Oltre a aver annunciato lo sbarco in Europa col primo torneo organizzato in joint venture tra FIBA e NBA, il commissioner Adam Silver ha buttato a mare dopo un solo anno il formato dell’All-Star Game NBA e il suo dimenticabile mini torneo a 4 squadre, in realtà 3 + 1.
Una retromarcia, non la prima, che chiarisce bene da quale piano sia cascato l’evento classico di metà febbraio da almeno una decina d’anni. Ovvero da quando le star NBA hanno perso qualsiasi interesse nella manifestazione e deciso di sabotare qualsiasi formato e tentativo di riforma.
“Il torneo è stato un errore, torniamo alla lavagna a lavorare” ha detto Silver “Non ci siamo ancora se vogliamo creare quell’atmosfera di evento di cui possiamo andare fieri e orgogliosi, noi e i giocatori“. Le buone intenzioni non sono dunque bastate e il torneo andrà in soffitta – dove merita, va detto – dopo un solo anno di sperimentazione. Silver ha anticipato che NBC e la NBA stanno lavorando per trovare un’altra soluzione al problema dell’All-Star Game, che è ormai diventato una spina nel fianco della lega. L’edizione 2025 tutta è stata un disastro, con una squalifica addirittura allo Skills Challenge per il duo degli Spurs Chris Paul e Victor Wembanyama, una gara delle schiacciate con partecipanti sconosciuti e il trucco Mac McClung e un evento della domenica… nel vero senso della frase idiomatica in italiano. Pochissimo basket, un sacco di ammennicoli e eventi laterali a interrompere e… rompere come nel caso dei siparietti con Kevin Hart.
Sul modello del Rising Stars Challenge del venerdì, per l’edizione 2025 dell’All-Star Game la NBA aveva ideato un formato a mini torneo con due semifinali e una finale, tra tre All-Star Team da 24 giocatori All-Star totali e la squadra vincente del Rising Stars Challenge. Ne è uscita una mostruosità, con appena 42 minuti di basket “giocato” su un evento di oltre due ore di diretta inframezzati da spot, siparietti, interviste e interruzioni. Qualcosa di assolutamente deleterio, e soppresso giustamente dopo un solo anno di vita.
Il problema? Non avrebbe dovuto nascere, e la colpa è sia della NBA sia dei giocatori che per una lotta di potere interna alla lega fanno cartello e boicottano diverse di queste iniziative considerate “extra”.

