Home Eastern Conference Teams I protocolli sanitari della NBA sono sotto osservazione e preoccupano i coach

I protocolli sanitari della NBA sono sotto osservazione e preoccupano i coach

di Michele Conti
NBA

La NBA sta facendo i conti con la difficoltà di condurre un’intera stagione regolare nel mondo reale, al di fuori della bolla. Dal 22 dicembre sono trascorse meno di tre settimane e si denota come le complicazioni siano molteplici, e sotto continuo monitoraggio. La lega si è adoperata in maniera singolare per cercare di rendere il corso delle operazioni il più vicino alla normalità. I test sono continui e compiuti anche nei confronti di famigliari e persone vicine agli atleti. La riduzione del numero di gare della stagione regolare e la limitazione del numero di viaggi per le squadre sono un’altra parte operativa del piano. I rigidi protocolli sanitari prevedono un regime di tracciamento dei contatti estremo al fine di limitare i rischi relativi alla diffusione del virus. Ciò nonostante, diverse squadre NBA hanno visto il loro cammino profondamente alterato durante lo svolgimento di alcune gare.

Tutto questo incrementa il grado di preoccupazione da parte degli allenatori. La fiducia verso il front-office della lega e degli esperti sanitari è massima, ma l’intero metodo di contrasto al virus è sotto osservazione. Nella serata di ieri, i Philadelphia 76ers hanno disputato la gara contro i Denver Nuggets con sette giocatori a disposizione. In seguito alla positività di Seth Curry, le conseguenze sono state pesanti per Doc Rivers che ha visto buona parte dei suoi giocatori entrare nel cerchio di contatti stretti a rischio. I tre rookie Tyrese Maxey, Isaiah Joe e Dakota Mathias hanno avuto un minutaggio superiore ai 40. E Doc Rivers esprime la sua apprensione. “Era inevitabile far stare in campo tutto quel tempo i giocatori. Ora il problema si porrà ancora tra due giorni, e la partita dopo. La prossima settimana sarà complicata e dovremo fare attenzione a non incorrere in situazioni peggiori.

I casi registrati in NBA sono in aumento

Per quanto si cerchi di attuare ogni strategia difensiva, va consapevolmente riconosciuta l’inevitabilità del pericolo. Ed inoltre, l’incapacità di tenere sotto controllo ogni evento. Come riferisce Tim Bontemps di ESPN, la NBA ha emanato dei processi di recupero ben chiari per coloro che contraggono il virus. Ma ciò non è ugualmente valido per i contatti stretti. Questo implica ostacoli alla competitività ed alla capacità previsionale delle organizzazioni. Le direttive prevedono che il minimo di giocatori per rendere disputabile una gara sono otto. In questo breve periodo di stagione, sono ben noti i casi che hanno costretto delle squadre a scendere in campo con un roster ridotto al minimo. La principale problematica è quindi riconducibile alla combinazione di giocatori risultati positivi, ben pochi dall’inizio della stagione, e coloro che sono posti in isolamento fiduciario.

Questa è stata la causa della posticipazione della gara inaugurale tra gli Houston Rockets e gli Oklahoma City Thunder. I Boston Celtics, prossimi alla sfida contro i Miami Heat, hanno inserito sette giocatori nel protocollo anti-COVID dopo la positività di Jayson Tatum. Un fatto che ha influenzato anche gli Washington Wizards che hanno dovuto rinunciare a Bradley Beal, identificato come individuo a stretto contatto. La straordinaria amministrazione degli eventi porta anche a situazioni particolari quando si effettuano trasferte. I Chicago Bulls e i Dallas Mavericks hanno dovuto compiere il viaggio di ritorno senza alcuni giocatori a causa dei protocolli. E lo stesso è stato per parte dello staff dei Los Angeles Clippers in seguito ad una gara a Salt Lake City.

Il tasso di crescita dei casi registrati mette in pericolo l’integrità riguardo il proseguo della stagione NBA in corso. L’emergenza non stenta a rallentare, ed è particolarmente grave in tutto lo Stato americano. E torna in mente il successo ottenuto con l’esperienza nella bolla.

Le parole di Adam Silver e degli allenatori

In occasione della conferenza stampa precedente alla prima palla a due della stagione, Adam Silver ha parlato di come la NBA si preparasse alla gestione della crisi. Oltre a ciò, ha spiegato di quali fossero i parametri per valutare una sospensione come quella avvenuta a marzo. “Sfortunatamente non possiamo assicurare un rischio a zero. Ma ci prepariamo ad ogni evenienza. Non esistono dei valori che ci dicano che la stagione verrà bloccata. Nel momento in cui ci accorgeremo che i protocolli non funzionano, in quanto mettono in pericolo più squadre a causa della diffusione del virus, quella sarebbe la causa che motiverebbe la sospensione. Questa decisione nasce da un giudizio legato alla salute e alla sicurezza, due valori fondamentali. Se riterremo che giocare nel rispetto di questi due valori non sarà più un atto responsabile nei confronti dell’intera organizzazione, allora fermeremo la stagione.

Nel frattempo, diverse voci provenienti da head-coach della lega hanno manifestato i propri punti di vista. Così Brad Stevens. “Siamo tutti consapevoli del livello di rischio che ci assumiamo. Noi facciamo ogni cosa nelle nostre possibilità per prevenire. E abbiamo fiducia verso ogni persona coinvolta. Ma la realtà è dilagante.” L’allenatore degli Wizards Scott Brooks sottolinea come chiunque si attiene strettamente ad ogni comunicazione da parte della lega. In accordo anche Erik Spoelstra, il quale riconosce che i numeri siano in impennata. Ma ognuno si impegna per garantire il continuo dell’industria nel rispetto di esperti scientifici e di aderenza ai protocolli. Ogni singolo interpellato mostra con lucidità il possibile evolversi in negativo della situazione. Queste le parole di Monty Williams. “Quello che è successo a Philadelphia potrà ripetersi in futuro. Sono convinto che la lega sia pronta a valutare una pausa se si riscontrerà un peggioramento ulteriore.

La realizzazione della bolla di Orlando è stata una magnifica rappresentazione di crisis management. Attualmente per la NBA è di difficile replicabilità, soprattutto per un intero campionato. Adam Silver ha sottolineato come siano migliaia i posti di lavoro in gioco. L’incontro di ostacoli durante il cammino era ben noto e non è il momento di distruggere quanto di buono si sta facendo. La prova pratica è l’unica misura riguardo la fattibilità ed il funzionamento di una strategia. Ora la NBA dovrà adottare quello spirito pioneristico nella gestione di situazioni critiche che già l’ha distinta nel mondo la scorsa estate. È una sfida che coinvolge chiunque. E la consapevolezza del pericolo potrà solo donare più lucidità nel tentativo di risoluzione delle problematiche. Del domani non c’è certezza oggigiorno. Ma da un punto di vista strettamente sportivo, non c’è organizzazione più affidabile della NBA a cui concedere la direzione delle operazioni.

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