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Orlando, l’età degli allenatori non è più solo criterio, D’Antoni ci sarà

di Michele Gibin

La NBA ha finalmente precisato sulla questione età degli allenatori considerata a rischio a Orlando, quando le 22 squadre si trasferiranno al campus del Walt Disney World Resort.

L’età non sarà l’unico criterio da adottare per valutare l’idoneità di allenatori e membri degli staff oltre i 65 anni di età, la fascia considerata più a rischio di problemi seri in caso di contagio da coronavirus. Tra i coach NBA, Mike D’Antoni, Gregg Popovich e Alvin Gentry sono i tre nomi potenzialmente interessati dalla norma.

Già nei giorni scorsi la Associazione Allenatori NBA aveva chiesto alla lega di chiarire in merito, e la lega aveva specificato che a tutti i membri degli staff delle squadre, e quindi anche ai coach avrebbe dovuto essere attestata l’idoneità alla trasferta, da personale sanitario terzo.

Tutti ci siamo sottoposti a screening, ma nessuno verrà lasciato a casa solo per motivi di età”, così coach Rick Carlisle, presidente della NBCA “E questa è una cosa positiva. Ci saranno altri forfait e vedremo chi sceglierà di andare e chi no, ma la sola età non sarà più una discriminante“.

MIke D’Antoni, 69enne allenatore degli Houston Rockets, non ha mai messo in dubbio la sua presenza a Orlando: “Nessuno mi ha detto nulla e spero non accadrà, anche perché non sto rispondendo al telefono o altro“, scherza D’AntoniA Orlando andrò comunque, mi troveranno lì a battere ai cancelli per farmi entrare. Scherzi a parte, sono pronto per il viaggio, non ci sono problemi e mi aspetto una esperienza incredibile e soprattutto sicura“.

I New Orleans Pelicans aveva comunicato per voce del vice presidente David Griffin che nessuna decisione sulla posizione di coach Alvin Gentry (65 anni) fosse stata ancora presa. Coach Gentry dovrebbe però partire regolarmente con la squadra.

Nel suo protocollo di oltre 100 pagine su sicurezza e piani per la prevenzione del contagio all’interno delle barriere del campus di Orlando, la NBA aveva precisato che un’equipe medica indipendente avrebbe valutato caso per caso, avvalendosi delle valutazioni dei medici personali e delle squadre ma riservandosi l’ultima parola sulla presenza o meno di soggetti a potenziale rischio.

I giocatori e membri degli staff che soffrono di patologie o condizioni pregresse riconosciute come fattori di rischio, sono stati esentati dalla trasferta.

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