Enes Kanter è stato scambiato dagli OKC Thunder nel settembre 2017 ai New York Knicks. Fece parte dell’operazione che portò Carmelo Anthony alla corte di coach Billy Donovan. Operazione con il senno di poi fallimentare. Carmelo è stato un oggetto misterioso per tutta la stagione scorsa per OKC. Stagione culminata nel suo scambio verso Atlanta, destinazione Hawks, in cambio di Schroder. Scambio questa volta favorevole per i Thunder. Anthony, ricevuto il buy-out da Atlanta, si era unito agli Houston Rockets ad inizio satagione, altra parentesi fallimentare durata pochi mesi. Oggi Melo è con un piede e qualcosa fuori dalla lega. Kanter invece che fine ha fatto?
Neanche lui ha vissuto anni tranquilli dopo quel 2017. Si è trovato catapultato da una situazione di Playoff assicurati a un full-tanking nella Grande Mela. La stagione 2017-18 non è andata neanche troppo male per il turco, che ha giocato 50 partite con i suoi minuti di media in carriera: 24. Li ha anche riempiti con 14 punti e 10 rimbalzi a partita.
I problemi sono iniziati quest’anno. Il prossimo Draft infatti sarà fondamentale per tutte le franchigie che, come i Knicks, hanno bisogno di pescare talenti alle scelte alte della lotteria. A causa del super prospetto Zion Williamson, quest’anno nella lega si è vista una gara a parte a riuscire a fare peggio. Perciò New York, in particolare, ha deciso di seguira la strada di far giocare i giovani per farli crescere più in fretta e perdere quante più partite possibile. Kanter si è visto così tagliato fuori dalle rotazioni.
Non lo hanno aiutato nemmeno i problemi politici extra cestistici. Una lunga diatriba con il presidente turco gli ha impedito di lasciare gli States per il London Game o per giocare a Toronto, a causa di problemi con il passaporto.
Liberazione dai tanking Knicks e passaggio a Portland per Enes Kanter
Dopo tante polemiche con il front office dei Knicks, finalmente Enes ha ottenuto il tanto desiderato buy-out per poter accasarsi in una franchigia con aspirazioni Playoff, e che soprattutto lo facesse giocare. Il centro turco ha allora trovato casa a Portland, molto attiva nella pesca dei giocatori bought-out. Si è unito infatti ai Trail Blazers anche Rodney Hood, liberato dai Cavs.
Kanter sembra aver trovato nuovi stimoli in Oregon, dove tuttavia non ha rinunciato alle sue dichiarazioni sempre scottanti e al limite. Stanotte, prima della partita casalinga dei suoi contro la sua ex-squadra, i Thunder, ha lanciato l’ennesima bomba mediatica.
“I Lakers mi avevano fatto un’offerta, ma ho guardato alla loro intesa e ho visto tutto il “dramma interno” che stava avvenendo. Ho pensato, sai cosa? Voglio finire la stagione senza più questioni extra-campo. Andare in una buona squadra, con una buona cultura, buoni allenatori, buoni giocatori. Voglio solo godermi il basket, finalmente“.
Kanter non ha mai avuto una buona relazione con Lebron, con il quale si è scontrato più volte in campo e fuori, a parole o su Twitter. In particolare a fare scalpore furono le discussioni sull’allora rookie Ntilikina e sul fatto che Lebron si definì il King del Madison Squadre Garden. Dichiarazioni che il turco non si lasciò scivolare addosso.
Ma forse tutti i torti questa volta non ce li ha. I Lakers sono in un momento disastroso. La trattativa pazza e disperata per Anthony Davis si è rivoltata contro la squadra di Magic Johnson e Rob Pelinka come un boomerang esplosivo. Sembrava che a farne fuoriuscire i dettagli con la stampa fosse stato l’allora GM dei Pelicans, prontamente licenziato dalla franchigia. Ma oggi nuovi reports vedrebbero i Lakers come artefici di questi leaks. Fosse vero avrebbe del clamoroso. Per i più giovani la trattativa ha avuto effetti clamorosi sulla fiducia e sul gioco.
La squadra è riuscita a mancare i Playoff, nonostante le odds di accesso alla postseason a inizio anno fossero dell’89%. Lebron, superato MJ, sarà messo a minuti ristretti in campo. La stagione, da sogni di Contention, si è trasformata in una tarda corsa al tanking: ironicamente oggi i Lakers hanno l’1% di possibilità di fare i Playoff e l’1% di arrivare alla prima scelta.
L’approdo del King ha forse portato troppa pressione sui giovani gialloviola, cresciuta con il passare dei mesi per tutte le questioni che ruotano intorno al numero 23, e al suo successo, quasi obbligatorio ormai per media e tifosi. Enes Kanter ha probabilmente ragione.

