Come riportato da Eric Pincus per Bleacher Report, durante la pausa per l’All-Star Game si è discusso di alcune riforme che potrebbero essere introdotte col nuovo contratto collettivo di lavoro NBA a partire dal 2024.
Dei progetti per tornare ai 18 anni come età minima per partecipare al draft NBA si è già parlato a lungo, e rispetto al passato (la regola ha permesso fino al 2005 ai giocatori in uscita dal liceo di iscriversi al draft) uno degli elementi di riflessione nuovi è il fatto che la lega “vorrebbe evitare” che le partite degli high schooler più in vista diventino di fatto un ritrovo per scout NBA, con tutto il seguito mediatico e social che questo comporterebbe.
Un altro elemento nuovo è la possibilità introdotta di recente per i giocatori e le giocatrici liceali e di college di maturare introiti legati al proprio nome e fruttamento dell’immagine, con i contratti NIL (name, images and likeness), e le alternative alla NCAA per i giocatori che attendono i 19 anni per inscriversi al draft, come la G-League anche tramite i Team Ignite e Overtime Elite, e i campionati professionistici esteri.
Tra le riforme più audaci emerse dai colloqui, c’è la possibilità di permettere agli allenatori di conservare il proprio coaching challenge se il primo tentativo dà loro ragione, come avviene ad esempio nel tennis con l’occhio di falco, e la suggestione di inserire un punteggio target da raggiungere per le partite che vanno all’overtime.
E’ infatti preoccupazione della NBA che le partite restino circoscritte in un tempo massimo di 2 ore e 15 minuti. Il coaching challenge è già di suo un elemento che allunga le partite (e i tempi morti), quindi in caso di estensione della regola, un correttivo per risparmiare tempo potrebbe essee riformare i tempi supplementari. La NBA ha già testato l’elam ending in un constesto non competitivo come l’All-Star Game, e in partite ufficiali in G-League dove effettivamente, riporta Pincus, la durata dei supplementari è diminuita da 13 minuti di media a 8.5.

