fbpx
Home NBA, National Basketball AssociationNBA News George Floyd, Thabo Sefolosha ricorda un’esperienza molto simile vissuta nel 2015

George Floyd, Thabo Sefolosha ricorda un’esperienza molto simile vissuta nel 2015

di Gabriele Melina

Lunedì scorso, un cittadino afroamericano dal nome George Floyd è stato ucciso da un poliziotto bianco nel mentre di un controllo. Egli, dopo essere stato accusato di aver utilizzato una banconota falsificata all’interno di un negozio locale, è stato costretto dagli agenti presenti sul posto a sdraiarsi per terra. Successivamente, uno di questi ufficiali ha posizionato il suo ginocchio sinistro sul collo del presunto colpevole, mantenendo tale posizione per quasi otto minuti, andando a causare la tragica morte dello stesso Floyd.

L’incidente è stato catturato in un video, all’interno del quale è chiaramente mostrato il macabro e violento approccio utilizzato dagli agenti nei confronti dell’imputato. L’ accaduto ha scatenato l’ira di svariati cittadini provenienti da diverse parti del mondo, tutti schieratisi contro i poliziotti ed a favore del loro licenziamento. “Per favore, per favore, per favore, non riesco a respirare. Mi fa male lo stomaco. Mi fa male il collo. Per favore, per favore. Non riesco a respirare“, sono state le ultime parole di George Floyd.

Nei giorni successivi, molteplici atleti del panorama cestistico hanno deciso di condividere il loro senso di sdegno nei confronti dell’accaduto, raccontando tale sensazione di disprezzo o attraverso i social network, oppure prendendo parte a delle proteste civili e pacifiche messe in atto lungo strade statunitensi. Oltre a Jaylen brown, hanno deciso di far sentire la loro voce Stephen Jackson e Dwane Casey, rispettivamente ex ala NBA e capo allenatore dei Detroit Pistons. In entrambi i casi, le parole pronunciate hanno descritto una realtà alquanto preoccupante, dove le diverse entità o minoranze culturali vengono sottomesse dai potenti della medesima società, spesso ricorrendo ad atti di violenza pretestuosi ed ingiustificati.

Anche Thabo Sefolosha, ala militante per gli Houston Rockets, ha deciso di condividere la sua esperienza riguardo ad una situazione molto simile a quella di George Floyd. il nativo di Vevey, provincia svizzera del Canton Vaud, ha vissuto un’esperienza analoga al di fuori di un night club situato nella zona del newyorchese. Si trovava in tale zona l’otto aprile del 2015 quando, ad un certo punto, un gruppo di poliziotti intervenne ed ordinò ai presenti di abbandonare immediatamente la zona. Secondo quanto riportato dallo stesso Sefolosha, quest’ultimo ha adempito immediatamente ai comandi degli ufficiali, ciò nonostante, è stato comunque costretto in maniera molto impetuosa a sdraiarsi sul terreno circostante.

La ferocia degli agenti di polizia ha portato ad una rottura della gamba del giocatore, oltre ad una serie di lacerazioni di alcuni legamenti. Successivamente, l’ex Oklahoma City Thunder è stato arrestato e fatto aspettare quarantacinque minuti, al termine dei quali è stato dichiarato finalmente innocente. Nei successivi mesi, Sefolosha ed il suo avvocato hanno avviato una causa dal valore di cinquanta milioni di dollari, il cui ricavato, ovvero quattro milioni di dollari, è stato donato ad una associazione che difende i diritti civili di alcune comunità emarginate.

La mia visione nei confronti delle forze dell’ordine è cambiata notevolmente negli ultimi tempi“, ha riportato Sefolosha. “Sono stato costretto ad andare in tribunale, e mi son dovuto battere per dimostrare la mia completa innocenza. Questa esperienza mi ha davvero coinvolto profondamente, e mi ha reso più scettico sull’effettivo funzionamento del sistema giudiziario. Basta considerare ciò che è successo nel Minnesota, dove tre persone con il distintivo hanno osservato un loro collega uccidere un altro essere umano. Anziché mettersi in mezzo, opporsi, e dichiarare quanto tale gesto fosse esagerato, hanno preferito rimanere d’accordo con il loro collega e lasciargli uccidere quell’uomo“.

Ultimamente, un piccolo passo verso la giustizia è stato compiuto, attraverso la condanna del poliziotto Derek Chauvin per omicidio di terzo grado e omicidio colposo di secondo grado. Tuttavia, ciò rappresenta solo un tassello di un sistema molto più radicato, il cui corretto funzionamento e la cui giustizia ad oggi non possono essere ancora interamente garantiti.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi