Ja Morant ha scontato la sua sospensione ed è tornato in campo contro i Detroit Pistons, senza però evitare la sconfitta per 114-106 ai suoi Memphis Grizzlies. Per Morant, punito con una gara di sospensione per i suoi commenti post partita contro i Lakers e il suo atteggiamento “deleterio per la squadra”, ha segnato 18 punti con 10 assist e 6 su 15 dal campo in 35 minuti al FedEx Forum di Memphis.
Il suo avversario diretto Cade Cunningham di punti ne ha segnati 33 con 8 assist e 5 rimbalzi, per la quinta vittoria in 7 partite giocate dei Pistons, per Memphis sono invece tre i KO di fila.
A cose fatte, tutta l’attenzione era per come avrebbe risposto Ja Morant alle domande sulla sua sospensione e i rapporti con la squadra, ormai freddi. Ja ha risposto a monosillabi ai cronisti e non ha nascosto la sua frustrazione: “Le domande da fare le avete tutte già fatte a loro, no? E allora conoscete già le risposte“. In risposta alla domanda se riuscisse a giocare a basket con la consueta gioia, Morant ha risposto “no” senza aggiungere altro.
La frustrazione di Ja Morant sarebbe dovuta ai minuti e alle rotazioni di coach Tuomas Iisalo, Morant ha giocato 35 minuti contro Detroit, il suo massimo in stagione, e prima della partita viaggiava a appena 28.5 minuti di media. Non una novità per Memphis, anche lo scorso anno il minutaggio dell’ex Murray State era contingentato, con coach Taylor Jenkins.
Neppure coach Iisalo ha risposto direttamente alle domande su Morant, limitandosi a confermare quanto la squadra aveva scritto nel comunicato che annunciava la sua sospensione. Il coach finlandese ha però parlato delle sue rotazioni e delle scelte: “Penso che gran parte dei giocatori sia stata convinta che la cosa migliore è giocare per periodi più lunghi ma il basket come ogni altra cosa si evolve (…) nell’individuare delle giuste rotazioni c’è un sacco di lavoro di pianificazione. Penso che la cosa a cui si guarda troppo poco sia che (tale programmazione, ndr) è la soluzione ottimale nel corto, medio e lungo periodo, L’unico obiettivo è trovare un vantaggio competitivo. Ciò detto, capisco le critiche e i dubbi, chi pensa che così facendo si sacrifichino ritmo e intensità, oppure che non si crei la giusta chimica in determinati quintetti se giocano assieme troppo poco, oppure ancora che ci siano già troppe pause in una tipica partita NBA… ma ciò che noi cerchiamo è il miglior risultato possibile nel corto, medio e lungo periodo“.

