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Lakers, tutte le mosse a favore del cambiamento sociale

di Francesco Schinea

In un periodo storico in cui la morte di George Floyd ha dato il via al movimento Black Lives Matters, anche i Los Angeles Lakers si muovono a favore del cambiamento sociale. In una società ancora fortemente caratterizzata dal razzismo, la franchigia californiana ha deciso di assumere Karida Brown come responsabile per l’uguaglianza razziale.

Come annunciato dai giallo-viola attraverso un comunicato, la dottoressa Brown avrà un ruolo di grande importanza per tutto lo staff losangelino. Il suo compito sarà, infatti, quello di “implementare il programma educativo dei dipendenti dei Lakers riguardo il razzismo, ed aiutare a concentrasi sull’uguaglianza sociale nelle azioni quotidiane, oltre che aiutare l’organizzazione nella ricerca di metodi per favorire il cambiamento”, come dichiarato dal COO della franchigia Tim Harris.

Karida Brown, nel corso della sua carriera da storiografa, ha lavorato con diverse fondazioni statunitensi a proposito della storia degli afroamericani. Ha scritto anche due libri: “Gone Home: Race and Roots through Appalachia” e “The Sociology of W.E.B. Du Bois: Racialized Modernity and the Global Color Line”.

In aggiunta a questa assunzione, i Lakers hanno anche concesso un giorno libero ai propri dipendenti oggi, in corrispondenza del Juneteenth. Questa festa è stata istituita per commemorare l’abolizione della schiavitù degli afroamericani, ed oggi più che mai viene presa in grande considerazione dai cittadini americani.

Lakers, Howard per il cambiamento sociale: “No al basket”

Tra i giocatori dei Lakers che più si stanno battendo per il cambiamento sociale vi sono senza dubbio Avery Bradley e Dwight Howard. Entrambi si sono dichiarati d’accordo con le parole di Kyrie Irving, leader del movimento dei giocatori NBA che si contrappongono alla ripartenza della stagione NBA.

Concordo con ciò che ha detto Kyrie Irving. Il basket è qualcosa di cui non abbiamo bisogno in questo momento, e sarebbe solo una distrazione“, ha detto Howard negli scorsi giorni. “Certamente non distrarrebbe noi giocatori, ma questo perché possediamo risorse di cui la maggioranza delle persone non dispone. E anche la più piccola distrazione potrebbe portare a una serie di eventi disastrosi che potrebbero non finire mai. Specialmente vedendo il clima che c’è in questo momento. Non c’è niente che io non desideri di più di vincere un titolo NBA, ma l’unità della mia gente vale di più di un anello. Non c’è momento migliore di adesso per stare con la propria famiglia. Questa è un’opportunità che, credo, che noi come comunità dovremmo trarre il miglior vantaggio possibile. E’ qui che la nostra unità comincia, a casa, con la famiglia”.

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