Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBrooklyn NetsKevin Durant: “La vittoria non è più il solo motivo per cui gioco”

Kevin Durant: “La vittoria non è più il solo motivo per cui gioco”

di Ercole Guidone
Kevin Durant tiktok

Ciò che spinge ogni atleta a estrarre il massimo da se stesso, è la sensazione che si prova una volta raggiunto il traguardo della vittoria. Ognuno parte da piccolo con il sogno di vincere un titolo, che sia di pallacanestro, di calcio, di formula uno, etc. E poi, una volta che per i più fortunati e bravi, questo sogno si realizza, cosa succede? Qual è poi lo stimolo che spinge l’atleta a lottare ancora e a dare il massimo di sé?

Kevin Durant, in una recente intervista con Rachel Nichols di ESPN, ha parlato proprio di questo, cercando di spiegare il suo pensiero a riguardo, parlando anche della sua esperienza, che lo ha portato a vincere due titoli NBA con i Golden State Warriors.

Kevin Durant e “l’ossessione” della vittoria finale

Durant parte da lontano, dall’inizio della sua carriera, quando tutti gli dicevano che bisognava lavorare duramente tutti i giorni, per raggiungere l’obiettivo finale della vittoria del titolo NBA. Come fosse un’ossessione.

L’ossessione ti logora dentro. In psichiatria viene definita come “rappresentazione mentale persistente, che la volontà non riesce ad eleminare, accompagnata dall’ansia“. È un chiodo fisso, una fissazione che porta angoscia, tormento, incubo.

L’ossessione di un’atleta è la vittoria finale e Kevin Durant, a causa di coloro che gli inculcarono questa fisima nella testa, voleva capire davvero cosa si provasse una volta raggiunto il traguardo. A tal proposito, si definisce “bloccato nel voler raggiungere questo obiettivo“, e allo stesso tempo si accorge che diversi sono i fattori che lui, in realtà, non ha potuto e non può tutt’ora controllare durante questa sua scalata.

Obiettivo raggiunto con i Golden State Warriors

Nella stagione 2016/17 Kevin Durant raggiunge il suo obiettivo e si laurea campione NBA per la prima volta. Arrivato ormai al traguardo ripensa all’ossessione che lo ha spinto ad arrivare fin lì, traendo una conclusione non comune agli atleti:

Una volta vinto il titolo, mi sono reso conto che la mia opinione sul basket era differente. Per me è importante lo sviluppo; quanto posso essere bravo? Non si tratta solo di dire “andiamo a prendere questo campionato”. Apprezzo la sensazione di vittoria e voglio vincere per provarla, ma non è il solo motivo per cui gioco.

Questa sua opinione di certo non può essere considerata molto comune agli atleti. Senza andare troppo lontano, basti pensare a LeBron James e alla sua dannata voglia di vincere sempre, ogni anno. E sicuramente, questa sua ossessione lo ha portato ad essere il “King” e a raggiungere i traguardi che ha raggiunto.

Altro esempio banale che può venire in mente è Kobe Bryant e alla sua spudorata voglia di vincere e di essere sempre e comunque il migliore, in qualsiasi cosa faceva. Sua maestà Michael Jordan, che voleva vincere sempre, anche una semplice partita a golf tra amici.

Il suo ritorno in campo dopo l’infortunio

Kevin Durant, durante le Finals 2019 tra Warriors e Raptors ha riportato la rottura del tendine d’Achille, che lo ha costretto a stare a lungo fermo, per quasi due anni. Durante questo lungo periodo si è sempre posto diverse domande, tra le quali cosa fare una volta tornato in forma per poter giocare.

L’infortunio mi ha fatto pensare al gioco in modo diverso. Il mio obiettivo è essere là fuori a giocare e mi chiedevo sempre cosa poteva succedere una volta lì. Voglio essere il più a lungo disponibile, questo è il mio obiettivo“.

Di certo, l’obiettivo è stato raggiunto, in quanto non solo l’infortunio pare essere risolto, ma KD non ha assolutamente perso lo smalto che lo ha contraddistinto nel corso della sua carriera. In questa stagione del suo ritorno, viaggia con 28.4 punti di media, 7.3 rimbalzi e 5.3 assist.

Kevin Durant sui “Big Three” di Brooklyn

Con già Irving in squadra, il rientro di KD aveva alzato ancor di più l’asticella. Ma, come se non bastasse, è arrivata anche la ciliegina sulla torta, che va sotto il nome di James Harden. Purtroppo, però, i cosiddetti “Big Three” hanno potuto giocare insieme solamente 7 partite nel corso della stagione.

In merito a ciò, Kevin Durant ha dichiarato come l’esperienza dei tre con Team USA ha sicuramente avvantaggiato la loro intesa. Inoltre, KD essendo abituato a trovarsi in contesti dove il controllo del proprio ego è importante e decisivo, ha spiegato come in certe situazione non bisogna fare un passo indietro, ma bisogna saper controllare il proprio ego. Cosa che forse non è riuscita molto bene né a lui e né a Draymond Green nell’ultimo anno passato ai Golden State Warriors.

Adoro quello che siamo costruendo. Ognuno porta il suo contributo, tutti sono preziosi. Stiamo creando qualcosa di interessante da far vedere alle persone, così da spingere anche altri giocatori a venire a giocare qui da noi“.

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