Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsGolden State WarriorsDraymond Green parla degli Warriors con Rachel Nichols: “In cerca di una vera identità”

Draymond Green parla degli Warriors con Rachel Nichols: “In cerca di una vera identità”

di Michele Conti
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Uno dei giocatori più viscerali della lega. Un personaggio fedele a sé stesso in ogni comportamento, apprezzabile o meno che sia. Draymond Green ha raccontato a Rachel Nichols di The Jump l’attuale percorso dei Golden State Warriors. Trascorso un quarto della stagione regolare, la squadra di Steve Kerr si trova al settimo posto della Western Conference. Nell’ultima gara disputata in trasferta contro i Dallas Mavericks, Draymond Green è diventato il terzo giocatore nella storia della lega ad effettuare almeno 15 assist nel ruolo di centro titolare. Nei primi anni ha dovuto convivere con numerose incertezze poste sul suo rendimento, non identificando in lui alcun pregio che lo potesse portare ad eccellere in un preciso ruolo. Il tempo ha premiato la perseveranza nel ricercare dettagli che permettessero di generare un impatto a favore della squadra. Il centrismo delle statistiche registrate è un concetto che a lui non può essere applicato.

Nel corso della breve intervista, Draymond Green ha parlato della sua vocalità all’interno del gruppo, di come questa si sia evoluta. Un fattore che oggi è una costanza nella vita quotidiana di James Wiseman. Rachel Nichols ha inoltre posto una questione riguardo ad un possibile futuro ritorno alle NBA Finals per i Golden State Warriors. Inoltre, in avvicinamento alla seconda consecutiva sfida contro i Dallas Mavericks, Draymond Green ha espresso la sua posizione su Luka Doncic. Una serie di temi di attualità, trattati con lucidità, trasparenza e chiarezza da parte del leader dei Golden State Warriors. Un distintivo che si è guadagnato e che porta fieramente sul suo petto. Dopo essere stati considerati in maniera quasi divenuta automatica i contendenti numero uno per il titolo, i Golden State Warriors stanno ricostruendo la propria essenza. Per fare ciò, è essenziale che Draymond Green sia totalmente insito nel viaggio.

Un estratto delle parole di Draymond Green

All’interno di una stagione tormentata da rischio di contagio, misure di prevenzione e continui aggiornamenti dei protocolli sanitari, Draymond Green non si distanzia dal lineare pensiero di disgusto per la situazione. Lui stesso è stato colpito dal Covid-19 durante il training-camp. “Francamente, questa stagione fa pena. Come tutto quanto, non posso aggiungere altro. Per tutte le persone che hanno perso dei cari.” Nel tentativo di rendere lo straordinario ordinario, ha ammesso che i Golden State Warriors non possiedono ancora una propria vera identità. “Finora abbiamo lasciato intravedere degli ottimi aspetti del tipo di squadra che possiamo diventare, con ottimo movimento di palla in attacco. Allo stesso tempo, in certi momenti abbiamo mostrato situazioni offensive e difensive di livello elementare.” Con i tempi che corrono rapidamente in questa annata condensata, è essenziale per i Golden State Warriors fare leva su ogni circostanza per trovare la formula migliore per mettere ogni interprete nelle condizioni più consone al ruolo.

Come specialista difensivo, è stato domandato a Draymond Green di rivelare l’affronto di una minaccia come Luka Doncic. “L’obiettivo è sempre quello di portare il tuo avversario a fare ciò che non vuole fare. Se sei in grado di farlo spesso, allora avrai successo come difensore. Se poi pensiamo a Luka (Doncic, ndr), questo vale ancora più. Credo che la passata stagione sia stata una dichiarazione da parte sua. Ha messo in chiaro che può segnare con facilità tanto in NBA come faceva in Europa. Quando diceva così a inizio carriera, le persone pensavano che fosse irrispettoso da parte sua. Allora ha dimostrato che non mentiva.” L’approccio di Draymond Green è univoco chiunque sia l’avversario. Nella gara di giovedì, Luka Doncic ha segnato 27 punti, con il 40% dal campo.

Mentore per James Wiseman

La predisposizione a fare sentire la propria voce è simbolo della presenza sul campo di Draymond Green. Quando James Wiseman è stato selezionato dai Golden State Warriors come seconda scelta al Draft del 2020, l’attenzione è immediatamente precipitata sul rapporto che si sarebbe instaurato tra i due. La crescita del giovane talento è una gemma preziosa per mantenere vivo e competitivo il futuro della franchigia. Draymond Green ha così raccontato il suo avvicinamento al suo compagno di squadra. “Ciò per cui non stancherò mai di arrabbiarmi è non vederlo aggressivo. Il fatto di cercare di indicargli la via per renderlo più sicuro di sé è una delle sfide più divertenti in questa stagione. Vedere che inizia a fare le cose nel modo giusto e superare gli ostacoli nel suo cammino è la sensazione più gratificante che posso chiedere.

In questo momento, James Wiseman è fuori per un lieve infortunio, ed i Golden State Warriors stanno reinventando il loro assetto in assenza di più centri titolari. L’attitudine focosa e vocale di Draymond Green è un aspetto che lo ha sempre rappresentato nella sua carriera. Così, ha raccontato di come ad inizio carriera, l’unica persona a cui poteva rivolgersi urlando con veemenza era Klay Thompson, in quanto giovane come lui. La stessa forza emotiva che pone nel commentare situazioni che hanno luogo fuori dal campo, come l’episodio occorso con Rodney McGruder della passata settimana. “Non ritiro nulla di quanto detto. Quando dico qualcosa, non è mai a caso. Non arriverà mai un commento incoerente da parte mia. Ogni parola detta è intenzionale e fedele a ciò che penso.

Il futuro da scrivere per i Golden State Warriors

Infine, la questione riguarda un eventuale cammino fino alle NBA Finals nel futuro per i Golden State Warriors. Draymond Green ha ammesso che le dinamiche della scorsa stagione permettono di inquadrare ogni aspetto del cammino in modo diverso. “Rispetto alle cavalcate degli ultimi anni (3 titoli in 5 stagioni, ndr), la strada da percorrere è nuova. Ma questo porta ad un differente apprezzamento per ogni traguardo raggiunto, sia questo essere tra le pretendenti, arrivare in finale o vincere l’anello. Io non vedo l’ora di tornare.” Il potenziale contraccolpo derivante dal passaggio dai Golden State Warriors del quinquennio 2015-2019 alla passata stagione non ha impedito alla franchigia di proseguire la costruzione di un roster di livello.

Le considerazioni sulla squadra sono distanti dalla narrativa che porta sino all’ultimo livello di questa stagione. È stato magnifico assistere a come Draymond Green, Klay Thompson e Stephen Curry hanno provato a molte persone di avere torto sul loro conto. Di ciò che sono stati capaci di realizzare. Non sussiste ragione per porre il loro status nel dimenticatoio. L’orgoglio del campione è imprescindibilmente presente nella indole di chi ha istituito una dinastia nella lega.

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