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Dov’è finito Kyrie Irving? Infortunio alla spalla e “cultura” i crucci dei Nets

di Michele Gibin

Kyrie Irving ha saltato le ultime tre partite dei suoi Brooklyn Nets a causa di un problema alla spalla destra, un infortunio che la squadra ha dichiarato essere una “sindrome da conflitto sub-acromiale” (impingement), a carico dell’articolazione.

L’ex star dei Cleveland Cavaliers non prenderà parte nella notte tra venerdì e sabato neppure alla partita tra i Nets ed i Sacramento Kings in programma al Barclays Center di Brooklyn, mentre la squadra tenterà di allungare a tre la striscia di vittorie consecutive in stagione, per non perdere terreno nella lotta playoffs nella Eastern Conference.

Come riportato da Malika Andrews di ESPN, Irving non ha preso parte agli ultimi allenamenti della squadra. Coach Kenny Atkinson ha spiegato alla stampa come l’infortunio di Kyrie Irving non sia da considerarsi serio, ma che il fastidio che il giocatore accusa al momento non gli permette di allenarsi: “La spalla è un punto particolarmente sensibile” Spiega Atkinson “Soprattutto per una point guard. Si è fatto male contro i Jazz, e contro Denver ha voluto stringere i denti. Abbiamo perciò voluto fermarci e dire: ok, dobbiamo vederci chiaro, e pensare alla sua salute a lungo termine, ed alle nostre priorità“.

Assenza, quella di Irving, che si è sommata a quella di Caris LeVert, talentuosa quanto fragile guardia da Michigan, e su cui i Nets hanno voluto puntare in estate per supportare Kyrie Irving, assieme a Spencer Dinwiddie e Jarrett Allen, in attesa di Kevin Durant.

Con un Irving a mezzo servizio, e senza LeVert, i Nets hanno appena concluso una trasferta di cinque partite, che ha portato in dote tre sconfitte pesanti (Utah, Denver e soprattutto Phoenix), troppo per una squadra che dovrebbe puntare ai vertici della Eastern Conference.

Non esistono ad oggi aggiornamenti sui tempi di recupero di Kyrie Irving. L’ex Celtics, mai troppo loquace con i cronisti, sempre visti con sospetto, non rilascia dichiarazioni da giorni, e la squadra pare restia a fornire ulteriori notizie sulle condizioni del giocatore (prudenza del tutto comprensibile).

Irving stava producendo, prima dello stop, la sua miglior stagione in carriera per punti (28.5), assist (7.2), e tiri a partita (22.9, terzo dietro a James Harden e Bradley Beal, e davanti a Kawhi Leonard, C.J. McCollum, Pascal Siakam, Donovan Mitchell e Luka Doncic), ma anche prima dell’infortunio di LeVert, i suoi Nets avevano faticato a trovare ritmo (mai oltre il 50% di vittorie sin qui, nonostante un calendario che ha proposto sfide contro Grizzlies, Pistons, Knicks, gli acciaccati Blazers e Pelicans). Contemporaneamente, la sua ex squadra – i Boston Celtics – ha cavalcato una serie di dieci vittorie consecutive, sfiorando la vittoria sui difficili campi di Sacramento Kings e soprattutto Los Angeles Clippers.

Qui abbiamo un protocollo rigido per valutare se un giocatore possa o meno ritornare ad allenarsi” Ancora AtkinsonE no, non faremo alcuna eccezione per Kyrie (Irving, ndr), finché non avremo quei segnali di cui abbiamo bisogno per fare il prossimo step. Credo che (Irving, ndr) capisca che non siamo ancora in quelle condizioni“.

Le relazioni tra Irving e le sue precedenti squadre sono state spesso al centro di retroscena, e soprattutto di momenti difficili, come quello della richiesta – poi soddisfatta – di trade avanzata ai Cleveland Cavs nell’estate 2017, e le frizioni tra Irving e l’ambiente Celtics durante la stagione 2018\19, terminata con uno spogliatoio dilaniato ed un’uscita rapida dai playoffs, dopo un’annata deludente.

Ad inizio stagione, un articolo di Jackie McMullan di ESPN aveva provocato una reazione pronta, piccata e quasi eccessiva. In un passaggio, la McMullan aveva descritto dei Nets “preoccupati” dagli sbalzi d’umore di Kyrie Irving, citando un paio di episodi in cui la personalità, forte e complessa, di Irving aveva cozzato contro il sistema Nets, fatto di monitoraggio continuo della performance sportiva e votato alla centralità del gruppo, e del nucleo di giocatori (LeVert, Joe Harris, Spencer Dinwiddie e Jarrett Allen, Rodion Kurucs) messo assieme negli anni da Sean Marks e coach Atkinson.

E’ tutto falso. Parlo per quella che è la mia esperienza qui, non è vero” Così aveva replicato coach Kenny Atkinson “Anzi, qui ai Nets quello strano sono io, sono irritabile, ho i miei alti e bassi come un normale essere umanoA Kyrie (Irving, ndr) non posso che dare una bella ‘A’ per il suo atteggiamento sinora“.

Kyrie Irving ha fin qui risposto ai dubbi estivi con la stagione personale più prolifica di sempre. La situazione di classifica dei Nets, complici gli infortuni, non può però essere quella sperata alla vigilia, soprattutto con un mese di dicembre che presenterà 7 trasferte (10, considerando l’ultima settimana di novembre). Dopo aver raggiunto lo scorso anno la post season per la prima volta dal 2015, i Brooklyn Nets non possono permettersi di derubricare l’annata 2019\20 come l’annata “di quelli che attendono Kevin Durant”, un Durant che rientrerà dopo un anno intero di stop, e reduce da uno degli infortuni più seri che un giocatore di pallacanestro possa temere.

Uno dei punti fermi dei Brooklyn Nets, durante le trattative estive con Irving e Durant, fu quello di pretendere dalle due superstar un livello accettabile di adesione alla “cultura” Nets. In cambio, Brooklyn ha accettato di accollarsi il pesante contratto di DeAndre Jordan, il cui arrivo era previsto dal patto tra Irving e Durant.

Il vulcanico Stephen A. Smith di ESPN ha parlato nelle ultime ore della situazione di Irving e dei Nets, riportando come: “Non mi siano giunte voci positive su Kyrie a Brooklyn“, riferendosi all’aria che tirerebbe in squadra. I Nets dovranno giocoforza rassegnarsi (qualcosa di ovviamente già messo in preventivo da Marks e Atkinson) al tam-tam sulla loro nuova superstar, soprattutto se le difficoltà della squadra proseguiranno, a maggior ragione visto il successo in queste prime partite dei Celtics.

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