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NBA: “Silver spieghi i rapporti col dittatore”, la richiesta del Senato USA

di Michele Gibin
nba ruanda

Due senatori USA, la repubblicana Marsha Blackburn e il democratico Jeff Merkley hanno scritto una lettere alla NBA e al commissioner Adam Silver in cui chiedono alla lega di precisare sulle relazioni col presidente del Ruanda Paul Kagame, a seguito di un reportage di ESPN che raccontava a fine luglio “di come la NBA fa affari con un dittatore africano“.

Nella lettera i due senatori accusano Silver di mettere il profitto davanti ai principi” e si chiedono come possa una lega che “negli USA si posiziona come un baluardo di giustizia sociale, intrattenere relazioni con dittatori e tiranni” come Kagame.

Paul Kagame è presidente del Ruanda dal 2000 ed è comparso sulla scena politica del suo paese nel 1994 dopo la guerra civile. Di fatto un dittatore, nel 2003 aveva fatto approvare una riforma della costituzione del Ruanda e un nuovo assetto politico che gli avrebbe consentito di governare da presidente e vincere le elezioni con maggioranze bulgare, sempre oltre il 90% di consensi.

Nell’articolo si spiega come Kagame sia riuscito a portare la NBA in Ruanda con la Basketball Africa League, con la costruzione di un’arena da 10mila posti e del costo di 104 milioni di dollari a Kigali. L’inizio di un proficuo rapporto d’affari e di investimenti da oltre un miliardo di dollari per lo sviluppo del movimento nel continente. In nome del quale, si legge nel reportage, “la NBA sarebbe passata sopra le violazioni dei diritti umani” del regime del leader ruandese. Nell’articolo, la diplomatica USA Elizabeth Shakelford definisce Paul Kagame “un dittatore come Vladimir Putin (…) e mi piacerebbe sapere come la NBA possa accettare di accostare il suo nome a chi ha provocato così tante sofferenze nel suo paese e non solo“.

Rapporti che Mark Tatum, portavoce NBA, ha spiegato “nel solo interesse di migliorare la vista dei ruandesi, e su come ispirare le persone e creare connessioni attraverso il gioco, per rendere migliore la vita nel Paese“. E col tentativo di sfondare in un continente popoloso come l’Africa e in cui la popolazione è giovanissima in media, il 70% sotto ai 30 anni. Sempre nell’articolo Tatum definisce Kagame “il manager ideale per guidare i nostri affari in Africa“, il leader ruandese è stato diverse volte ospite della NBA negli USA alle partite e a eventi e meeting.

L’influenza degli “amici americani” di Paul Kagame è servita tra 2020 e 2021. L’articolo ricostruisce il caso dell’arresto per ragioni politiche in Ruanda di Paul Rusesabagina, figura celebre per l’episodio dell’Hotel Des Milles Collines diventato rifugio per oltre 1000 persone di etnia Hutu e Tutsi durante la guerra civile, oggi Rusesabagina è un oppositore di Kagame. Dopo un processo per terrorismo, Rusesabagina è stato condannato nel 2021 a 25 anni di carcere prima di ricevere il perdono presidenziale. Decisione favorita, si scrive, dalle pressioni che gli ambienti NBA e nomi come RC Buford e Masai Ujiri avrebbero applicato, e anche tramite la minaccia di sospendere le partite della Basketball Africa League.

In Ruanda, chiunque si opponga a Kagame viene arrestato, assassinato o fatto sparire” scrivono i due senatori. “Chiediamo a Adam Silver di spiegare lo scopo delle relazioni della NBA con il governo del Ruanda (…) e di illustrare quali sono i passi che la lega sta intraprendendo per migliorare la vita dei ruandesi, compresi quelli soggetti alle violazioni dei diritti umani. Giocare con i dittatori e i regimi brutali non dovrebbe essere il modello di business della NBA. La lega anzi dovrebbe usare la sua influenza per chiedere riforme e il rispetto delle leggi“.

Non è la prima volta che la NBA riceve una richiesta pubblica di spiegazioni sui rapporti con il governo del Ruanda e il presidente Kagame. Già nel 2021 la Human Rights Foundation inviò alla lega e a Silver una lettera aperta in cui riportava il contrasto tra “il sostegno a cause di giustizia sociale” e i rapporti con Paul Kagame, “signore della guerra” e associato alle atrocità del conflitto civile in Ruanda.

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