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Coronavirus, il governo USA sosterrà la NBA per la ripartenza della stagione

di Michele Gibin
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Per parola e volere del Commissioner Adam Silver, la NBA si è dimostrata in queste settimane particolarmente operosa nella lotta all’epidemia da coronavirus negli Stati Uniti, sia nel campo della sensibilizzazione che in quello pratico e materiale: sono oltre 5 i milioni di dollari mossi da squadre e giocatori a sostegno di iniziative, donazioni e fondi da destinare a ricerca e ospedali, tante le squadre che hanno messo a disposizione facility e persino le arene (Magic e Kings).

La NBA è stata inoltre la prima lega sportiva professionistica USA a chiudere i battenti, ormai quasi due mesi fa. e seguita a stretto giro da NHL, NCAA e WNBA tra le altre. Durante i colloqui con gli altri vertici dello sport americano e la Casa Bianca, Silver ha ribadito la volontà della NBA di essere in prima linea per il rilancio del settore a emergenza finita.

Volontà che gode della considerazione personale del Presidente Donald Trump, che considera essenziale che lo sport professionistico USA possa ripartire al più presto e a pieno regime. La NFL non dovrebbe subire ritardi o restrizioni di sorta sulla tradizionale schedule di settembre, restrizioni cui andranno giocoforza incontro NBA, MLB e NHL. Come riportato da Shams Charania di The Athletic, il governo USA intenderà fornire supporto alla NBA per il delicato processo di controlli, quarantena e test diagnostici imprescindibili per uno scenario di ripartenza estiva in una location unica: “Esistono piani preliminari su due settimane di quarantena in cui ogni giocatore sarà sottoposto a test sia all’inizio che alla fine. Gli atleti negativi avrebbero poi due settimane di training camp a disposizione. Per tale processo, serviranno una gran mole di test rapidi ed un accordo con la NBPA. E secondo alcune fonti della Casa Bianca, il governo medita di aiutare la NBA e tutte le altre leghe che vorranno tornare in campo“.

Il piano di ripresa della NBA comprenderebbe inoltre la composizione di liste di personale essenziale e di seguito per i 30 team, che al pari dei giocatori dovranno sottoporsi ai protocolli di sicurezza. Le soluzioni Las Vegas e Orlando, nel Walt Disney Resort, restano sul tavolo.

Dal canto suo, la NBA ha aderito ad un programma di supporto alla prestigiosa Mayo Clinic di Minneapolis, che ha annunciato di voler estendere i test sierologici per la rilevazione degli anticorpi al Sars-CoV2 nel plasma. Evidenze scientifiche pubblicate di recente su Nature hanno stabilito come il virus stimoli in tutti i pazienti la produzione di anticorpi che garantirebbero un’immunità temporanea (12-24 mesi) al patogeno. Già nelle scorse settimane la NBA aveva invitato i giocatori guariti dal coronavirus (tra cui Donovan Mitchell e Rudy Gobert degli Utah Jazz, Marcus Smart e Kevin Durant) a donare il plasma per la ricerca.

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