Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsGolden State WarriorsKerr: “Kuminga non gioca perché c’è Butler. Brutale ma è così”

Kerr: “Kuminga non gioca perché c’è Butler. Brutale ma è così”

di Michele Gibin
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Come atteso, Jonathan Kuminga non ha messo piede in campo neppure contro i Memphis Grizzlies nella vittoria tirata che è valsa ai Golden State Warriors la qualificazione ai playoffs. E a sentire coach Steve Kerr, Kuminga sarà costretto a guardare dalla panchina anche la serie contro gli Houston Rockets, almeno all’inizio.

Per prima cosa, mi dispiace sinceramente per lui perché è qui da 4 anni ed è un ragazzo di talento” ha spiegato Kerr “A volte le cose prendono una certa direzione e quello che è successo qui è abbastanza ovvio e l’ho già detto. Ora c’è Jimmy Butler, quando Kuminga era fuori per infortunio è arrivato Butler che gioca il suo stesso ruolo, il nostro roster è cambiato. Siamo cambiati e diventati una squadra che gioca più isolamenti con lui, ci muovamo con Steph e giochiamo di isolamenti con Jimmy. E Butler è uno dei migliori giocatori della NBA ma non è così semplice, non basta dire ok, facciamo giocare tutti assieme. Il basket non funziona così“.

E’ un puzzle e deve andare a posto, abbiamo trovato una giusta formula quando Kuminga era out per infortunio e abbiamo fatto 18-2 nelle prime 20 partite, per dire. Abbiamo trovato rotazioni che funzionano, vinciamo e quindi restiamo così. So che non è il massimo per lui, vuole giocare e ne ha tutte le qualità. E nella serie contro i Rockets potrebbe avere un ruolo, e forse nella serie dopo“.

Il ragionamento di Kerr non fa una piega dal punto di vista logico. E’ pur vero che il coach non ha mai davvero visto in Jonathan Kuminga un giocatore adatto al suo sistema e non è la prima volta che lo retrocede in panchina e taglia i suoi minuti, anche prima dell’arrivo di Jimmy Butler. Oggi Steve Kerr preferisce giocatori di ruolo come Gary Payton II e Moses Moody che possono giocare in attacco anche da lunghi sottodimensionati e bloccanti, e un centro che apre il campo come Quinten Post attorno a Curry, Butler e Draymond Green. Un altro giocatore a rischio “epurazione” a inizio stagione come Brandin Podziemski ha saputo correggere il tiro e riguafagnarsi la fiducia del suo allenatore, cosa che Kuminga non è riuscito a fare, complice anche un infortunio che lo ha tenuto fuori da febbraio a marzo.

Contro i Rockets sarà una serie dura per Golden State, che giocherà contro una squadra giovane e profonda, una delle migliori difese della NBA con ali atletiche come Amen Thompson, Jabari Smith Jr, Jalen Green e Tari Eason, e veterani come Dillon Brooks e Fred VanVleet. I Rockets sono però anche alla loro prima apparizione ai playoffs dell’era Alperen Sengun e Jalen Green e dall’altra parte, l’esperienza agli Warriors non manca, per usare un eufemismo.

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