Gli Oklahoma City Thunder procedono nel loro intenso ed altrettanto prezioso processo di ricostruzione, avendo selezionato Josh Giddey, diciottenne reduce da un anno tra i professionisti in Australia, con la scelta numero 6. La giovane point-guard andrà ad inserirsi all’interno di un nucleo che può già vantare giocatori come Shai Gilgeous-Alexander, Aleksej Pokesevski ed altri tre prospetti recentemente pescati dal draft NBA.
Ad orchestrare, sovraintendere, e gestire con particolare attenzione lo svolgimento è Sam Presti, general manager dei Thunder. Conosciuto per la sua affezione maniacale nei confronti delle scelte al draft, Presti ha accumulato nel corso delle ultime stagioni, e presumibilmente farà lo stesso anche nel prossimo futuro, una moltitudine di scelte al primo e secondo giro.
Quest’ultime possono tornare utili anche all’interno di uno scambio, tuttavia, ad oggi, i Thunder ed il rispettivo general manager si sono focalizzati sull’impiegare tali scelte al momento del draft, essendo ancora in fase di ricostruzione e non necessitando di giocatori già pronti. L’arrivo di Josh Giddey, assieme a quello di Tre Mann, Jeremiah Robinson-Earl, ed Aaron Wiggins, si inserisce perfettamente in questa cornice.
Sam Presti accoglie Josh Giddey: “L’abilità di leggere il gioco è fondamentale nella odierna NBA”
Per chi non avesse mai avuto a che fare con Josh Giddey, quest’ultimo è superficialmente riassumibile nel seguente modo: una point-guard di notevole stazza (203 centimetri) con una visione di gioco, una capacità di leggere la partita e reagire di conseguenza, un istinto per trovare o mettere in ritmo i compagni, senza ombra di dubbio già elitari e quasi innati. La controparte è un bagaglio tecnico offensivo ancora in divenire, un atletismo non al pari dei compagni uscenti dai vari college americani ed una fase difensiva ancora tutta da scoprire.
Insomma, Giddey assomiglia verosimilmente a LaMelo Ball, il quale tra l’altro ha frequentato lo stesso circolo australiano in precedenza, oppure a Joe Ingles: due passatori eccellenti capaci di effettuare rapide ed efficaci letture dal palleggio ed in situazioni di pick and roll, con un debole non affettivo ma in termini di mancanza per la difesa e l’atletismo.
I Thunder hanno intravisto in Giddey l’uomo perfetto da schierare al fianco di Gilgeous-Alexander, che potrà condividere i compiti di point-guard con il diciottenne neoarrivato e magari focalizzarsi maggiormente sulla produzione offensiva. Nella conferenza introduttiva che ha seguito il draft, Sam Presti ha voluto proprio elogiare il gioco di squadra che si andrebbe a creare per merito dei recenti innesti.
“Le capacità di anticipare e processare il gioco risultano fondamentali nella pallacanestro dei nostri tempi, per via del suo alto ritmo e del modo in cui viene condotta da giocatori ed arbitri. Il nostro obiettivo è giocare una genuina pallacanestro, ed uno dei metodi per raggiungere tale obiettivo è giocare di squadra, mettere i compagni in una posizione favorevole per far canestro”.
“Nel corso della nostra storia”, ha poi continuato Presti, “Abbiamo potuto vantare giocatori dal talento strabiliante che ci hanno garantito risultati eccellenti, ma ora abbiamo una nuova opportunità di fronte ai nostri occhi”.
Presti ha fatto riferimento, seppur in modo implicito, a giocatori come Kevin Durant, Russell Westbrook, James Harden, Paul George e Chris Paul, che nel corso degli anni si sono alternati come portabandiera degli stessi Thunder. Ciò nonostante, esclusa una finale persa contro i Miami Heat nel 2012, non sempre Oklahoma City ha raggiunto i risultati sperati, il che è risultato quasi un paradosso visto il talento presente in squadra.
Questo dato di fatto potrebbe aver convinto Sam Presti ad abbandonare l’idea di costruire la squadra attorno a due o tre giocatori fondamentali, optando quindi per un sistema di gioco orientano di più alla collettività. Josh Giddey, ad esempio, è l’emblema del giocatore altruista promotore del gioco di squadra.
Lo stesso Giddey ha dichiarato di poter contribuire sin da subito nel sistema di gioco dei Thunder: “In Australia non ho avuto la possibilità di giocare con un secondo portatore di palla, per tal motivo dovevo gestire io il gioco nel 90% dei casi. Ad Oklahoma City avrò la possibilità di scendere in campo con Shai, un ragazzo con un futuro rigoglioso davanti a sé con il quale potrò elevare il mio gioco”.

