Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsLa NBA si prepara alla sentenza Floyd: “Pronti al rinvio di alcune partite”

La NBA si prepara alla sentenza Floyd: “Pronti al rinvio di alcune partite”

di Michele Gibin
NBA

E’ attesa in settimana a Minneapolis la sentenza per la morte di George Floyd, ucciso lo scorso 25 maggio durante le operazioni di arresto da parte dell’agente di polizia Derek Chauvin, e la NBA si prepara ad affrontare il prevedibile effetto mediatico e sui suoi giocatori del verdetto.

Negli Stati Uniti l’opinione pubblica e la comunità nera attendono la sentenza, per un caso che è diventato il simbolo della lotta dei movimenti per l’uguaglianza e la giustizia sociale come Black Lives Matter, e ci si attendono soprattutto in caso di verdetto non soddisfacente tensioni sociali e proteste. La NBA ha predisposto dei piani che prevedono anche il rinvio di alcune partite, come successo due settimane fa sempre a Minneapolis dopo la morte del ventenne Daunte Wright, ferito a morte da un agente di polizia durante un controllo stradale.

Caso, e successive tensioni, che avevano portato Timberwolves, Twins e Wild a rinviare le rispettive partite, per ragioni di ordine pubblico e rispetto verso la comunità nera di Minneapolis toccata da un altro atto di violenza della polizia. Wright è stato ferito a morte durante un controllo da un’agente di polizia che aveva estratto per errore la pistola anziché il taser in dotazione per immobilizzare l’uomo, che aveva tentato di eludere l’arresto saltando in macchina.

George Floyd fu ucciso dalla manovra di neutralizzazione di Chauvin, che aveva immobilizzato a terra l’uomo per diversi minuti, ammanettandolo e premendo col ginocchio sul suo collo fino al soffocamento, come attestato dalle autopsie nei giorni successivi. L’intera sequenza, lunga oltre 20 minuti, era finita in rete e mostra l’agente di polizia sopra il corpo di Floyd, ammanettano a ventre a terra e che implora Chauvin di lasciarlo respirare. L’accusa per il 45enne Chauvin è di omicidio di secondo e terzo grado, e di omicidio volontario.

I giocatori NBA avevano inscenato ad agosto 2020 durante la ripresa della stagione nella bolla di Orlando, uno sciopero a seguito del ferimento del 29enne Jacob Blake a Kenosha, Wisconsin. Blake era stato raggiunto da 7 colpi di pistola sparati a bruciapelo alla schiena da uno degli agenti di polizia intervenuti per una chiamata al 911 per una lite domestica. Blake aveva posto resistenza al tentativo dei poliziotti di immobilizzarlo e aveva tentato di risalire dal lato del guidatore sulla sua auto, dalle indagini è emerso che nella vettura Blake deteneva un coltello a serramanico.

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