“This opportunity comes once in a lifetime” diceva Eminem un bel po’ d’anni fa, quando peraltro Cooper Flagg non era ancora nato. ma Nico Harrison general manager dei Dallas Mavericks potrebbe eccepire.
I Mavs beneficiati (ho detto beneficiati) dalla prima scelta assoluta al draft NBA 2025 hanno ovviamente puntato su Flagg, la nuova grande speranza bianca del basket USA con potenziale da nuovo Larry Bird, in uscita da Duke. LA NBA e gli déi soli sanno quanto alla lega oggi serva una star bianca per riconquistare una fetta di pubblico che s’è ormai allontanata. Nel basket femminile che però ha una portata non paragonabile per grandezza e mercato, la si è già trovata in Caitlin Clark, Cooper Flagg dovrebbe perlomeno diventare la versione in maniche di camicia della star delle Indiana Fever, e a Dallas anziché in qualche “gulag” NBA moderno come Charlotte o Washington, o peggio ancora oltre confine a Toronto, le basi per iniziare la reconquista sono più solide.
Se non fosse che a Dallas la sciagura è di casa, nella persona del Gm Harrison. Che da quando ha commesso il peccato originale di premere il bottone della trade Luka Doncic, svenduto ai Los Angeles Lakers per un giocatore di 7 anni più vecchio – Anthony Davis – un panchinaro come Max Christie e una sola prima scelta futura al draft (Orlando ne ha appena spese 4 per Desmond Bane), non può più uscire di casa se non con la scorta.
Cooper Flagg era una scelta che non si poteva sbagliare neppure impegnandosi. Per il resto, i Mavs hanno confermato il centro Daniel Gafford con un triennale da 60 milioni di dollari complessivi e rifirmato Kyrie Irving per altri tre anni e 119 milioni di dollari, passando sopra al fatto che lo sfortunato Kyrie salterà per infortunio grandissima parte se non tutta la prossima stagione.
Nico Harrison ha definito Cooper Flagg con tutte le frasi fatte giuste: “Un talento generazionale, uno che passa una sola volta nella vita. Per cui siamo contenti“. E pazienza se i Mavs sono stati baciati non una ma due volte in pochi anni dalla Dea Bendata con due “talenti generazionali” (Doncic – che si è poi confermato tale – e Flagg che dovrà dimostrarlo) e si sono pure potuti permettere il lusso di cacciare il primo. “Penso che la cosa migliore di Flagg è che sia un giocatore bidimensionale, attacco e difesa. E gioca duro (…) un giocatore che fa cultura vincente di basket. Noi? Stiamo lavorando per vincere subito e per vincere domani” come Karate Kid “Non sappiamo ancora quando ma questa squadra diventerà la squadra di Cooper Flagg. Per cui vinciamo adesso ma mettiamoci nelle condizioni di vincere anche in futuro“.
Non c’è dubbio che i Dallas Mavericks, roster alla mano, siano una squadra competitiva. Cooper Flagg potrebbe partire in quintetto base da subito, da ala piccola accanto a Anthony Davis e Dereck Lively II o Daniel Gafford, e con le sue doti di playmaking aiutare un attacco che almeno fino alla primavera del 2026 non potrà contare su Kyrie Irving. A Dallas servirà comunque una point guard titolare almeno di rimpiazzo, con Flagg, Klay Thompson, Naji Marshall, Max Christie e Cody Martin oltre al fu titolare PJ Washington a occupare i minuti negli spot di 2 e 3. Se Cooper Flagg si dimostrerà subito in grado di giocare da titolare, Dallas potrebbe esplorare il mercato per giocatori come Marshall e Washington o Christie, per trovare una point guard da aggiungere alle rotazioni.

