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Cousins, Webber e Barnes attaccano il telecronista dei Kings Grant Napear: “Razzista”

di Michele Gibin

Il telecronista dei Sacramento Kings Grant Napear cade nella “trappola” di Twitter, e si vede il suo personale show radiofonico, “The Grant Napear Show” sospeso dall’emittente.

Tutto è successo quando un ex giocatore dei Kings, DeMarcus Cousins, ha chiamato in causa Napear per un commento, via Twitter, sulle proteste a seguito dell’omicidio di George Floyd a Minneapolis, ucciso dall’agente di polizia Derek Chauvin durante le operazioni di arresto. Cousins ha stimolato la sua vecchia conoscenza Napear sul tema “black lives matter“, il movimento che negli USA lotta e sensibilizza sulle violenze della polizia ai danni dei cittadini neri americani, chiedendogli: “Cosa ne dici del BLM?“.

La risposta di Napear è arrivata puntuale quanto infelice: l’announcer dei Kings ha replicato con lo slogan “all lives matter“, usato sui social con scopo denigratorio rispetto al movimento BLM. Un tweet cui Cousins ha risposto con un eloquente: “C’era da aspettarselo“. La posizione di Napear si è però fatta più delicata quando due grandi ex dei Sacramento Kings, Matt Barnes e soprattutto Chris Webber, sono entrati nella discussione alludendo al razzismo latente nelle parole di Grant Neaper: “DeMarcus, sappiamo da tempo chi sia Napear” ha twittato Webber “E anche la squadra lo sa, glielo ho detto tante volte. E lo sanno anche loro, sicuro“. Barnes interviene con il “carico da novanta” e definisce l’announcer e conduttore radiofonico “un razzista in incognito” (a “closet racist”) e un ipocrita.

A seguito della vicenda, Sports 1140 KHTK ha annunciato la sospensione di Napear, che sarà sostituito alla conduzione del programma.

A stretto giro sono arrivate le scuse del diretto interessato, che ha spiegato di non aver avuto ben presente come lo slogan “all lives matter” avesse connotazioni così negative: “Non lo sapevo, non sapevo come viene usato. Sto male, ho 60 anni ma tante cose ancora da imparare“. Grant Napear ha ricevuto poi via Twitter messaggi di solidarietà e di critica costruttiva, in cui alcuni utenti spiegavano il reale peso di quell’espressione.

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1 Commenta

Marco marini 2 Giugno 2020 - 23:26

Non ho parole…
All lives matter!

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