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LeBron James non paga per Twitter Blue: “Non caccio un dollaro”

di Michele Gibin
lebron james twitter

Elon Musk ha deciso di far pagare a tutti il blue checkmark, la spunta blu su tutti i profili Twitter, e LeBron James ha annunciato che non intende spenderci soldi, e quindi si prepara ad abbandonare la certificazione del suo profilo.

Musk ha lanciato da qualche settimana Twitter Blue, che prevede una sorta di abbonamento mensile o annuale per chi volesse certificare il proprio profilo, per ora da 8 dollari al mese oppure 84 dollari l’anno in un unica tranche. Questo significa che i profili certificati per via del proprio valore, seguito e prestigio della persona\brand o realtà proprietaria, scompariranno e se questi vorranno proseguire, dovranno accettare di pagare per qualcosa che prima era riconosciuto.

Quanto a LeBron, proprio su Twitter ha scritto: “Bene, sembra proprio che tra poco la mia spunta blu se ne andrà, perché se mi conoscente sapete benissimo che non caccerò fuori un dollaro“.

LeBron James è infatti parsimonioso, pur avendo un patrimonio che nel 2022 ha toccato quota un miliardo di dollari, e non ha l’abitudine di pagare per i servizi premium delle piattaforme come YouTube, Spotify etc. Nel 2017 durante un’intervista per ESPN con Dwyane Wade aveva ammesso di essere particolarmente “tirchio” su queste cose: “Non compro le app, non uso il roaming e uso ancora Pandora con la pubblicità per la musica in streaming“.

Leggenda di un LeBron dunque particolarmente attento a non cedere alla logica di tanti piccoli abbonamenti a servizi che, accumulati, fanno un piccolo capitale di denaro. Se a questo ci aggiungiamo il fatto che la decisione di Elon Musk di rendere a pagamento la spunta blu di Twitter, con l’effetto collaterale della comparsa di tanti account “verificati” per quanto inattendibili, falsi e improbabili, e l’invasione di contenuti sponsorizzati, sia stata accolta con lo sfavore pressoché totale dell’utenza, il gioco è fatto.

I cosiddetti legacy verified accounts non saranno più disponibili dal 1 aprile, al loro posto Twitter e Musk hanno annunciato un complicato sistema di “checkmark” a seconda dell’utente e del tipo di organizzazione.

Elon Musk non è certo tipo da tornare sui suoi passi, e neppure LeBron…

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