Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsMilwaukee BucksGiannis “sgrida” il suo agente: “Fa il suo lavoro ma parla troppo”

Giannis “sgrida” il suo agente: “Fa il suo lavoro ma parla troppo”

di Michele Gibin

Giannis Antetokounmpo ha voluto intervenire ancora una volta in prima persona sui rumors di mercato sul suo contro, e stavolta anche “sgridando” il suo agente e richiamandolo all’ordine.

Antentokounmpo non vuole che i rumors diventino ancor di più fonte di distrazione e tensione in squadra per i suoi compagni, che senza di lui faticano. Giannis è ancora ai box per infortunio e non c’è ancora una tempistica precisa per il suo rientro e intanto i Milwaukee Bucks perdono terreno, 11-17 il record dopo il KO casalingo per 111-105 contro i Toronto Raptors di giovedì notte.

Se davvero il mio agente (Alex Saratsis, ndr) ne ha parlato coi i Bucks, lo ha fatto di sua iniziativa. E può anche farlo, è lui che lavora per me e non viceversa, e se ritiene che occorra fare certe discussioni coi Bucks, con gli altri giocatori che cura, con i Gm, è qualcosa che io non posso controllare. Posso dire che personalmente non ho mai avuto questo tipo di discussioni con i Bucks“, ha detto Giannis giovedì.

Io ci sono, sono determinato e ci sono per i miei compagni di squadra. E sto pensando solo a rientrare, e nel frattempo a dare manforte ai miei compagni di squadra dalla panchina, e incoraggiarli a giocare liberi. Perché alla fine tutte queste speculazioni gravano anche su di loro, partita dopo partita (…) i rumors non finiranno mai e ogni volta che la gente vede una crepa, ci si infila dritta. E lo capisco anche, fa parte del gioco. Tu continui a chiamare, a fare pressione finché alla fine l’altro non cede soprattutto se dall’altra parte non si vince abbastanza e non si rende come si dovrebbe. Funziona così“.

Senza Antetokounpmo e con le sconfitte che si accumulano, coach Doc Rivers ha provato a mischiare le carte contro i Raptors spostando Ryan Rollins in panchina e modificando alcune rotazioni, anche vista l’assenza di Kyle Kuzma. Non è servito nonostante le buone prove di Myles Turner e Bobby Portis, contro Scottie Barnes e Brandon Ingram.

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