Tim Hardaway è salito sul palco e ha raccontato una storia dei suoi primi giorni da giocatore NBA, quando i suoi compagni di squadra a Golden State Mitch Richmond e Chris Mullin gli facevano spesso la stessa domanda.
“Mi chiedevano: ‘Tim, quanto vuoi essere grande?’“, Ha detto Hardaway. E ora Richmond e Mullin, due hall of famer a propria volta, hanno la loro risposta: Tim Hardaway è da oggi tra gli un immortali del basket.
Hardaway, Manu Ginobili, Swin Cash, Bob Huggins, Del Harris, Lindsay Whalen, Marianne Stanley, Theresa Shank Grentz e George Karl hanno pronunciato i loro discorsi di accettazione come nuovi membri della James Naismith Basketball Hall of Fame sabato sera a Springfield, Massachusetts.
Tim Hardaway, 5 volte All-Star in carriera tra Golden State Warriors e Miami Heat, si è descritto come “un ragazzo dall’East Side di Chicago che ce l’ha fatta fino a qui, fino a Springfield. Una cosa incredibile“.
La classe 2022 della Hall of Fame del basket è stata particolarmente ricca di star. Le “nuove leve”, accompagnate sul palco da membri illustri della Sala della Gloria e ad esse legati, come è stato il caso di Manu Ginobili, introdotto da Tim Duncan e da Tony Parker, che non è ancora un hall of famer ma lo diventerà molto presto, forse già dal 2023. Il big three dei San Antonio Spurs riunito per una sera in più sullo stesso palco, “una grande e forte famiglia, che mi ha supportato“, ha detto il fuoriclasse argentino, che ha poi dedicato un passaggio del suo discorso a coach Gregg Popovich.
“Pop, che cosa posso dire? Sei stato così importante per me e la mia famiglia fuori e dentro al campo, che non sarò mai in grado di ringraziarti abbastanza“. Ginobili ha ringraziato e ricordato quindi i suoi ex compagni di quadra della mitica “generacion dorada” della nazionale argentina, campioni olimpici nel 2004 e una delle squadre nazionali più forti e celebrate di sempre, con Luis Scola, Andres Nocioni, Fabricio Oberto, Pablo Prigioni e Carlos Delfino tra gli altri.
Tra i momenti dei discorsi, uno dei più emozionanti è stato quello di coach George Karl, decano degli allenatori NBA, Coach of the Year nel 2013 e anche allenatore in Europa al Real Madrid, e protagonista di una storia personale importante. Karl è infatti un sopravvissuto, guarito da due forme di cancro che lo avevano colpito nel 2005 e 2010. Nel suo discorso, George Karl ha ricordato il suo mentore a North Carolina Dean Smith, e ricordato i tempi dei Seattle SuperSonics e delle finali NBA con Gary Payton e Shawn Kemp negli anni ’90.
Swin Cash e Lindsay Whalen sono state le due ex giocatrici WNBA introdotte nella Hall of Fame 2022. Cash ha vinto tutto da atleta, due titoli WNBA, due titoli NCAA a UConn e due medaglie olimpiche con Team USA e oggi è vice president of basketball operations and team development dei New Orleans Pelicans. Cash ha ricordato nel suo discorso la squadra 2001\02 di UConn, allenata da Geno Auriemma e che vinse 39 partite su 39 in stagione: “Se qualcuno si chiede quale sia stata la squadra più forte di sempre, parlate di noi“.
Lindsay Whalen, che oggi è la capo allenatrice della University of Minnesota, è stata una leggenda delle Minnesota Lynx, 4 volte campionessa WNBA, 5 volte All-Star e due volte medaglia d’oro olimpica con la nazionale USA ed è la giocatrice ad aver vinto più partite in carriera, 323. Whalen è anche terza All-Time per assist in carriera, e dal palco della Hall of Fame ha parlato di come da bambina, da “brava” cittadina del Minnesota, avesse iniziato preferendo l’hockey su ghiaccio al basket, e di come non aveva voluto un giorno partecipare a un minicamp di pallacanestro. La futura hall of famer era stata convinta a provare dai suoi genitori “con la promessa di un bel whopper jr da Burger King” dopo il camp”. E il resto è storia, come si suol dire.
All’inizio della cerimonia, dal palco Alonzo Mourning e Jerry West hanno reso un tributo al grande Bill Russell, scomparso a 88 anni lo scorso 31 luglio e membro della Hall of Fame sia da giocatore che da allenatore, sempre con i suoi Boston Celtics. “Bill è stato il giocatore competitivo per eccellenza, e un essere umano notevole. A suo modo ha reso migliore la vita delle persone che ha incontrato. per questo ci mancherà, mancherà alle persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo“.

