davvero dura. Ho adorato la scelta dei Bucks.” ha poi continuato “Forse avrei preferito avessero avvisato tutti i giocatori, così da non coglierli alla sprovvista. Ma l’azione è stata giusta. Se doveva esserci una squadra ad agire per prima, quella era proprio Milwaukee.”
Doc Rivers says the Clippers are ready to play again after ‘they thought it was over.’ Rivers said Wednesday’s meeting ‘was a very difficult day though. Like their emotions were all over the place.’ https://t.co/EesLPpq74F
— Ohm Youngmisuk (@NotoriousOHM) August 28, 2020
Doc Rivers ha poi voluto sottolineare il bilancio del quasi ormai primo mese nella bolla di Orlando, per i suoi Clippers e per tutti gli altri: “Tutto questo mi ha aperto gli occhi riguardo alcune cose che mi stavano sfuggendo. Ci si dimentica quanto sia dura la vita nella bolla. E quando abbiamo parlato, anche quello è venuto a galla. Sapevo fosse duro, ma sentire i ragazzi parlarne ci ha dato ancora più consapevolezza.” ha concluso poi “Non credo sia un caso che tutti stiano diventando più emotivi. Non sto scherzando. Credo che essere schiacciati tutti insieme qui porti a questo.”
L’ex allenatore, tra le altre, dei Boston Celtics ha poi approfondito le conseguenze dell’isolamento dell’ambiente NBA dal resto del paese: “Credo che stando qui non capisci davvero se i tuoi messaggi stanno avendo effetto. Siccome sei qui dentro, sei come lontano dal mondo reale. Ho sentito dei ragazzi dire di essere contenti di avere la piattaforma che hanno qui, ma di non sentirsi davvero parte del movimento.”
Insomma, quella 2020 sarà a tutti gli effetti ricordata come una stagione storica per la NBA. E segnerà anche un passaggio chiave nelle vite di molti tra atleti ed addetti ai lavori, ma non solo.

