Tra trade che lasciano increduli e walzer di casacche tipici (o forse no) dell’approssimarsi alla deadline, stamattina più che una semplice curiosità deve averla suscitata l’assenza di ieri notte di Joel Embiid. È innegabile il duro lavoro del camerunense dal suo approdo in NBA, prima perché la sua carriera potesse finalmente spiccare il volo, ora perché possa rimanere ad alta quota in modo costante. Ieri notte era prevista la sua prima volta in back-to-back, il suo debutto da giocatore “normale” e senza restrizioni, invece nulla da fare. A Milwaukee Embiid non gioca e guarda dalla panchina i Philadelphia 76ers farsi battere per 95-107 dai Bucks di Antetokounmpo, Middleton e soci.
Embiid non gioca e non si diverte
Per il giocatore, il problema comincia a farsi una questione di principio, se non nei confronti della franchigia di Phila quantomeno per se stesso. Una sconfitta lascia delusi, non c’è dubbio, peggio se rimediata stando in panchina. Ed è ancor peggio quando la sconfitta è la seconda di fila, proprio in back-to-back. Queste erano state le parole di speranza di Joel Embiid a Jessica Camerato di CSN Philly già domenica dopo la sconfitta in Sixers – Thunder, ancora attualissime essendo rimaste inascoltate:
“Sento di aver fatto le cose giuste, e se questa gente vuole vincere sento che dovrei giocare, e sono pronto per giocare. Se si vuole andare ai playoff, sono sicuro che la squadra possa vincere senza di me, ma anche che con me siamo migliori. Quindi, penso che dovrebbero lasciarmi giocare.”
Aspettative tradite. Prudenza e difficoltà
Parole di frustrazione pronunciate da un Embiid annoiato e stanco di ricevere un trattamento speciale, ma per lo staff dei 76ers il rischio è troppo alto e la prudenza nel non utilizzarlo contro i Bucks nel potenziale primo back-to-back della carriera ha avuto la meglio. Embiid non gioca e gara nel dimenticatoio, con i Sixers che tengono botta finché possono e si aggiudicano a stento il solo primo quarto. Probabilmente azzardato parlare di “cura Embiid” per le partite fuori casa e in particolare quelle consecutive, che il centro è costretto a saltare, ma comincia ad essere lampante che ci voglia una marcia in più per uscire da questo guaio. Meglio se imponente, talentuosa e convocata per un All-Star Game.
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