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LeBron James: “Non metterò slogan sulla mia maglia” e spiega perché

di Michele Gibin

LeBron James ha scelto di non indossare alcuno slogan sulla sua maglia numero 23 dei Los Angeles Lakers, motivando la sua decisione.

Ai giocatori sarà permesso a Orlando di indossare sul retro delle divise una serie di frasi e slogan progressisti, a sostegno di buone cause come la riforma dell’educazione e naturalmente la lotta contro le violenze e l’ingiustizia sociale. In tanti hanno aderito, anche tra i giocatori internazionali come ad esempio il nostro Marco Belinelli.

LeBron ha deciso altrimenti, e spiega: “Un plauso a chi tra i miei colleghi ha scelto di farlo. Ho scelto di no perché non è qualcosa che risuoni perfettamente con quello che è il mio obiettivo, la mia missione. Avevo un paio di cose in mente, avrei voluto aver voce in capitolo sulla scelta delle frasi ma così non è stato. E va bene così, non c’è problema in questo. Non ho bisogno di indossare un messaggio speciale sulla mia maglia per far comprendere alle persone qual è la mia missione e perché sono qui“.

Ecco cosa potremo leggere sulle maglie dei giocatori NBA a Orlando:

Black Lives Matter; Say Their Names; Vote; I Can’t Breathe; Justice; Peace; Equality; Freedom; Enough; Power to the People; Justice Now; Say Her Name; Sí Se Puede (Yes We Can); Liberation; See Us; Hear Us; Respect Us; Love Us; Listen; Listen to Us; Stand Up; Ally; Anti-Racist; I Am A Man; Speak Up; How Many More; Group Economics; Education Reform; Mentor.

I giocatori non americani potranno indossare una di queste frasi nella loro lingua.

LeBron James: “Mai pensato che non si dovesse tornare a giocare”

LeBron non ha mai pensato che fosse sbagliato tornare in campo, nonostante tutto: “Non mi è mai passato per la testa che non dovessimo tornare in campo per giocare a questo bellissimo gioco, che sa unire le persone e che porta gioia. Userò questa piattaforma e le mie per continuare a parlare di cosa sta accadendo in America oggi. E non smetterò finché non vedrò un vero cambiamento per i cittadini americani neri e per tutti. Sono sicuro che saprò fare entrambe le cose (giocare e fare attivismo, ndr”.

La lunga pausa è servita a LeBron James per spendere più tempo con la sua famiglia, come per tanti altri atleti NBA, consapevole che per le prossime settimane (almeno fino al secondo turno di playoffs per le squadre che ci arriveranno) sarà impossibile vederla di persona: “La pausa? Mi ha dato la possibilità di recuperare del tempo perduto. Ho passato così tanti anni in questa lega, cercando di diventare uno dei più grandi di sempre, se non il più grande. Per cui, sacrificare il tempo con la mia famiglia è stata la cosa più dura da fare“.

I Los Angeles Lakers hanno dovuto rinunciare a Avery Bradley, uomo importante per le rotazioni di coach Frank Vogel, ma hanno deciso di dare un’opportunità a J.R. Smith, vecchio sodale di James e fermo dal novembre 2018. Dopo i dubbi iniziali, anche Dwight Howard è rientrato in squadra e l’ha raggiunta a Orlando.

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